Eros Brega

di Daniele Bovi

Bagarre in consiglio regionale sul caso Goracci per il rinnovo dell’ufficio di presidenza di Palazzo Cesaroni.

Niente voto Niente voto per il Pdl dopo il «deludente» dibattito sul caso Goracci. Lo ha annunciato Fiammetta Modena, a nome del Pdl, della Lega e di Fare Italia all’inizio dei lavori dell’assemblea. «Se la maggioranza procederà comunque, i consiglieri di opposizione si dimetteranno da tutti gli organismi consiliari», ha aggiunto Modena. Non parteciperà al voto, previsto per le 17, neppure l’Udc. Nel frattempo si sta tenendo la riunione dei capigruppo. «E’ un fatto grave e sorprendente, perché il consiglio ha in agenda scadenze importanti come l’approvazione del Dap», ha replicato il capogruppo Pd, Renato Locchi.

Il dibattito delle 15 «I consiglieri dei 3 gruppi si sono trovati delusi e preoccupati dal dibattito, pure di grande franchezza, di questa mattina – ha detto Modena -. E’ mancata una netta presa di posizione per un cambiamento che permetta una governabilita’ complessiva attraverso l’eliminazione dei problemi “esterni” che pesano sulla Giunta e sul Consiglio». «Ci sentiamo di invitare la maggioranza a riflettere sulla situazione complessiva – ha aggiunto – perche’ non abbiamo intenzione di partecipare al voto per la rielezione dell’Ufficio di presidenza. Vi invitiamo dunque a sospenderla. Nel caso in cui la maggioranza volesse comunque procedere noi valuteremo la cosa in modo molto negativa che avra’ come conseguenza le dimissioni dei consiglieri di tutti gli esponenti dei 3 gruppi da tutte le cariche ricoperte in senso alle commissioni». A Modena ha ribattuto il capogruppo Pd Locchi. «L’atteggiamento dei gruppi della minoranza e’ particolarmente grave nei confronti dell’istituzione Consiglio regionale – ha detto -. Credo che la prima delle questioni sia di assicurare il corretto funzionamento delle istituzioni, a partire dal Consiglio». Per Damiano Stufara (Prc), «con l’atteggiamento annunciato dalle opposizioni si inquina la dinamica politica, si paralizza tutto con una dittatura della minoranza. E’ legittimo, ma avete il dovere di concorrere a garantire l’agibilita’ del Consiglio». L’atteggiamento delle opposizioni e’ «grave» anche per Roberto Carpinelli (Marini per l’Umbria). Sandra Monacelli (Udc) ha invece espresso «apprezzamento e condivisione per la scelta adottata dal PdL, Lega Nord e Fare Italia». «Questa maggioranza – ha detto – non e’ in grado di raccogliere la sfida e si incatena alle poltrone mostrando il ghigno dell’autosufficienza. Ma in gioco non c’e’ la vostra poltrona, c’e’ l’Umbria». Per Buconi (Psi) «quella delle opposizioni e’ una pratica ostruzionistica che mette questa maggioranza di fronte ad un ricatto». Dottorini (Idv) rivolgendosi al centrodestra ha sottolineato come «se si rinvia l’approvazione del Dap vi assumete una responsabilita’ enorme nei confronti dell’Umbria». Infine Cirignoni (Lega) ha detto che «a questo punto la cosa migliore sarebbero le dimissioni del presidente».

Il dibattito della mattina E’ iniziata in consiglio regionale la due giorni (la seduta per impegni della presidente Catiuscia Marini proseguirà venerdì) dedicata, dopo il terremoto Goracci, all’approvazione del Dap e, prima di tutto, al rinnovo dell’ufficio di presidenza. La seduta, prima delle votazioni, è stata aperta dagli interventi di alcuni dei consiglieri regionali. A sollecitare il dibattito è stato lo stesso presidente Erso Brega. Nel suo intervento di apertura il leghista Gianluca Cirignoni ha chiesto al presidente di dimettersi; se ciò non accadrà, la Lega non prenderà parte al voto. Anche il Pdl medita di uscire dall’Aula. La seduta riprenderà alle 15.30. Di seguito i principali interventi.

