L'arrivo della presidente a Palazzo Donini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Un braccio di ferro che andrà avanti sul tavolo romano. È durato poco più di un’ora lunedì il vertice di coalizione che si è tenuto nel pomeriggio all’hotel La Rosetta, dove i coordinatori dei tre partiti (Franco Zaffini per Fdi, Catia Polidori per FI e il leghista Virginio Caparvi) hanno discusso fondamentalmente di un solo argomento: l’assetto della nuova giunta. Da una parte c’è la Lega che, come fatto anche pubblicamente lunedì da Caparvi, forte del suo 37% chiede tre assessori, mentre dall’altra c’è Donatella Tesei che preferirebbe uno schema con due leghisti, così da tenere dentro tutti gli alleati. Per la neo presidente, insediatasi formalmente lunedì, si tratta di fatto della prima vera prova politica dopo il voto: se tiene il punto, porterà lei a casa il risultato, mentre se passa la linea della Lega avrà ceduto; e di sicuro a livello mediatico Tesei non vuole dare l’idea di quella che si fa imporre figure e schemi. La partita sulla formazione della giunta è centrale e servirà mano ferma per dimostrare autonomia. Al momento ci sono delle rigidità e bisogna smussare gli angoli, anche perché poi dopo aver formato la giunta bisognerà governare e navigare possibilmente in tranquillità cinque anni.

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A Roma Martedì di fatto la trattativa si sposterà a Roma, dove convergeranno tutti i protagonisti. La presidente ha in programma un incontro con il sottosegretario Fraccaro sul tema della ricostruzione post terremoto e, durante la giornata, parlerà con Matteo Salvini e Giorgia Meloni per cercare di trovare la quadra. In una giunta con due soli leghisti (alla sanità il veneto Luca Coletto, indicato da Salvini, mentre il ternano Daniele Carissimi potrebbe occuparsi tra le altre cose di ambiente e rifiuti), la presidente vorrebbe portare anche Michele Fioroni e Paola Agabiti Urbani, oltre a un forzista (probabilmente Roberto Morroni) così da tenere tutti dentro. I problemi però non mancano. Il rapporto tra Tesei e Fioroni è solido ma Meloni dovrebbe cedere e rinunciare a pescare tra gli eletti. Con tre leghisti dentro, la brutale logica del peso elettorale implica che il sacrificio toccherebbe alla Agabiti, unica eletta della lista civica. Forza Italia, anche tenendo a mente gli assetti nazionali, è intoccabile.

VIDEO – CAPARVI: «VOGLIAMO TRE ASSESSORI»

«Compensazioni» Il ragionamento a questo punto si sposta sulle possibili «compensazioni», delle quali si è discusso lunedì. Se sull’altare della Lega finisse il sindaco di Scheggino, rimarrebbe aperta l’ipotesi di candidarla alle suppletive al posto di Tesei che, come noto, deve rinunciare al suo scranno da senatrice. Ma la Lega ‘regalerà’ un seggio sicuro? «Le compensazioni – spiegano dalla coalizione – sono tante e molto importanti; ci sono partecipate in cui lo stipendio è il doppio di quello di un assessore». E qui si arriva alla maxi partita che, come scritto nei scorsi giorni, si giocherà nel 2020 quando giunta e consiglio dovranno fare circa 50 nomine, una ventina delle quali pesanti. Una valvola di sfogo utile per compensare chi rimarrà fuori dai giochi e abbassare il livello della pressione. C’è poi da parlare del capitolo dimissioni: Caparvi ha ribadito che se gli assessori saranno scelti tra gli eletti bisognerà cedere il passo a chi non ha conquistato uno scranno; un’idea che però farebbe lievitare i costi della giunta dato che un assessore esterno, per cinque anni, costerebbe all’incirca 720 mila euro con annesse polemiche.

LA MAXI PARTITA DELLE NOMINE: OLTRE 50 IN BALLO

I problemi Sul menù della Rosetta lunedì pomeriggio anche alcuni dei problemi più urgenti che la giunta, quando ci sarà, dovrà affrontare. Tra questi il dossier trasporti: il 2020 sarà l’anno in cui dovrà finalmente vedere la luce, dopo molti rinvii, la gara unica per l’affidamento del servizio e, come emerso durante la crisi estiva, vanno trovati soldi a sufficienza almeno per garantire l’assetto attuale (nella delibera di inizio maggio si diceva che ipotizzare una gara mettendo sul piatto solo 40 milioni al posto di 60 significherebbe ridurre di un terzo il servizio attuale). E per rimanere in tema di bilanci, l’idea è quella di affidare – come accaduto in altre Regioni – una verifica della situazione alla Ragioneria generale dello Stato e alla Corte dei conti. Martedì, dopo il passaggio romano, probabilmente la situazione sarà un po’ più chiara ma servono trattative, limature ed evitare di mettere sul tavolo pacchetti preconfezionati. Nel frattempo, Salvini ha annunciato che il 23 tornerà in Umbria «per ringraziare gli elettori e per presentare la nuova giunta che sarà già operativa».

Twitter @DanieleBovi

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