Rossi, Laffranco e il coordinatore provinciale Monni (foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri e Daniele Bovi

In pole position gli uscenti Rocco Girlanda, Pietro Laffranco e Luciano Rossi, con il ternano Raffaele Nevi subito dietro. Si gioca nel «derby» d’opposizione con i centristi di Monti la partita delle candidature del Pdl in Umbria. Monti che schiera il professor Campi e dirotta il rettore Giannini in Toscana.

Criteri di rieleggibilità Mentre il Pd ha già sciolto gli ultimi dubbi sulle liste per Camera e Senato, nel Popolo delle libertà sono ore frenetiche. Denis Verdini è alle prese con le richieste dei territori, ma il partito ha dettato lunedì regole restrittive per la ricandidabilità dei parlamentari uscenti: non più di 15 anni (anche non consecutivi) tra i banchi di Montecitorio o Palazzo Madama; età inferiore a 65 anni; essere in regola con la contribuzione mensile al partito. Oltre ovviamente alla fedeltà dimostrata al partito. Regole sugellate direttamente da Silvio Berlusconi. Salvo deroghe, molto limitate, specie per ciò che riguarda l’età massima.

Fuori i senatori I criteri sono molto importanti in Umbria, dove chi ha una poltrona non vorrebbe privarsene. Ma, di fatto, le regole fanno fuori i senatori Franco Asciutti, Domenico Benedetti Valentini e Ada Spadoni Urbani. Largo, dunque, al rinnovamento a meno di deroghe: al momento, secondo i rumors, l’unica che ha qualche chance è la Urbani.

Pole position Se si guarda alle gerarchie di partito, hanno ottime possibilità di ricandidatura gli uscenti Rocco Girlanda (forte del legame intimo con Verdini), Pietro Laffranco (che ha ricoperto il prestigioso incarico di vicepresidente del gruppo alla Camera) e, un passo dietro, Luciano Rossi (fedelissimo di Berlusconi e coordinatore regionale del partito). Subito a ruota il capogruppo in Regione Raffaele Nevi, che garantirebbe la copertura del territorio ternano. Resta l’incognita Urbani, mentre non si sono candidati i pur candidabili Claudio Ricci e Massimo Monni, che da coordinatore provinciale di Perugia spinge che il resto della lista venga composto da giovani e donne dei territori.

Il derby coi montiani Una fondamentale partita elettorale, anche per decidere candidature e posizionamenti, il Pdl se la gioca con i centristi (derby dell’opposizione a Palazzo Cesaroni): se tutto andasse secondo previsioni dei sondaggi, con la vittoria del Pd sia a livello locale che nazionale, il Pdl eleggerebbe un deputato e un senatore conquistando intorno ai 100 mila voti. Che raddoppierebbero: due deputati e due senatori qualora arrivassero secondi doppiando i voti della terza lista: il centro di Monti, appunto, oppure il Movimento 5 Stelle.

Campi in Umbria, Giannini in Toscana A proposito della lista «Con Monti per l’Italia», secondo quanto risulta a Umbria24, il candidato di punta al Senato sarà il professor Alessandro Campi e non il rettore Stefania Giannini. Questo perché Montezemolo le avrebbe assicurato un collegio sicuro in Toscana, mentre in Umbria la soglia dell’8% è tutt’altro che facile da raggiungere.

Fratelli d’Italia Grande movimento poi anche in casa dei Fratelli d’Italia, il nuovo partito che fa capo a Ignazio La Russa, Guido Crosetto e Giorgia Meloni. Dopo la presentazione dei giorni scorsi a Perugia si segnalano nuove adesioni (pronti a fare il grande salto i consiglieri comunali di Perugia Andrea Romizi, Pdl, e Giorgio Corrado, da poco uscito dal gruppo consiliare) mentre giovedì si invieranno le liste a Roma per l’approvazione. Come promesso nel corso della conferenza stampa perugina, la formazione della squadra sarà il più condivisa possibile: mercoledì sera nel perugino hotel Tevere eletti ed aderenti si ritroveranno per fare il punto e decidere insieme. L’idea è quella di dare priorità agli eletti e a coloro che sono radicati sul territorio e alla cosiddetta società civile.

Lo schema Lo schema vincente potrebbe essere questo: i due capilista saranno i consiglieri regionali Alfredo De Sio e Andrea Lignani Marchesani con, a seguire, gli eletti sul territorio e volti della società civili. In questo quadro il consigliere Franco Zaffini andrebbe a ricoprire il ruolo di capogruppo a palazzo Cesaroni mentre la gestione del partito verrebbe perlopiù affidata ai giovani.

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