Giorgia Meloni (foto Rosati)

Sono Giorgia Meloni di Fd’I e Paolo Grimoldi della Lega i due parlamentare intervenuti all’indomani della decisione della famiglia Raggi di citare in giudizio la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno e quello della Giustizia per l’omicidio del giovane David, ucciso brutalmente a Terni nel marzo scorso dal coetaneo Amine Aassoul, detto Aziz, recentemente condannato a 30 anni.

TUTTO SULL’OMICIDIO RAGGI

Famiglia Raggi fa causa allo Stato L’avvocato Massimo Proietti che assiste la famiglia a Palazzo Chigi contesta il mancato adeguamento dell’Italia a una direttiva europea che impone ai Paesi di costituire un fondo per le vittime di particolari reati di natura transnazionale, tra cui rientra quello di David. Per l’inadempienza, ha riferito il legale, lo Stato è già stato condannato due volte dai tribunali di Roma e Torino. L’altro procedimento potrebbe trascinare in tribunale i ministeri dell’Interno e della Giustizia, ai quali la famiglia contesta la mancata espulsione di Aziz, condannato per le scorribande marchigiane a 6 anni e 8 mesi.

Meloni: «Diritto sacrosanto» Sulla decisione della famiglia Raggi, che va ricordato anche di fronte alla brutalità e al dolore ha mantenuto un comportamento esemplare a difesa della tolleranza, col fratello Diego che ha chiesto più volte di non trasformare la morte di David in una campagna di odio dall’immigrato, è intervenuta la capogruppo di Fd’I alla Camera, Giorgia Meloni: «Tutti ricordiamo la storia di David Raggi, il giovane ternano di 27 anni sgozzato e ucciso l’anno scorso da un marocchino ubriaco che era in Italia pur non avendo alcun titolo per farlo, perché immigrato clandestino e destinatario di un mandato di espulsione. In sintesi: la lentezza e l’incapacità delle istituzioni hanno permesso a questo criminale di rimanere sul nostro territorio e di commettere un brutale omicidio. Quindi è corretto dire che se il ministero dell’Interno avesse cacciato immediatamente quell’immigrato dal territorio italiano, David sarebbe ancora vivo. È dunque sacrosanta la decisione della sua famiglia di citare in giudizio il presidente del Consiglio Renzi, il ministro dell’Interno Alfano e il ministro della Giustizia Orlando perché se un immigrato clandestino o un beneficiato dagli svuotacarceri commette un crimine, lo Stato ne è responsabile e deve risarcire le vittime perché quel criminale non doveva essere lì. È un principio che deve diventare legge: per questo come Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale abbiamo depositato una proposta di legge alla Camera dei deputati e chiediamo a tutte le forze politiche di discuterla. Rendere giustizia a David, alla sua famiglia e a tutti i casi simili che si sono verificati in Italia è doveroso e deve essere una priorità di tutti».

Lega: «Avvocato gratis» Sul piatto il deputato Paolo Grimoldi della Lega Nord mette l’assistenza legale gratuita per tutti quei cittadini vittima che intendano citare in giudizio lo Stato: «La Lega Nord è pronta a sostenere legalmente, mettendo a disposizione gratuitamente un avvocato, tutte le vittime, o le loro famiglie, che da oggi decideranno di intentare causa contro lo Stato dopo aver subito un grave reato da parte di un immigrato clandestino che non avrebbe dovuto più trovarsi in Italia al momento in cui ha commesso il suo crimine. Indipendente dal caso specifico della famiglia Raggi di Terni, riteniamo sia giunto il momento che questo Stato, perennemente inadempiente verso i cittadini sul fronte sicurezza e prevenzione, e appunto responsabile delle azioni e dei crimini commessi da chi doveva essere espulso e non è stato allontanato per colpa delle inefficienze o incapacità del governo, debba rispondere in sede civile e risarcire tutti quei cittadini che subiscono gravi reati, come la rapina, la violenza sessuale o l’omicidio, da parte di immigrati irregolari presenti sul nostro territorio. Per questa ragione la Lega Nord, per tutti questi casi, da oggi sosterrà, attraverso un proprio legale messo a disposizione gratuitamente, tutti i cittadini che intendano fare causa allo Stato».

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