di Daniele Bovi
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ELEZIONI: I RISULTATI IN DIRETTA – LO SPECIALE

Dentro il Pd umbro il day after è quello della riflessione. La coalizione che governa l’Umbria è abbondantemente sotto il 40%, il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica in molte realtà della regione come Spoleto. Rispetto al 2008 poi, benché alcuni si sforzino di fare il paragone con le regionali del 2010 («è come paragonare le pere con le mele» dice un dirigente democratico), sono sparite decine di migliaia di voti: 83 mila alla Camera, 64 mila al Senato. Dopo cinque anni di governo Berlusconi, il partito è arretrato e decine di migliaia di umbri non hanno visto nel partito la capacità di interpretare il cambiamento e una autorevole alternativa di governo. E il «profumo» di Grillo lo ha avvertito in giro per l’Umbria anche il neo-senatore Miguel Gotor, uno dei più stretti e ascoltati collaboratori di Pierluigi Bersani eletto come capolista al Senato.

LE REAZIONI: GIRLANDA – BOTTINI – MONACELLI – CIPRINI E PIETRELLI (M5S)

Il profumo di Grillo «Andando in giro per l’Umbria – dice a Umbria24 – il profumo del successo di Grillo l’ho sentito. Potevo pensare ad una percentuale più vicina al 20 che al 25% ma sia a livello nazionale che regionale questo successo non mi sorprende». Un Movimento che esprime un blocco sociale «da guardare con attenzione e rispetto». L’analisi del voto di Gotor parte da alcuni dati di fatto: «E’ la fine del bipolarismo – spiega – con tre forze equivalenti che possono contare su circa otto milioni di voti. Che cosa non ha funzionato? Innanzitutto parto da una crisi economica e sociale molto forte e da una politica inadeguata a trovare risposte all’altezza. Questa fine del bipolarismo non si spiega soltanto dentro una visione che guarda ai “mobilitati” che partecipano alle manifestazioni di piazza e alla vita dei social network. Oggi il confronto è tra populisti e riformisti e i riformisti sono in affanno perché non riescono a trovare una risposta alternativa».

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Vittoria numerica Gotor poi, «sorpreso dalla capacità di espansione di Berlusconi», vede il bicchiere mezzo pieno parlando di una maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato che «in qualunque altra democrazia occidentale permetterebbe di formare un governo, mentre ciò in Italia non è possibile in virtù di questa legge elettorale. Il quadro comunque non è soddisfacente, la nostra è una vittoria numerica e non politica. Non sottovaluterei comunque ciò che c’è ma la strada è in salita e dobbiamo pedalare. Fare un governo sarà difficile ma dobbiamo farlo. La nostra proposta, fatta di responsabilità, rimane».

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Non sono il commissario In qualche conciliabolo di queste settimane poi alcuni democratici hanno parlato di un Gotor visto come una sorta di «commissario» del partito umbro. Un vestito dentro il quale il neo-senatore non si vede: «Non è questo il mio ruolo – dice – né la mia vocazione. Io sono uno studioso che farà bene il senatore. Manterrò il mio impegno con l’Umbria che ho iniziato a conoscere, mi piacerebbe molto lavorare su formazione e cultura». Tra un mese poi uscirà il nuovo libro di Gotor, professore di Storia moderna che darà alle stampe «La passione non è finita», volume sugli scritti di Enrico Berlinguer: «Usiamolo e parliamone – conclude – come occasione di rinnovamento della politica». Un rinnovamento con radici ben salde nella storia del partito.

Leonelli: serve modello nuovo Nel partito umbro intanto il la al dibattito lo dà Giacomo Leonelli, presidente del Consiglio provinciale di Perugia e renziano di ferro. Un’analisi impietosa quella di Leonelli alla fine della quale vede un «nostro elettorato stanco» e invoca per l’Umbria «un nuovo modello di governo che tenga conto degli errori commessi». Leonelli chiede l’avvio di «un’immediata riflessione critica – scrive – sul come riconnetterci a quegli elettori che ieri in Umbria c’hanno voltato le spalle, in un Partito democratico che, in piena autonomia, dovrà necessariamente trovare il coraggio di andare fino in fondo». Insomma, sarà un congresso duro.

Ascolto e umiltà Secondo Leonelli bisogna ascoltare con «profonda umiltà» la comunità regionale senza arroccarsi dietro la difesa del «nostro tradizionale modello amministrativo» e dietro la «scarsità di risorse» lamentata dagli enti locali. Sull’agenda ci sono i temi del «civismo, dei nuovi modelli partecipativi» e alcuni «temi concreti come il consumo del territorio, le riforme strutturali della macchina amministrativa, un ripensamento nel senso dell’equità e dei nuovi bisogni del welfare locale». Tutti temi che potrebbero far parte di quel congresso del partito che rappresenterà la prima tappa di un percorso di fuoco che porterà, in due anni, alla grande tornata amministrativa del 2014 e alle regionali del 2015. Anni in cui il Pd umbro non vuol farsi travolgere definitivamente dallo tsunami.

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