di D.B.
L’Umbria ha una nuova legge elettorale: dopo una maratona di due giorni martedì intorno alle 19 il nuovo testo è stato approvato in consiglio regionale con 19 voti a favore e 11 contrari: a votare sì sono stati Pd, Psi e un pezzo di opposizione, ovvero i consiglieri Fiammetta Modena (FI), Andrea Lignani Marchesani (FdI) e Massimo Monni (Ncd). A votare no sono stati Prc, Idv e gli altri rappresentanti dell’opposizione. Il sì di una fetta di centrodestra, un rappresentante per ogni partito, è arrivato grazie a un emendamento già ribattezzato dai critici come «premio di minoranza»: la novità introdotta e condivisa sta nel fatto che al candidato presidente miglior perdente spetta un seggio di diritto, che però non viene scorporato dal riparto delle liste che abbiano preso almeno il 2,5 per cento. Un meccanismo grazie al quale le liste più piccole avranno a disposizione un seggio in meno.
Le novità Stando al pacchetto di emendamenti approvato martedì la nuova legge elettorale prevede l’abolizione del listino, il turno unico (vince il candidato che ottiene il risultato migliore), il collegio unico regionale e la doppia preferenza di genere. La coalizione vincente ottiene fino a un massimo di 12 seggi (più il presidente) e i restanti 8 vanno alla minoranza; la lista che ottiene più voti, tra quelle che appoggiano il presidente eletto, può ottenere fino a un massimo di 10 seggi, mentre i restanti 2 vanno alle liste che ottengono il risultato migliore tra quelle che superano il 2,5 per cento (una norma che i critici vedono come disegnata sulle esigenze del Psi, alleato del Pd).
Riparto e firme Al candidato presidente che arriverà secondo poi, come visto, spetta di diritto un seggio e le liste che lo sostengono rientrano comunque nel riparto degli altri 7 seggi, se hanno superato il 2,5 per cento; il numero delle firme per la presentazione delle liste poi è stato ulteriormente abbassato, passando da 750 a una forbice tra 500 e mille (numeri validi solo in prima applicazione, dalla prossima tornata ne serviranno 1.500). La legge fissa anche una quota massima di spesa elettorale: 100 mila euro per i candidati presidenti e 25 mila per i candidati consiglieri. Secondo la presidente Catiuscia Marini «la legge elettorale migliora molto il testo vigente e supera molte argomentazioni critiche espresse in aula». «Il premio di maggioranza della nuova legge garantirà la governabilità ma anche la rappresentanza democratica e il pluralismo. Sarà migliore anche la rappresentanza delle forze politiche di opposizione: si passerà dal 30 + 1 ai 20 + 1, con un rapporto molto meno penalizzante per le opposizioni».
Leonelli esulta Esulta anche il segretario Pd Giacomo Leonelli, che a proposito del collegio unico dice che «il Pd ha scommesso su un nuovo regionalismo, archiviando battaglie di campanile e rendite di posizione territoriali e sostenendo l’idea di una regione che deve ragionare da regione e che ha bisogno di uno scatto in avanti, di scelte coraggiose, di una classe dirigente all’altezza». Annunciando il voto contrario del gruppo di Forza Italia (a parte Fiammetta Modena) Raffaele Nevi ha parlato della necessità del secondo turno, «che avrebbe garantito maggiore governabilità», e della prevalenza data ai due poli ai due poli più importanti dando però la possibilità alle forze minori di poter concorrere, evitando di imporre soglie superiori allo sbarramento naturale».
Le critiche «Si tratta – ha detto invece Franco Zaffini, FdI – di una legge scritta su misura per il paradosso di una maggioranza formata da un partito con oltre il 35 per cento e da uno che arriva al 2,5 per cento, ma che era indispensabile per approvare questo testo con i 16 voti minimi». Duro anche il giudizio di Damiano Stufara, Prc, e di Paolo Brutti, Idv, che hanno sottolineato la possibile incostituzionalità di una legge caratterizzata anche da scarsa equità: «Bisognava costruire un sistema elettorale equo» ha detto il primo, che parla poi di ‘soccorso azzurro’ «di almeno una parte del centrodestra. Del resto lo spirito del ‘Nazareno’ è forte anche qui. Si tratta di una legge con chiaro profilo anticostituzionale che produrrà, nel caso, la delegittimazione dei futuri amministratori regionali».
Furto di democrazia Per tutto il tempo della seduta alcuni rappresentanti del Comitato per la democrazia in Umbria hanno partecipato ai lavori esponendo maglie con su scritto «Furto di democrazia». «Oggi – dice Michele Guaitini, segretario di Radicali Perugia – abbiamo assistito al punto più basso raggiunto da questo consiglio regionale. I consiglieri sono riusciti a peggiorare una già pessima legge elettorale, grazie all’opposizione che, dopo aver abbandonato i lavori di commissione e dopo aver promesso fuoco e fiamme in questa due giorni consiliare, si è venduta per un piatto di lenticchie, per avere un seggio in più, col Pd che ha concesso questa marchetta per assicurarsi quella manciata di voti di sicurezza per l’approvazione finale». Battaglia la promettono anche il M5S con il deputato Filippo Gallinella e Scelta Civica con l’onorevole Adriana Galgano, che sottolineano i «profili di incostituzionalità della legge approvata».
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