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Monacelli (Udc): «Nelle sedi appropriate non si è parlato non tanto del caso Goracci quanto della credibilità delle istituzioni. Quella di stamattina non è una questione routinaria. I carabinieri e un pm sono entrati dentro il consiglio regionale che non ha fatto sentire la sua voce. Tutti vogliamo convincerci e convincere l’esterno che nulla è successo. Questa però è una menzogna che si racconta dentro ai partiti. Come pensate e pensiamo di far uscire dalla crisi le nostre istituzioni? Rinnovare così questi uffici di presidenza non servirà a nulla, manca il confronto vero su idee e proposte. Funziona solo il cambio di poltrone. Rispetto a un programma e a un diario di bordo già scritto io invito la presidente a non fare come schettino, la invito a tornare sulla nave senza giocare partite di basso livello per giocare a tutto campo la partita delle riforme. Io la faccia su un’operazione al ribasso non ce la metto. Questa è l’ennesima occasione persa di questa regione». Insomma, come annunciato la Monacelli si chiama fuori.

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Nevi (Pdl): «Nella maggioranza c’è imbarazzo e lo capiamo. De Sio e Lignani non si sono dimessi per un giro di poltrone: le loro dimissioni sono arrivate perché si aprisse un dibattito alla luce del solo non tanto e non solo sui problemi giudiziari. Noi siamo garantisti e non enfatizziamo, ma vogliamo un dibattito su un problema politico: come si gestisce la pubblica amministrazione in Umbria? Da ultima questa inchiesta mostra uno spaccato illuminante. Stufara ha giustamente detto che non occorreva fare operazioni minimali. Qui si continuerà che sono solo poche mele marce, si andrà avanti come niente fosse successo. Il caso Goracci non è un fulmine a ciel sereno ma un esempio di come tutti i partiti della maggioranza gestiscono la cosa pubblica. Nessuno di voi può dire di non sapere come veniva gestita l’amministrazione di Gubbio, anche se vi affrettate, come Prc e Idv, che siano solo compagni che sbagliano. Le malefatte hanno avvantaggiato tutti voi».

Dottorini (Idv): «Quello al quale abbiamo assistito è un fatto grave, ora dobbiamo tutelare le istituzioni dal discredito. La società regionale ci sta guardando e misurerà le nostre azioni con rigore etico. Il caso Goracci è solo l’ultimo, eclatante, che ci costringe ad affrontare il problema di come tutelare le istituzioni. Sarebbe troppo facile ricordare il passo indietro chiesto a chi è coinvolto in indagini. La nostra richiesta di spiegazioni non aveva nulla di personale, avevamo chiesto solo di tutelare la massima istituzione regionale e invece ci hanno fatto passare per moralisti. Il sentimento di fronte agli arresti è di tristezza: emerge in maniera chiara la questione morale che attraversa la nostra vita politica. A questo punto serve reazione decisa, non si può far finta di nulla. Non ne facciamo questioni di schieramento. La nostra istituzione potrebbe reggere altri rinvii a giudizio? Tutti siamo chiamati a scatto di responsabilità e prima di tutto viene il bene dell’Umbria: alla comunità, immersa in una grande crisi, va data una risposta  forte. A noi non piacerà una gestione gattopardesca della situazione, non si può rinnovare l’ufficio di presidenza così: è una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità. Noi non conosciamo i risvolti dell’inchiesta che coinvolge Eros Brega, ma ribadiamo che le istituzioni vanno tutelate separando i destini personali da quelli dell’istituzione. Noi comprendiamo lo sforzo che il Pd sta facendo per trovare una soluzione, ma il semplice avvicendamento non restituirà serenità, è solo un rinvio. Sui nomi non abbiamo alcuna riserva, di certo riteniamo che la Regione si dovrebbe costituire parte civile negli eventuali futuri processi. Non parteciperemo alla votazione senza il coraggio di fare chiarezza. Esiste un enorme problema di gestione di appalti e concorsi».

