Paolo Brutti

Le risorse europee destinate allo sviluppo e all’occupazione sono gestite con eccessiva approssimazione. Ne è convinto il segretario regionale dell’Italia dei Valori Paolo Brutti che martedì nel corso di una conferenza stampa ha spiegato che si tratta «di risorse insufficienti – ha detto – ma comunque importanti, in tutto fanno due miliardi di euro in sette anni. Stiamo parlando di circa 300 milioni l’anno che la Regione gestisce e destina ai vari progetti». Brutti ha presentato una mozione che impegna la Regione anzitutto a riservare il 70 per cento delle risorse alla creazione di nuovi posti di lavoro, ma soprattutto a vincolare i finanziamenti europei a progetti che dichiarino in anticipo quanti nuovi assunti si prevedano, se laureati o diplomati, quale ricaduta l’investimento pubblico comporti in termini di riduzione della povertà, la natura delle assunzioni, se a tempo indeterminato o per pochi anni, e altri parametri ancora. Una serie di dati che non servono solo a vagliare e premiare le richieste più convincenti ma a verificare, anche in corso d’opera, se gli obiettivi dichiarati vengono rispettati o meno. Se i risultati non ci sono inutile insistere la prossima volta.

FONDI UE 2014-2020, IL PIANO DELLA GIUNTA

Brutti: dati indispensabili «La presidente Marini – dice Brutti – si è già espressa con toni convinti sull’argomento, sottolineando che la stessa Unione europea chiede precise garanzie in merito, ma il lavoro a monte, la selezione dei progetti, avviene qui e questi dati sono indispensabili per poter scegliere in modo consapevole e meno discrezionale i progetti da privilegiare. Basta con le file davanti alla porta dell’assessore, basta con finanziamenti che in tutti questi anni non hanno generato neanche un nuovo assunto. Se formi del personale devi avere una struttura, quantomeno un’azienda satellite, che integri una quota di personale. Se ricevi finanziamenti per utilizzare gli stagisti prima o poi qualcuno devi assumerne, altrimenti finisce che la collettività paga la forza lavoro e gli utili finiscono nelle mani di uno solo». Da sottolineare, infine, che le strutture regionali sono dotate di personale preparato specificamente per l’analisi dei dati. Un approccio del genere, spiega Brutti, permetterebbe agli uffici preposti intanto di svolgere il lavoro per il quale sono stati assunti, quindi di elaborare proiezioni e comparazioni con altre entità locali, adeguando la macchina pubblica a una gestione moderna delle risorse a disposizione.

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