Andrea Maori e Liliana Chiaramello

di Daniele Bovi

Ci sono le carceri, la sanità e i temi della trasparenza e della legalità al centro dell’avvio del congresso dei Radicali di Perugia (associazione Giovanni Nuvoli) iniziato sabato pomeriggio all’hotel La Rosetta di Perugia. Il congresso, al quale ha partecipato anche il tesoriere nazionale Michele De Lucia, si è aperto con la relazione della segretaria di Radicaliperugia.org, Liliana Chiaramello, e con quella di Andrea Maori, tesoriere dell’associazione perugina.

Emergenza carceri Tra i primi argomenti toccati dalla Chiaramello c’è quello delle carceri. Partendo dal caso Bianzino la relazione si è articolata lungo le direttrici che portano alla recente interrogazione parlamentare scaturita dall’inchiesta di Umbria24.it sulle carceri umbre, fino all’ormai tradizionale, per i Radicali, Ferragosto in carcere. Secondo la Chiaramello il quadro che emerge dei penitenziari umbri dalla visita ferragostana è fatto di «sovraffollamento, sottodimensionamento per quanto riguarda la polizia penitenziaria, poche risorse sanitarie, basse quantità di cibo» e ben 60 detenuti su cento che si trovano in carcere in attesa di giudizio.

Il garante dei detenuti che non c’è Parlando di carceri poi il discorso non può non cadere sulla mancata elezione del garante dei detenuti, figura di raccordo fondamentale tra i penitenziari, le istituzioni e la magistratura. «Sicuramente – ha detto Andrea Maori – il garante dei detenuti non avrebbe potuto evitare il suicidio dell’altro giorno (quando a togliersi la vita è stato il 23enne Michele Massaro, ndr) ma di certo le segnalazioni che il garante fa sarebbero state preziose. La mancata elezione è un qualcosa di paradossale e assurdo».

Sanitopoli, gli umbri non reagiscono Il capitolo sanità parte invece dall’inchiesta della procura di Perugia, in gergo  «Sanitopoli». Secondo Maori gli umbri, complice un’informazione scarsamente in grado di fare opinione, non hanno reagito a quanto trapelato dai muri della procura. Nonostante il bombardamento di intercettazioni e ricostruzioni, «qui – spiega Maori –non è successo niente, la gente non ha reagito. La Marini – si chiede infine Maori – avrà voglia di fare riforme forti e anti-partitocratiche?».

La nuova interrogazione della Coscioni Riguardo poi alla polemica intorno alla presunta negazione delle cure da parte dell’ospedale di Perugia ad una malata campana, la vicenda si arricchisce di una nuova interrogazione da parte dell’onorevole Maria Antonietta Farina Coscioni: «E’ stato lo stesso direttore Orlandi – spiega la Chiaramello – a dire in un’intervista a Il Mattino che la circolare della Asl in cui si dice che i malati non residenti devono andare da un’altra parte, a meno che la loro Asl non paghi, c’è ed è stata interpretata in maniera restrittiva. Ora sarebbe interessante capire quante altre persone potrebbero essere coinvolte».

I ricorsi contro l’esclusione dalle regionali di marzo E’ stato poi l’avvocato Francesco Mangone ad aggiornare la platea sul’iter che riguarda i ricorsi contro l’esclusione della lista Bonino-Pannella, per la quale era candidata proprio Maria Antonietta Farina Coscioni, dalle ultime regionali di marzo. Esclusione dovuta non solo, dicono i Radicali, al mancato raggiungimento del numero di firme necessarie ma soprattutto alla legge elettorale regionale cambiata a poche settimane dal voto. Legge che alzava il numero di firme necessarie per tutti quei partiti non presenti in parlamento o nei consigli regionali. «Una legge – dice Mangone – che ha violato numerosi princìpi. Ora siamo in attesa dell’udienza di merito nella quale si discuterà la vicenda nel dettaglio». Il problema però è che, visti i carichi di lavoro del Tar umbro, l’udienza si terrà solo agli inizi del 2012. «Ed è proprio per questo – spiega infine Mangone – che nei prossimi giorni mi incontrerò con il presidente del Tar per chiedere che l’udienza si tenga ben prima di quella data visti i motivi di urgenza alla base del ricorso».

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One reply on “Legalità, trasparenza, e carceri: via al congresso dei Radicali perugini. «Sanitopoli, gli umbri non hanno reagito»”

  1. Non è che gli Umbri non hanno reagito, è che un umbro su due lavora (o ha lavorato, o ha un famigliare che lavora) direttamente per un ente pubblico territoriale o per una ASL o per una Comunità Montana o per uno dei tanti enti a partecipazione pubblica della regione.

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