di D.B.
La partita delle amministrative umbre per il Pdl è di quelle che che possono regalare «qualche soddisfazione». Ne è convinto il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che ha passato la domenica in Umbria a dar man forte alle campagne elettorali dei candidati di centrodestra come Claudio Ricci, che tenterà ad Assisi di sconfiggere il suo ex vicesindaco Bartolini e il giornalista Rai Carlo Cianetti per il centrosinistra, e Luigi Andreani, che tenterà la scalata al comune di Trevi. «Siamo qui in Umbria per dare manforte ai nostri candidati – ha detto Gasparri -, a cominciare dalla conferma di Assisi, ma lanciamo anche sfide convinte ad Amelia, a Gubbio, a Città di Castello, dove ho trovato cartelli molto coesi dell’area moderata alternativa alla sinistra».
Strapperemo Comuni al centrosinistra L’obiettivo è quello di continuare a crescere strappando comuni al centrosinistra come successo negli ultimi anni a Deruta e Todi: «Continuerà quella politica di crescita, che, anche se a piccoli passi, c’è stata in passato. Dopo le elezioni – dice Gasparri – avremo sicuramente più Comuni sul fronte del centrodestra». L’ex colonnello finiano poi non risparmia stoccare verso il presidente della Camera, accusato di «diserzione» durante l’ultima campagna elettorale per le Regionali che non vide di certo in prima fila Fini: «Io mi lamento delle cose non fatte più che di quelle fatte. Fini – spiega il capogruppo – sarebbe più credibile se avesse fatto la campagna elettorale per la Polverini e per altri candidati un anno fa». «Fini – ha ricordato Gasparri – si astenne dalla campagna elettorale. Io sono più critico per le mancate campagne elettorali perché questo fa capire che lui giocava sulla sconfitta. Questo spiega molte cose nei rapporti con il centro destra. Quindi – ha concluso – io mi lamento della diserzione dell’anno scorso».
Libia, nostro governo ha linea realista Spostandosi sul rovente fronte libico, Gasparri sostiene come il governo italiano dimostra «saggezza e lucidità». «Bisognerebbe ascoltare l’Italia, perché tutto ciò che noi diciamo dopo due giorni viene condiviso. Il nostro governo – ha detto Gasparri – ha una linea realista. Ha aderito alla risoluzione dell’Onu, partecipa a queste operazioni. E tutto quello che il nostro governo dice si realizza due dopo giorni che il governo lo ha detto. Abbiamo chiesto un coordinamento Nato e si è determinato un coordinamento Nato. Abbiamo detto che accanto alle iniziative di altra natura bisogna anche avviare iniziative diplomatiche, se si vuole arrivare a un dopo Gheddafi, a una diversa accezione della Libia, e adesso si fa a gara».
No al «partito Total» «L’Italia – ha aggiunto Gasparri – è lucida, preveggente, perché conosce questa situazione, poiché è il Paese più vicino alla Libia. Bisognerebbe riconoscere la lucidità, la saggezza del nostro governo – ha concluso – e placare la intemperanza del ‘partito Total’, nel senso di quelli che forse pensano di mettere la Total al posto dell’Eni». Identico problema il senatore Pdl, e come lui molti altri esponenti del centrodestra che sul caso Libia hanno scoperto all’improvviso il loro pacifismo, non se lo posero durante la guerra irachena. Di «partito dei petrolieri americani» infatti all’epoca non si parlò.
Immigrati, bonus è solo opzione Strettamente connesso al tema libico c’è la questione dell’accoglienza degli immigrati. Secondo il senatore pidiellino il bonus agli immigrati «è un’eventualità. L’obiettivo numero uno è quello di riaccompagnare i clandestini in Tunisia. L’incontro del nostro governo con le autorità tunisine di venerdì scorso – ha spiegato – a questo era finalizzato». «Per quanto riguarda il bonus agli immigrati – ha detto Gasparri – il governo è stato chiaro: l’Europa prevede meccanismi di questo tipo ove fossero finanziati dall’Unione europa, cui abbiamo chiesto collaborazione. E’ una eventualità».
Immigrati, vanno rispediti in Tunisia Ora, ha continuato Gasparri, «c’è un problema di transizione in Tunisia e di oggettiva fragilità delle nascenti istituzioni del dopo Ben Ali, perché per riaccompagnare i clandestini e bloccare le partenze occorre una collaborazione con le autorità locali. Il quadro che c’era prima – criticabile per molti profili perché Ben Ali, Mubarak, Gheddafi certamente non hanno gestito secondo principi di democrazia i loro Stati – comunque prevedeva degli accordi bilaterali che hanno retto e che hanno azzerato gli sbarchi a Lampedusa. Ora la storia si è rimessa in moto nel bene e nel male. Nel bene perché si spera che questi Paesi conquistino libertà e democrazia. Ci sono però delle ricadute nella difficoltà di gestire in questa fase questi flussi. Ma io credo – ha affermato – che l’Italia debba al più presto mettere i tunisini su delle navi e più che portarli a Mineo, a Manduria, o a Pinerolo, vanno portati in Tunisia. Sono dei clandestini che scappano da un Paese dove non c’è guerra, anzi c’è più libertà adesso di prima».