Stufara (Prc-FdS): «Stiamo affrontando un tornante difficile, da come lo affronteremo dipenderanno molte delle future dinamiche. Il passaggio è molto rilevante e serve la capacità di ripensare la nostra regione. Nonostante sia coinvolto un mio compagno di partito, noi le cose le abbiamo dette chiaramente. Abbiamo fiducia in giustizia e magistratura ma i ruoli vanno rispettati, quello della politica e quello della magistratura. Ha destato clamore il fatto che un magistrato abbia varcato la nostra porta e noi siamo chiamati a dare una risposta politica a questi eventi. L’atteggiamento di Rifondazione si può considerare unico sul piano politico: abbiamo posto da subito la questione della salvaguardia dell’istituzione e della nostra comunità politica. Per questo abbiamo subito, dopo l’avviso di garanzia, proceduto alla sospensione degli iscritti e abbiamo chiesto a Goracci di fare un passo indietro. Noi in questa vicenda siamo parte lesa. A Monacelli dico che quando Cuffaro fu condannato l’Udc lo candidò al Senato: come si fa a non vedere la differenza con noi, che paghiamo un prezzo politico altissimo. Dobbiamo affrontare politicamente la questione perché qui rischiamo di essere investiti tutti. Dobbiamo affrontare riforme essenziali. Prendiamo atto delle priorità da affrontare. Sulla questione morale dico che non possiamo tirarci indietro, non possiamo schivarla e al contempo dobbiamo affrontare la crisi economica. Il problema non è, come raccontano i giornali, la vicepresidenza del consiglio».

Zaffini (Fare Italia): «Questa maggioranza e questa opposizione hanno l’ultima occasione di dimostrarsi tali. Voi, cari colleghi, siete arrivati e il prossimi giro toccherà a qualcun’altra. Qui stiamo affrontando un dibattito tra opposizione e dissidenti della maggioranza, abbiate il coraggio della coerenza. Cara presidente devi avere forza e dire: “O ti dimetti tu o mi dimetto io”. Chi governa deve governare senza farsi bloccare dalle pastette e dai veti incrociati. Il dato politico è che voi siete condannati a governare nonostante tutto quello che fate o non fate, e questo senso della perpetuazione delle stesse maggioranze e dello stesso partito è deleterio. Cara presidente, tu il coraggio di rompere le conventicole non ce l’hai. In questo scenario l’opposizione dice di voler prendere questa occasione per fare due o tre cose insieme. L’opposizione di fronte a questa maggioranza sbrindellata deve rimanere compatta».

Buconi (Psi): Tanto per essere chiari per noi l’avviso di garanzia non comporta obbligo di dimissioni immediate». Carpinelli (Marini per l’Umbria): «Sono sempre stato garantista e infatti io in questi mesi non ho chiesto le dimissioni di nessuno. Tra provvedimenti restrittivi, avvisi di garanzia e sentenze passate in giudicato c’è una grossa differenza. Ho fiducia nella magistratura e non c’è nessun teorema. Ai colleghi sotto inchiesta esprimo solidarietà politica e umana. All’epoca votai contro la vicepresidenza di Orfeo Goracci. Sandra Monacelli ha ragione: non possiamo far finta che non sia successo nulla, sarebbe un gravissimo errore perché regaleremmo immense praterie all’antipolitica. Non possiamo semplicemente sostituire i membri dell’ufficio di presidenza. E’ un’operazione che dobbiamo fare ma dopo serve discussione programmatica seria».

De Sio (Pdl): «Le inchieste hanno gettato un’ombra sulla credibilità delle istituzioni. L’agenda del consiglio non la possono stabilire le inchieste e questa non è solo un’altra pagina del malcostume. Le istituzioni devono tornare ad essere autorevoli. Negli ultimi anni e negli ultimi mesi abbiamo assistito a quella che è la fine del modello umbro e ora occorre uscire dall’imbarazzo e fare uno scatto in avanti».

Bottini (Pd): «Mi auguro che consiglio superi questo stretto passaggio. Dobbiamo ricostruire un rapporto coi cittadini e rimettere in discussione le aree del consenso: questa è la sfida del futuro. Io raccolgo la sfida di un dibattito serio sul futuro dell’Umbria ma non bisogna fare inciuci. A noi non appartiene una cultura inquisitoria. Siamo garantisti ma ci proponiamo un punto. Mi preoccupa l’esigenza di rilanciare la politica e la sua credibilità per ridare senso alla rappresentanza molto scossa. Recuperiamo cultura della produttività e del fare provvedimenti e atti, superando quella certa lentezza che caratterizza i nostri lavori. C’è un’Italia che pulsa si problemi. Se questi passaggi li utilizziamo in questo senso».

