di Daniele Bovi
I confini della coalizione di centrosinistra rimangono quelli di (appena) un anno fa, quando gli eugubini scelsero di eleggere Diego Guerrini sostenuto da Pd, Prc, Sel, Idv e Psi. Punto. Al tavolo che ha riunito venerdì mattina i vertici regionali e provinciali della coalizione, dopo la crisi innescata dalla rottura dell’Idv con seguente fuoriuscita dalla giunta dell’assessore Fabio Menichetti, quello che rimane del centrosinistra chiude alla tentazione del sindaco di imbarcare ex Pdl come Nicola Aloia e Pasquale Di Bacco. Niente soccorso azzurro. Per Prc e Sel un appoggio organico significherebbe automaticamente una mutazione della geografia politica non sopportabile. E se da una parte la maggioranza richiama «al senso di responsabilità» l’Idv, la fotografia plastica della rottura è data dal fatto che mentre a Gubbio i segretari discutevano, a Perugia contemporaneamente Paolo Brutti e soci spiegavano che «noi siamo all’opposizione».
La rottura Un’assenza che la maggioranza definisce «incomprensibile e grave perché l’incontro di oggi dell’intera coalizione – dicono – poteva rappresentare un momento di chiarimento dato che l’uscita dell’Idv, a prescindere dal merito segna percorsi propri del tutto incomprensibili». La rottura però, al momento, appare difficilmente sanabile: «Sono accaduti fatti gravi – spiega il segretario regionale dell’Idv Brutti – e l’Idv va all’opposizione. Ci sarà bisogno di un momento di attesa per capire, ma l’atteggiamento di Guerrini non ci fa ben sperare: se uno vuole ricucire con una forza politica ci parla, invece vedo volontà di autosufficienza». Il cahier de doléances del partito è lungo e lo verga Andrea Angeloni, giovane coordinatore del circolo cittadino che parte da una premessa: «Non siamo stati – dice – un partito di lotta e di governo. Siamo stati un partito di governo fedele ma critico, e forse la critica non è ben accettata. Nelle votazioni clou noi siamo sempre stati in linea».
I motivi Il tappo è saltato sull’approvazione del bilancio. In commissione, spiega l’Idv, uno dei revisori dei conti ha chiesto di rivedere una posta perché c’era poca chiarezza su una voce di entrata: «Non diciamo che il bilancio è falso, ma ci sono delle criticità da correggere. La seduta di approvazione è stata rimandata per questo, non perché il nostro assessore si è dimesso». Nell’ultimo anno il partito lamenta scarso coinvolgimento: «Siamo solo stati chiamati a ratificare – precisa Angeloni – decisioni prese da un ristretto gruppo di persone che gravitano intorno al sindaco». E poi ci sono le «minacce di ritirarci le deleghe», come quando «ci hanno comunicato la domenica sera chi il lunedì mattina dovevamo votare come presidente del consiglio comunale». Una figura sulla quale non c’era il placet dei dipietristi. E ancora, l’assegnazione di una consulenza esterna a un ex dipendente della Provincia sulla quale il partito era nettamente contrario. Infine, nell’Idv si pensa a voce alta che «magari – dice Brutti – si vuol far cassa bruciando i rifiuti nei cementifi».
C’era un patto «C’era un patto in giunta – rincara Menichetti – per discutere ed emendare il bilancio dopo la votazione. Noi siamo sempre stati esclusi da tutti i tavoli, in un anno abbiamo incontrato una sola volta il sindaco». E’ su questi fatti che si è aperta una crepa nel centrosinistra in una delle città più importanti della regione. Una crepa che secondo Brutti non si allargherà al resto della regione: «La situazione di Gubbio – risponde – è circoscritta e limitata, se si trova una soluzione la maggioranza ne uscirà rafforzata, ma non è che quando servono i voti vieni circuito e poi, una volta dati, vieni abbandonato». E comunque il segretario sostiene che «se qualcuno vuole giocare a fare il Pietro Micca», il soldato sabaudo fattosi saltare in aria per difendere Torino dall’assedio dei francesi, «noi siamo pronti ad affrontare anche conseguenze generali».
Numeri sottili Il problema ora per Guerrini, stoppato dai vertici regionali nella sua idea di imbarcare altri consiglieri, sono i numeri sottili come la lama di un rasoio: con questo stato di cose la maggioranza conta su 13 membri, l’opposizione su 12. Pd, Sel, Psi e Prc richiamano l’Idv al senso di responsabilità e il partito di Di Pietro risponde picche: «Sono al limite della sopravvivenza – dice Brutti – e non so come si possa pensare di cambiare la maggioranza senza parlare con nessuno». E nel centrosinistra c’è già chi sostiene che «se non sei in grado di governare ti devi dimettere».

