di Maria Sole Giardini
Istituzione della ‘giornata della famiglia umbra’, ‘tutelare e promuovere la vita umana fin dal concepimento e in tutte le sue fasi’, favorire le nascite con ‘ interventi volti a prevenire e a rimuovere le difficoltà economiche, sociali e relazionali che possano indurre all’interruzione di gravidanza, anche attraverso apposite convenzioni con soggetti non istituzionali’, ‘Sportelli della famiglia’ nei Comuni, per non parlare della ‘tutela dell’affido condiviso’. Tutti temi che sono da sempre molto cari alle associazioni ‘Pro-life’. Queste le iniziative inserite in una proposta di legge presentata in Regione dal gruppo della Lega. Proposta che ha scatenato le ire di associazioni femministe e Lgbtq+. Per le donne della Ru2020 c’è «forte preoccupazione per una visione così ideologica di temi delicati, che interessano i diritti delle persone a partire da quelli delle donne».
‘Atto ideologico’ L’ atto, il 584, è stato presentato dai consiglieri Fioroni, Pastorelli, Peppucci, Carissimi, Rondini, Mancini e Nicchi e discusso giovedì scorso in terza commissione consiliare. Associazioni femministe e Lgbtq+ presenti sono insorte definendo il provvedimento ‘ideologico, inutile e dannoso’ invitando anche tutti i consiglieri Regionali a ‘non votarlo’ perché ritenuto lesivo dell’autodeterminazione delle donne. «Aprire i consultori alle associazioni che predicano il valore della genitorialità e della maternità consapevole – secondo il consigliere comunale ternano di Senso Civico, Alessandro Gentiletti – significa voler trasformare un servizio pubblico, che deve essere neutrale, in una Babele di predicatori».
La risposta delle Associazioni Agedo Terni e Esedomani Terni, insieme a moltissime altre associazioni, hanno partecipato all’audizione inviando per iscritto le loro considerazioni. Grande preoccupazioni dato che nel provvedimento sono completamente escluse le famiglie omogenitoriali. «Giudichiamo tale provvedimento ideologico e dannoso – tuonano i rappresentanti delle associazioni Lgbtq+ -, nella misura in cui mira evidentemente a disconoscere, dal punto di vista simbolico e normativo, le famiglie omogenitoriali». «La Comunità Lgbt che rappresentiamo – proseguono – ha sin da subito percepito l’atto in questione come una misura punitiva nei confronti delle suddette realtà familiari, che si vorrebbe cancellare con una legge regionale, ciò segnando un enorme passo indietro rispetto alla normativa attualmente vigente e al grado di accoglienza presente nella società e nelle istituzioni umbre».
Provvedimento incostituzionale Sempre secondo le associazioni Agedo e Esedomani il provvedimento solleverebbe anche dubbi di legittimità costituzionale in quanto violerebbe «l’art. 3 della Costituzione, oltre a non essere in linea con l’art. 1 comma 20 della Legge 76/2016 (Legge Cirinnà) poiché disconosce di fatto anche la normativa sulle unioni civili». «Di fronte al tentativo di istituzione di fantasiosi soggetti e ricorrenze, come l’agenzia per la famiglia, lo sportello per la famiglia, la giornata regionale per la famiglia – sottolineano Agedo e Esedomani -, preme l’obbligo di ricordare come la Regione Umbria non abbia ancora provveduto a dare attuazione alla legge regionale contro l’omofobia. Pertanto, chiediamo pubblicamente – concludono – ai consiglieri regionali, di non approvare l’atto in esame e che venga data completa attuazione alla legge regionale contro l’omofobia».
Rete RU2020 Anche RU2020 era presente alla commissione ed ha evidenziato numerose criticità del testo elaborato. «Una visione stereotipata e ideologica della famiglia, che punta a tutelare solo quella naturale, senza tenere in considerazione che oggi i modelli familiari si sono ampliati e dinamizzati – tuonano le femministe». Anche il tema del calo demografico, molto caro alla giunta regionale umbra – sottolineano – , viene affrontato in maniera approssimativa e non strutturale, gli interventi in favore delle donne che intendono portare avanti una gravidanza si sostanziano nell’elargizione di contributi economici una tantum, durante la gravidanza o i primi mesi di vita del bambino».
Contraccezione naturale «Le osservazioni critiche al testo – prosegue ru2020 – hanno riguardato l’intero impianto normativo: i consultori pubblici e laici vengono equiparati ad altre strutture private convenzionate, la contraccezione diventa solo ‘naturale’, nonostante tutte le associazioni presenti chiedano da anni che la contraccezione non solo sia favorita, ma diventi gratuita come previsto dalla legge. Anche il tema della mediazione familiare, così come proposto nella riforma di legge, incontra il disappunto delle associazioni, in quanto non viene mai citata la Convenzione di Istanbul, la violenza maschile contro le donne viene sostituita dalla violenza “sulle persone” e nessun distinguo viene fatto tra conflitto e violenza in ambito domestico, neanche quando viene trattato il tema dell’affidamento condiviso dei minori».
Le associazioni delle famiglie Secondo le donne della rete Ru202 «L’idea dei proponenti è quella di creare sul territorio una serie di servizi dedicati quali sportelli per “la famiglia” e un’agenzia per la famiglia, competente in materia di servizi sociali. Si intende introdurre uno strumento specifico denominato “fattore famiglia” per la definizione delle condizioni economiche e sociali che consentono di accedere agli interventi per la famiglia, nonché istituire la “Giornata regionale della famiglia”. Per tale motivo le prime associazioni ad essere audite e ad esprimere parere favorevole sono state associazioni quali Articolo 26, Associazione Famiglie Numerose, Family Day e Associazione Esserci e solo dopo la richiesta da parte delle opposizioni di ampliare la platea delle audizioni siamo state convocate noi e tutte le altre associazioni presenti oggi in commissione.
A fronte di un’impostazione simile – concludono – , è necessario modificare profondamente l’impianto della proposta di riforma per arrivare ad una normativa che sia rispettosa delle leggi nazionali ed internazionali e soprattutto delle sensibilità e dei diritti delle cittadine e dei cittadini dell’Umbria».
Le reazioni della politica Ad appoggiare le associazioni femministe e lgbtq+ il consigliere Gentiletti: «Condivido le preoccupazioni delle associazioni femministe e per i diritti delle persone lgbtq+ sulla proposta di legge regionale n. 584. Una proposta di legge ideologica, che non risponde alle necessità del territorio umbro. Evidente è l’attacco alle donne e alla legge 194, in particolare laddove si dichiara la volontà di prevedere la tutela della vita fin dal concepimento. Il compito delle istituzioni è garantire la salute delle donne e la loro autodeterminazione. Parlare del concepito come titolare di diritti traduce inevitabilmente la volontà di sminuire la libertà delle donne, che occorre ribadirlo sono le uniche titolari di diritti in materia, le uniche a dover e poter decidere del loro corpo, senza condizionamenti. Si rafforzino i sostegni per chi è nato. Non approntare alcuna tutela alle famiglie omogenitoriali, riconosciute ormai dalla giurisprudenza, imponendo un modello di famiglia ormai superato dalla società, significa semplicemente voler discriminare tante cittadine, tanti cittadini e i loro figli. L’Umbria – conclude – non ha bisogno di questa legge. Ha bisogno che le istituzioni combattano unite contro ogni forma di discriminazione e violenza fondate sul genere, sull’orientamento sessuale e sulle scelte di vita. In questo senso andrà messa in atto ogni iniziativa.»