Brutti (Idv): «Ai suggeritori di nuovi scenari dico che il loden si indossa dopo il voto. A Bocci dico invece che a livello nazionale stanno segando il ramo sul quale sono seduti. Oggi discutiamo un fatto che interessa il governo della nostra regione e invece non è così, investe il governo delle istituzioni. Se fossi la Marini io non accetterei questo terreno: siccome è stato arrestato un consigliere regionale allora discutiamo di come si fanno le riforme. Io questo piano non l’accetterei perché non vedo il nesso: è una foglia di fico. Vogliamo mettere all’ordine del giorno la questione morale? Ok, facciamolo adesso: ricordiamoci che sta arrivando Pasqua e di solito si arrostiscono gli agnelli che si cuociono con il pillotto. Quanto resisteremmo al “pillottamento” di continui rinvii a giudizio? Vogliamo togliere le mele marce? Ok, stabiliamo le regole. Qui non dobbiamo decidere innocenti e colpevoli: se una persona che ricopre un alto incarico viene sospettato di aver fatto qualcosa si deve fare da parte».

Smacchi (Pd): «Nel 2001 a Gubbio le elezioni furono contro il Pd, e noi per dieci anni denunciammo cosa stava succedendo. Io credo che questa coalizione abbia bisogno di un po’ di manutenzione: quando un capogruppo invita il centrodestra a tenere una posizione sulla ricomposizione dell’ufficio di presidenza io credo che qualcosa non vada. La coalizione si dovrà confrontare, ogni volta che succede qualcosa torniamo a parlare delle stesse cose allora ci dobbiamo guardare negli occhi».

Modena (Pdl): «Non può funzionare che i problemi del centrosinistra diventino problemi nostri. Le sponde con l’opposizione non esistono e quella poltrona non ci interessa, sono questioni che riguardano voi. Voi che vi siete incartati quando è esplosa la questione morale pensando a se si dovevano dimettere tutti i rappresentanti delle vostre correnti. Anche pensando a Gubbio, il problema anche qui è tutto vostro. A Gubbio dipendenti pubblici e funzionari si sono stufati e pure la vicenda di Sanitopoli nasce da gente scontenta di un sistema che non può più reggere perché non accontenta più tutti. Quest’aula deve avere una situazione di vivibilità, non possiamo sempre discutere su una presidenza indebolita. Con le dimissioni di Lignani e De Sio il centrodestra ha fatto la sua parte, ora dal centrosinistra ci aspettiamo un colpo».

Marini: «Credo che discussione franca ed accesa serva. Non appartengo alla cultura di quelli che pensano che la magistratura svolgano funzione politica, ho sempre pensato che la forza di un paese democratico stia nel bilanciamento dei poteri. E non penso neanche che quando si è sotto indagine si debba difendere dal processo e non nel processo. Non mi appartiene neanche quel garantismo peloso che si fa forte, che urla quando riguarda colleghi e invece vorrebbe veder tintinnare le manette quando si tratta di poveri cristi. I commentatori ci stanno dipingendo come un paese al bivio, si pensa che ci possa essere una democrazia contro la politica e senza la politica. Noi ci dovremo confrontare anche su quali idee si hanno delle riforme. Raccolgo la sfida del cambiamento vero, anche perché siamo chiamati ad affrontare una fase straordinaria che sta cambiando il volto di questo paese. Anche a me colpisce politicamente e simbolicamente che nella massima assemblea siano entrato con quella forma così alto simbolico magistrati e carabinieri, quasi a richiamare all’attenzione tutto il palazzo. Nella storia d’Italia abbiamo visto spesso la politica arretrare. Non dobbiamo fare alchimie politiche o maggioranze che non hanno neanche il coraggio di spiegare perché cambiano. Il consiglio regionale può essere il luogo di questa discussione ma deve essere anche il luogo dell’autonomia, della mia autonomia. Conto sulla maggioranza uscita dalle urne e su quella più ampia che potrebbe confrontarsi su alcuni temi ma vanno scelti luoghi e tempi in trasparenza. Non tutte le riforme e le idee di riforma vanno nella stessa direzione».

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