Un'urna elettorale

di Iv. Por. e Dan.Bo.

Alle prossime elezioni politiche l’Umbria avrà due collegi uninominali al Senato e tre alla Camera dei deputati. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, che ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo nel quale si disegna la mappa con la distribuzione dei collegi uninominali e plurinominali da assegnare a ciascuna circoscrizione. Lo schema del decreto legislativo sarà trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti, che dovranno pronunciarsi nel termine di quindici giorni dalla data di trasmissione.

Senato: Umbria divisa in due per sette seggi Secondo quanto trapela, al Senato l’Umbria conserva i due collegi per l’uninominale. C’era il rischio di perderne uno, dato che la legge pone la soglia dei 600 mila abitanti a collegio, tuttavia lasciando un margine del 20 per cento in più o in meno. Dunque, il governo ha alla fine deciso di lasciarne due che – questo è pressoché certo – non coincideranno con le province di Perugia e Terni. In questi due collegi verranno eletti i due più votati all’uninominale, a cui si aggiungeranno altri cinque da pescare nell’unica lista plurinominale regionale del proporzionale.

Camera: tre collegi per nove eletti Alla Camera, invece, i collegi dell’uninominale saranno tre con popolazione omogenea. Anche qui vanno in Parlamento i più votati. Per il proporzionale, anche alla Camera la lista sarà circoscrizionale dunque una sola regionale. Da qui verranno eletti gli altri sei deputati.

Attesa per la mappa Ovviamente, per ciò che riguarda il proporzionale, sia al Senato che alla Camera, la prima ripartizione sarà tra le coalizioni più votate. Poi, dentro ogni coalizione, tra le forze politiche che la compongono. Quello che resta da capire è dove il ministero dell’Interno ha posto i confini tra i collegi. Nelle prossime ore la mappa arriverà nelle commissioni di Camera e Senato e ogni forza proverà a spostare qua e là i contorni di qualche collegio, anche se i tempi ristretti di un probabile voto a metà marzo lascia pochi margini di manovra.

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