di F.T.
Tre per il Senato, due per la Camera. Obiettivo: conquistare almeno due posti in parlamento. Il Partito democratico di Terni presenta i propri candidati alle prossime elezioni politiche, scelti attraverso le primarie e confluiti nelle liste regionali: sono Gianluca Rossi, Nicoletta Valli e Sandro Corradi per palazzo Madama, Carlo Emanuele Trappolino e Silvia Fringuello per Montecitorio. Per martedì è in programma un incontro pubblico a cui parteciperanno anche i capilista in Umbria, Marina Sereni e Miguel Gotor.
I programmi In cima all’agenda c’è il tema del lavoro, legato al rilancio di un territorio che «attraverso il Pd, può tornare a dire la sua nelle massime istituzioni nazionali». Questo il pensiero del segretario provinciale, Mario Giovannetti e di quello comunale, Andrea Delli Guanti. Il partito, sferzato dalle polemiche locali sul ritiro delle candidature di Carlo Ottone e Alida Nardini, rinvia le discussioni interne al dopo-voto: «Sarà il prossimo congresso – affermano i due segretari – a sciogliere i nodi e le questioni puramente politiche. Questo è il momento della campagna elettorale e delle risposte alle domande della città».
Ripresa per Terni e per l’Umbria «Il Partito democratico – afferma Giovanetti – si candida a guidare il paese verso un obiettivo fatto di rinascita e ricostruzione, dopo i danni prodotti dalla crisi e dal berlusconismo. Insieme all’Italia, possono riprendersi anche l’Umbria e il territorio ternano, segnato da crisi e partite ancora aperte su temi cruciali per il futuro». Analogo il pensiero di Andrea Delli Guanti: «Le liste che il Pd ha composto a livello nazionale e locale danno l’idea del profondo processo democratico innescato attraverso le primarie. In Umbria abbiamo un’età media dei candidati inferiore ai 50 anni e nei primi quattro posti c’è un’assoluta parità fra uomini e donne. L’obiettivo della nostra provincia – spiega Delli Guanti – è quello di eleggere due rappresentanti in Parlamento, permettendo al territorio di tornare protagonista all’interno delle massime istituzioni nazionali».
Parola ai candidati Gianluca Rossi, assente a causa dell’influenza, ha esternato al telefono il suo punto di vista: «Anche nella nostra regione, dove si è cercato di porre un forte argine con politiche sociali di ampio respiro, la crisi economica segna la vita di molte persone. Dobbiamo tutelare chi produce ricchezza attraverso il lavoro e non chi, spostando capitali con un click, gode della propria rendita finanziaria a svantaggio della collettività. È tempo di porre un freno definitivo alla precarietà e di spostare il peso del fisco sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari». Carlo Emanuele Trappolino sferza i montiani: «Le liste che dicono di fare riferimento alla cosiddetta società civile – afferma – sono in realtà composte da banchieri e industriali. La nostra è l’unica forza veramente popolare, oltre che legittimata da un percorso democratico chiaro. Siamo davanti a tutti, con proposte e temi concreti». L’importanza di nuove politiche del lavoro non sfugge a Sandro Corradi. Questa la sua ricetta: «Vogliamo detassare il lavoro, perché è incredibile che oggi in Italia ci sia può convenienza ad investire su strumenti finanziari, piuttosto che a dare vita ad un’azienda. Sono 20 anni che aspettiamo una riforma in questo senso possiamo imprimere quella svolta che finora è mancata al Paese».
Le donne Nicoletta Valli e Silvia Fringuello insistono sui temi sociali e del lavoro: «Vogliamo dare un nuovo futuro al Paese, in particolare sul tema del lavoro – afferma Nicoletta Valli – perché abbiamo due milioni di giovani che non studiano e non lavorano. Dovremo essere in grado di restituire una speranza e un futuro a chi oggi è schiacciato dalla crisi e dalle scelte scellerate dei governi precedenti». Per Silvia Fringuello, «diversamente da chi si è affidato alle dinamiche del web oppure a decisioni prese da due, massimo tre persone, il Pd è riuscito a comporre le liste attraverso un grande percorso democratico. Avvertiamo con forza l’esigenza di creare un nuovo circuito economico che possa distribuire la ricchezza in maniera più equa. Anche a vantaggio delle tante donne che lavorano con contratti atipici o sono libere professioniste, che non vedono ancora riconosciuto e tutelato il proprio diritto alla maternità».
