La Panda coinvolta

Sei incidenti al giorno, uno mortale a settimana per un costo sociale pro capite di circa un euro al giorno. Migliorano le statistiche sui sinistri stradali in Umbria, ma i numeri restano preoccupanti. Per cercare di correggere ulteriormente il tiro, la giunta regionale ha approvato a dicembre la prima legge regionale in materia, come riportato da Umbria24, che ora parte con l’iter consiliare per arrivare all’approvazione. «Obiettivo – dice l’assessore Stefano Vinti – è non solo dimezzare il numero di morti e feriti sulle strade entro il 2020, ma soprattutto garantire una mobilità più sicura e sostenibile con ricadute positive sulla salubrità e l’efficienza economica e funzionale».

IL TESTO DELLA LEGGE

I numeri Nel 2012 gli incidenti stradali con lesioni a persone, rilevati in Umbria, sono stati 2.358, mediamente più di 6 al giorno, comportando il decesso di 50 persone e lesioni di diversa gravità in ulteriori 3400. Gli incidenti stradali nel 2012, in Umbria, rappresentano l’1,36% del totale nazionale, i morti l’1,4% e i feriti l’1,3%, percentuali al di sotto della “quota” di popolazione umbra sul totale nazionale. Rispetto al 2011, sono diminuiti sia gli incidenti (-17,4%) che il numero dei deceduti (-18%) e dei feriti (-16,6%).
«In Umbria la situazione è notevolmente migliorata – rileva Vinti –. Secondo i dati Istat relativi al 2012, l’ultimo anno per il quale si dispone di statistiche ufficiali, il numero di morti è calato del 57,3 per cento a fronte di un dato medio nazionale del 48,5%. L’evoluzione è largamente più soddisfacente di quella nazionale anche per il numero di feriti, scesi del 43,8% a fronte del 29,1 per cento della media italiana. Di conseguenza, è più alta la percentuale di riduzione del costo sociale: meno 47,4% per l’Umbria; meno 34,2% in Italia». Il livello di sicurezza stradale raggiunto dall’Umbria nel 2012 «non è altrettanto soddisfacente, anche se il tasso di mortalità per incidenti stradali in Umbria per la prima volta è più basso della media nazionale, con 5,7 morti ogni 100 mila abitanti (la media nazionale è di 6,2) ed è più contenuto anche il numero dei feriti con 385 ogni 100 mila abitanti in Umbria, 446 in Italia».

INCIDENTI: TUTTI I NUMERI DEL 2012

Un euro a testa al giorno Il costo sociale pro capite, che misura in modo ponderato morti e feriti, indica per l’Umbria un valore di 362 euro procapite, «sensibilmente inferiore – sottolinea Vinti – al dato medio nazionale, che è pari a 414 euro pro capite, e che segna un forte progresso rispetto ai due anni precedenti collocando l’Umbria al settimo posto nella graduatoria delle regioni italiane». Se si considera un altro importante indicatore dello stato complessivo della sicurezza stradale regionale, il “peso economico” dato dal rapporto tra il costo sociale generato dagli incidenti stradali e il Pil, Prodotto interno lordo, questo risulta leggermente più elevato che nel resto del Paese. Ciò determina, rimarca l’assessore, «uno svantaggio competitivo rispetto alle regioni italiane o europee con i migliori livelli di sicurezza, con un peso economico aggiuntivo equivalente di 90-180 milioni di euro all’anno che gravano sul sistema regionale, in particolare sul sistema sanitario, su quello previdenziale e assistenziale, sui costi di produzione delle imprese, sulle spese sostenute dalle famiglie, per compensare i danni materiali e alle persone provocati dagli incidenti stradali».

FLAMINIA E TRE VALLI LE STRADE CON PIÙ INCIDENTI

Interventi pagati con multe Nella legge regionale che sta per giungere in porto, «indichiamo – spiega Vinti – i due assi ineludibili per ridurre più drasticamente il numero di incidenti stradali e garantire una mobilità sicura e sostenibile». Sono quelli della «programmazione di interventi coordinati volti ad aumentare il livello di sicurezza della rete stradale umbra, favorendo una più sistematica collaborazione intersettoriale e interistituzionale e nuove forme di partenariato pubblico-privato. Saranno finanziati anche con gli introiti delle sanzioni ai conducenti che infrangono il Codice della strada, e verranno individuati e messi in atto – spiega Vinti – dall’insieme di soggetti che esercitano il governo del sistema infrastrutturale e dei trasporti. L’altro asse è quello della diffusione sempre più ampia della cultura della prevenzione e dell’educazione alla sicurezza stradale».

No a reato omicidio stradale Intanto Vinti dice no alla proposta Cancellieri di istituire il reato di omicidio stradale. «Una – dice – proposta che va nella direzione opposta in cui si muove, principalmente, il nostro disegno di legge regionale, cioè puntare sulla prevenzione degli incidenti stradali, investendo sulla messa in sicurezza delle infrastrutture e organizzando un sistema efficace di diffusione della cultura della sicurezza stradale, coinvolgendo il mondo della scuola e la popolazione in generale. Come è ormai dimostrato – sottolinea – non è la pena di morte che fa diminuire i delitti, così non sarà l’omicidio stradale a far diminuire i morti sulle strade. L’inasprimento delle sanzioni penali, seppur per un reato gravissimo ed odioso – prosegue l’assessore regionale – non avrà effetti concreti sulla sicurezza stradale. L’eccessivo ricorso al diritto penale ha l’unico effetto di intasare il sistema penale già al collasso, con milioni di processi arretrati, un sistema di prescrizioni che garantisce l’impunità a chi può permetterselo. Il ministro Cancellieri – dice ancora Vinti – ipotizzerebbe  addirittura di obbligare il giudice a considerare dolosa una condotta colposa, pur sempre gravissima, stravolgendo alcuni dei più elementari princìpi del diritto. Di certo, l’omicidio stradale non servirà a far diminuire gli incidenti stradali causati da chi si mette alla giuda sotto l’effetto dell’alcol e di stupefacenti, anzi, potrebbe avere l’effetto contrario, di incoraggiare ulteriormente la fuga di chi causa un incidente. La sicurezza stradale – conclude Vinti – si garantisce con poderosi investimenti da destinare ai controlli, alle infrastrutture soprattutto e all’educazione stradale. Non servono scorciatoie populistiche e demagogiche».

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