di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
«Chi votiamo? Boh, ma non certo Pd o Pdl». A parlare è uno degli imprenditori e dei (tanti) rappresentanti del mondo delle pmi umbre presenti sabato mattina all’hotel Giò Jazz di Perugia. Sul palco il giornalista Oscar Giannino, fondatore insieme ad altri economisti come Luigi Zingales, Michele Boldrin e Silvio Brusco di Fare per fermare il declino, il movimento che alla Camera, in Umbria, schiera come capolista mister Eurochocolate Eugenio Guarducci. I «fattivi», impegnati nella raccolta delle firme, si sono dati appuntamento a Perugia dove Giannino, di fronte a circa 400 persone, ha parlato per quasi due ore perlopiù concentrandosi sui temi della crescita economica e del fisco, sui quali l’imprenditoria è sensibilissima. E così, quando lungo il discorso salta fuori «il partito della patrimoniale», le difficoltà dei piccoli imprenditori («la spina dorsale del paese») e l’invadenza della politica in sala le mani si spellano.
FOTOGALLERY: GIANNINO, I CANDIDATI E I VOLTI NOTI
Chi c’era Una sola dove mischiati tra tanta gente di ogni età saltano fuori volti noti: in prima fila c’è Giorgio Mencaroni, numero uno della Camera di commercio di Perugia e di Confcommercio, poi il già citato Guarducci, un pezzo da 90 come Marco Caprai, Massimo Calzoni dell’Ance, Aldo Amoni di Confcommercio, Gabriele Chiocci (l’ex Confapi e ora animatore dell’Associazione piccole e medie imprese dell’Umbria), Paolo Arcelli della Cna, Roberto Giannangeli della Cna di Perugia, pezzi di sindacato come il segretario della Uil Umbria Claudio Bendini e altri ancora come il sindaco di Bastia Umbra Stefano Ansideri, Pdl. Mischiato nella folla anche un bersaniano di acciaio inox che scruta tutto.
Offerta cristallizzata Un mondo variegato che riserva ovazioni al Giannino che parla dell’«offerta politica che in una regione come questa è cristallizzata», del no «al partito della patrimoniale», delle ricette per abbassare il debito pubblico, dei «tagli da fare senza toccare il welfare», dell’università, del peso del fisco e dell’invadenza dei partiti. «Il Monte dei Paschi – dice – è sopravvissuto a tutto: alla scoperta dell’America, alla morte di Carlo V, a due guerre mondiali ma non al controllo del Pci-Pds-Ds-Pd». E vedere i pezzi dell’imprenditoria tarantolati sulle sedie è un’immagine che vale più di mille parole. «Se è caduta Roma – ha detto il giornalista – cadrà anche il partitone rosso in Umbria. Ci sono aree del paese dove l’offerta politica è più cristallizzata che altrove e l’Umbria ne è un esempio. Qui ha infatti sempre governato la sinistra, ma non ha fatto altro che fare quello che è stato fatto anche da governi di destra: tutti indistintamente negli ultimi 18 anni hanno aumentato la spesa, le tasse e il debito». Ed è su questi ultimi 18 anni che Giannino invita a tracciare un bilancio: «Giudicateli per quello che hanno fatto, il bilancio per famiglie e imprese è chiaro. Un terzo delle famiglie sta come sta e se non si cambia marcia è illusorio pensare di non vedere anche qui le piazze di Atene o Madrid».
Non molleremo «Che io diventi premier – ha esordito – è improbabile, ma qualunque sia l’esito del voto di febbraio di certo non molleremo e andremo avanti costruendo un’offerta politica fatta di gambe, teste, cuori e società civile. Il movimento si trasformerà in forza politica subito dopo le elezioni». Secondo il giornalista, contrario anche al finanziamento pubblico ai partiti «perché così hanno deciso gli italiani salvo poi vederselo rientrare dalla finestra», «va cambiato il mix di finanza pubblica: per questo motivo ci siamo candidati, perché il deterioramento di questi anni ha a che vedere con le decisioni assunte nel mix di finanza pubblica provenienti sia da destra sia da sinistra. Nel 2001 la Germania aveva il record di disoccupati e una spesa fuori controllo, ma sono riusciti a rimettersi in riga: in passato paesi come Australia, Canada e Gran Bretagna ce l’hanno fatta a superare i rispettivi momenti di difficoltà non avendo i punti di forza che ha invece l’Italia, come ad esempio l’export».
Virtù di bilancio Oltre ad aver parlato di una classe politica «incapace di empatia e di capire le sofferenze del Paese», Giannino dice che «la virtù non può consistere solo negli equilibri di bilancio: deve contemperare il rilancio dell’economia. Il prezzo da pagare alle errate politiche finanziarie pubbliche non può essere quello della vita della gente e delle imprese». Il giornalista attacca poi Mario Monti, raccontando di aver ricevuto anche offerte da lui come dalla destra e dalla sinistra: «Ci hanno offerto cinque seggi ma le nostre idee non gli interessavano, gli interessava solo aggiungere qualche voto. Noi, però, non ci vendiamo. Monti lo stimo, ha ripristinato la credibilità dell’Italia ma poi ha imposto solo tasse e nella sua agenda l’unico numero è quello delle pagine. Noi non andremo mai con gente come Fini o Casini, nelle nostre liste solo gente che ci ha messo la faccia e si è rimboccata le maniche».
Ribellione civile Da ultimo l’invito ad una sorta di ribellione civile: «Io non sono un antipolitico e sono per la legalità – dice – ma quando arriverà la cartella da pagare spedita dal partito unico della patrimoniale con un gesto simbolico occorrerebbe bruciarla. Sotto l’assolutista Luigi XIV i contribuenti avevano più diritti di voi avendo anche la possibilità di ricorrere ad un giudice terzo. E vi trattano così perché tanto sanno che non reagirete».




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