L'aula del consiglio regionale

In fondi europei che arriveranno con la prossima programmazione 2014-2020 «hanno una natura limitata. E’ un errore pensare che attraverso lo strumento dei fondi strutturali si possano realizzare tutte le politiche di sviluppo, di competitività e di innovazione di un territorio». A dirlo è stata la presidente della Regione Catiuscia Marini martedì in consiglio regionale, quando all’unanimità l’aula ha approvato (oltre ad altri provvedimenti) la risoluzione unitaria che contiene una serie di ‘raccomandazioni’ all’esecutivo, che in queste settimane sta perfezionando il Quadro strategico per i prossimi sette anni: da una più puntuale definizione delle tipologie di intervento alla semplificazione delle procedure; dalla partecipazione alla rigorosa verifica dei risultati fino all’attenzione su green economy e fonti rinnovabili.

Marini: non sono l’unico strumento Nell’intervento che ha chiuso il dibattito la presidente pur ribadendo l’importanza dei fondi europei ha detto che «ad esempio, le Acciaierie speciali Terni e l’indotto di sistema delle piccole e medie imprese, connesso alla presenza di una grande industria manifatturiera industriale su un settore di base come quello dell’acciaio, innovativa e di qualità, è capace di spingere un grado di innovazione, di risorse finanziarie esternalizzate, di investimenti in innovazione e ricerca che sono superiori in un solo anno a quelle dell’intera programmazione strutturale». Quello che non bisogna commettere quindi è l’errore di considerare i fondi strutturali «quale unico strumento a disposizione per la competitività del sistema economico e produttivo». «È importante puntualizzare – ha aggiunto – che anche nella programmazione 2007/2013 ci sono stati indicatori dei risultati raggiunti per ogni misura. Per ogni risorsa sappiamo il numero dei lavoratori stabilizzati (1. 800 unità), sulle misure della cassa integrazione in deroga ci sono 12mila persone fisiche che hanno beneficiato degli strumenti straordinari previsti dal fondo sociale. Dobbiamo tuttavia incrementare azioni che siano più rapide nel dare il contributo di competitività».

Il dibattito Secondo Paolo Brutti (Idv), «servono obiettivi precisi e azioni in favore della crescita dell’occupazione. Avrei preferito – ha aggiunto – una mozione meno tecnica e meno prolissa, ma più attenta alle questioni occupazionali”. Per Gianfranco Chiacchieroni (Pd) «industria di base, green economy e filiera tac sono obiettivi prioritari. Ci troviamo di fronte a un’occasione – ha precisato – per definire le linee di marcia, di intervento, di tendenza che l’Umbria deve mettere a punto per unire gli sforzi e cogliere alcuni obiettivi, insomma fissare una strategia che ricollochi l’azione». Brutti aveva presentato un emendamento interamente sostitutivo della risoluzione che puntava l’attenzione sulla necessità di prevedere precisi obiettivi occupazionali nell’assegnazione dei finanziamenti comunitari. Successivamente Brutti lo ha ritirato presentandone uno con Chiacchieroni in cui riproponeva i contenuti sostanziali del primo documento; un atto bocciato con 19 no, 4 sì (Goracci, Dottorini, Brutti, Chiacchieroni) e 3 astenuti (Marini, Bracco Lignani Marchesani). Uguale esito per un altro emendamento aggiuntivo presentato da Chiacchieroni (e cofirmato da Brutti) che puntava l’attenzione sulla necessità di intervenire sulle aree urbane dismesse: 19 no, 5 sì (Chiacchieroni, Dottorini, Brutti, Goracci, Riommi), 3 astenuti (Marini, Rosi, Mantovani).

Pdl: documento utile Orfeo Goracci (comunista umbro) ha invitato a «superare le rivendicazioni territoriali per attuare una programmazione solidale, equilibrata, sostenendo i territori più deboli». Massimo Buconi (Psi) ha invitato a prestare «attenzione al rischio di parcellizzazione degli interventi. operare quelle scelte prioritari che possano garantire i maggiori risultati». Secondo Raffaele Nevi (Pdl) quello in atto è un «confronto su documento utile e positivo. Saremo ora attenti e vigili – ha aggiunto – nella fase successiva mirando a rigore, efficacia e velocizzazione delle procedure» . Andrea Lignani Marchesani (FdI) pur riconoscendo che «il coinvolgimento del Consiglio regionale nella discussione sui fondi comunitari è un fatto positivo», tuttavia «c’è il rischio che, essendoci pochi soldi per le scelte, si usino questi fondi in maniera quantomeno inappropriata come è stato fatto in passato».

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