di Iv. Por.

Siaka Konatè è arrivato a Perugia il 16 giugno 2011 e la prima cosa che l’ha colpito è stato il minimetrò: «Non capivo come potesse funzionare senza un autista». Veniva dal centro di accoglienza di Manduria, in Puglia, e prima ancora da Lampedusa, dove era sbarcato partendo su un barcone dalla Libia. Anche lui ha portato la sua testimonianza all’iniziativa “La buona immigrazione” che si è svolto al cinema Meliès in via della Viola. Il direttore del Giornale dell’Umbria, Giuseppe Castellini, ha coordinato un dibattito con Giampiero Rasimelli, esperto di relazioni internazionali e cooperazione, Silvia Rondoni dell’Arci e la vicepresidente della Regione Umbria e candidata del Partito democratico alle Regionali, Carla Casciari.

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Accoglienza consapevole Siaka viene dalla Costa d’Avorio. «La città – dice – mi è subito piaciuta, la prima cosa che mi ha colpito è il minimetrò. L’immigrazione deve avere un’accoglienza appropriata ma l’immigrato deve riconoscere il luogo dove si trova e avere rispetto». Tra coloro che si sono occupati di lui Silvia Rondoni dell’Arci: «Deve esercì un’accoglienza consapevole – spiega – con un reciproco ascolto da parte degli ospiti e di chi li ospita. Quindi è necessaria anche un’apertura con percorsi messi in atto dalle istituzioni per arrivare, più che a un’integrazione, intanto a una consapevolezza, un vivere nei quartieri partendo dall’Abc. Arci si occupa soprattutto di questo».

Rischi e potenzialità Secondo Rasimelli «la questione dell’immigrazione in Umbria è molto seria con dati superiori alla media nazionale. Va vista in tutta la sua complessità: dai lavoratori stagionali agli studenti stranieri, dalle imprese ai migranti oggi in arrivo. Vanno messi insieme tutti questi mondi – ha aggiunto – per creare un nesso di razionalità e, in base a questo, pensare alla società umbra del futuro, non solo guardando ai rischi, dunque, ma anche e soprattutto le potenzialità».

Diritti Casciari ha sottolineato come si tratti di un «tema importante, dove è necessaria una risposta migliore dall’Europa. Noi siamo una Regione che ha sempre avuto una presenza di immigrati che, negli anni, sono diventati anche un pezzo di economia. Non dobbiamo confondere atti xenofobi col bullismo come forse è successo nel caso della ragazzina picchiata a Terni. Noi in 5 anni lavorato molto sul territorio per parlare di diritti e di doveri, anche con corsi di lingua italiana e iniziative per capire anche i problemi dell’integrazione. Con la crisi sono cresciuti i bisogni dei cittadini italiani ma questo non deve farci spostare dalla convinzione che tutti hanno dei diritti indipendentemente dal colore della pelle».

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