Ostetricia e ginecologia di Spoleto. Foto archivio

Non solo in Regione, ma anche in Comune. È direttamente il Movimento 5 stelle a segnare all’ordine dei giorno del consiglio comunale di Spoleto una mozione «per garantire il mantenimento del punto nascita di Spoleto, un reparto eccellente e ben funzionante – si legge nell’atto – dove opera un’equipe di professionisti guidati dal primario Fabrizio Damiani».

M5s all’attacco della giunta Cardarelli sull’ospedale di Spoleto A presentare l’atto il consigliere comunale Elisa Bassetti, sostenuta nell’iniziativa dal senatore Stefano Lucidi con cui viene stigmatizzato, al pari di quanto fatto recentemente dal Pd di Spoleto, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale: «Nulla o poco è stato fatto dalle precedenti amministrazioni per difendere i servizi dell’ospedale e risulta imbarazzante la cronistoria e la perdita negli anni dei primariati, ma l’emergenza intorno al San Matteo degli Infermi continua anche oggi con la giunta guidata dal sindaco Fabrizio Cardarelli». E infatti: «Lo stato attuale dei lavori sul nosocomio di Spoleto ci lascia molto perplessi perché – scrivono Bassetti e Lucidi – l’integrazione di cui si parla tra gli ospedali di Spoleto e Foligno non ha ancora sciolto molti nodi e dubbi sul futuro del San Matteo, mentre la quarta commissione comunale competente per la sanità e incaricata di monitorare costantemente lo stato dell’ospedale, non è riuscita nell’arco di un anno a produrre un documento di intenti sul tema della sanità a Spoleto».

Punto nascita del San Matteo degli Infermi Poi nel merito del futuro del reparto di Ostetricia e Ginecologia: «Ogni anno la politica nazionale e regionale di accentramento dei presidi ospedalieri mette a rischio i piccoli punto nascita tra cui quelli di Spoleto che non raggiungono i 500 parti l’anno, per questo il ministero della Salute ha segnato quello del San Matteo tra i sei in cui è considerato più rischioso e per questo rischia la chiusura». Nel 2014 a Spoleto sono nati  oltre 500 bimbi, mentre nel 2015 il numero di parti si è fermato a quota 431: «Il modello del ministero tende a concentrare le nascite in reparti che registrano anche più di duemila parti ogni anno, ma dove la madre viene dimessa anche dopo sei ore dalla nascita o deve percorrere distanze significative in auto per raggiungere l’ospedale al momento delle contrazioni, per quanto ci riguarda – prosegue la nota di Bassetti e Lucidi – il modello che prediligiamo è proprio quello del piccolo reparto di Ostetricia di Spoleto dove tempi ed esigenze delle partorienti sono rispettati con grande cura e professionalità».

La mozione di Bassetti Da qui la mozione depositata all’ufficio di presidenza del consiglio comunale che ambisce, inutile dirlo, a ottenere in aula un consenso unanime: «Il punto nascita deve essere il fulcro di una nuova politica per Spoleto, che metta al centro le famiglie, le giovani coppie e il rilancio delle nascite, sostenendola con una rete di interventi che coinvolga tutti i soggetti: dalle scuole alle farmacie, dal consultorio ai medici di famiglia». Le richieste contenute nell’atto presentato da Bassetti sono chiaro: «Il sindaco Fabrizio Cardarelli, la giunta e l’intero consiglio devono mettere in atto tutte le misure e azioni necessarie a garantire il mantenimento dell’ospedale di Spoleto in Regione, ma anche creare una rete informativa di supporto al punto nascita».

 

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