Il segretario pd Bottini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
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E’ stato il Movimento 5 Stelle, e soprattutto il suo successo elettorale anche in Umbria, il vero protagonista del «conclave» del Pd umbro che martedì nel tardo pomeriggio ha riunito la sua direzione regionale. Una direzione aggiornata a lunedì prossimo e tutta, ovviamente, centrata sull’analisi del voto. Il segretario Lamberto Bottini ha ammesso il risultato «inferiore alle nostre attese», ha appoggiato la linea di Bersani per un tentativo di formare un governo sulla base degli ormai noti otto punti e ha parlato del «malessere» che attraversa larghi strati della società come della matrice di questo voto. Bottini ha ammesso che forse la campagna elettorale è stata troppo sobria, che il Movimento è un fenomeno tutto da capire, che il Pd non è stato in grado di intercettare «un di più» nella società umbra e ha indicato i temi sui quali puntare con una consapevolezza: «Non possiamo tergiversare, non ci sono più rendite da sfruttare». Tra poco più di due mesi infatti andranno alle urne, tra gli altri, comuni importanti come Trevi e Corciano. Bottini chiede più visibilità, provvedimenti non al ribasso e portare alla luce «quelle sensibilità che abbiamo» su temi come l’ambiente e la trasparenza. Toccato anche il tema della futura legge elettorale regionale («non dobbiamo fare equilibrismi, il consenso dovrà pesare più della rendita») e dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti: «Non possiamo tacere – ha detto -, se serve dobbiamo anche pensare alla sua abolizione». La discussione è stata chiusa dal sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che è tornato a battere sul tasto della radicalità (tema che ha attraversato la direzione), che non significa per lui assumere i linguaggi o i temi dell’estrema sinistra bensì quelli della «radicalità della normalità». Il sindaco ha poi guardato con preoccupazione ai dati che parlano di un partito ultima scelta tra i giovani, ha chiesto con forza l’apertura a breve di un congresso, una «discussione franca» e una nuovo disegno di società senza impelagarsi in «discussioni da anni Ottanta come quelle sul partito degli amministratori». «Smontiamo il Pd – ha concluso Boccali – e rifondiamolo».  Di seguito gli interventi. 

LA DIRETTA

Ore 18.06 Il presidente Castellani ricorda in apertura con un minuto di silenzio l’uccisione delle due dipendenti regionali e la morte del dirigente del Pd ternano Acciacca.

Ore 18.08 Lamberto Bottini: «Speriamo che non sia una liturgia. Abbiamo bisogno di riflettere in modo vigoroso, una riflessione difficile che non deve perdere di vista un Paese che è in difficoltà. Occorre accorciare le distanze verso la politica e il disagio, che è la matrice di questo risultato elettorale. Fase resta molto difficile per molti. C’è malessere che si esprime e prendiamo atto di come si esprime. Risultato nostro inferiore alle attese, ci hanno votato otto milioni di persone ma avevamo letto condizioni differenti. Abbiamo perso molti voti, regioni in cui pensavamo di vincere hanno invece creato queste condizioni al Senato. Spetta a noi fare una proposta e mettere le forze di fronte alle proprie responsabilità, anche di fronte a chi fino ad ora non le ha avute. In altri paesi come la Francia ci sarebbe stabilità e invece qui c’è un quadro complesso. Con questa legge si facilita chi vuole azzoppare le vittorie degli altri. Campagna elettorale troppo sobria e poco radicale? Possibile. I sondaggi poi è possibile che ci abbiano portato fuori strada, insieme ad altre vicende e scandali, a partire da quella del Mps che ha sfiorato il Pd e che ha pesato per quell’atteggiamento dei cittadini che ha dato responsabilità a chi si è preso responsabilità di governo. I provvedimenti del governo Monti non hanno dato respiro al Paese e quindi il M5s è stato premiato ogni oltre aspettativa. Il Movimento ha raccolto voti da destra a sinistra, di protesta e di proposte, di visioni diverse e non è facile valutare tutte le convergenze che hanno prodotto questo risultato con cui oggi dobbiamo fare i conti. Occorre pensare alla comunicazione e alla forma partito, due fronti su cui è evidente che c’è riflessione da fare di fronte ad un fenomeno che fa politica senza sedi. Non bisogna fare analogie con altri fasi storiche, sarebbe troppo sbrigativo. Qui milioni di cittadini hanno consegnato un mandato preciso, di questo fenomeno non sappiamo prefigurare sviluppi, durata, consistenza e successi. È una storia da scrivere e da verificare. Questo è un partito che deve procedere verso il rinnovamento dando però orizzonti più chiari. Abbiamo rappresentanza parlamentare rinnovata, ma l’età non basta per entrare in sintonia con il Paese, abbiamo l’obbligo di procedere e dover cambiare. Il malumore inevitabilmente si è incanalato anche nelle difficoltà dei nostri governi a cui dobbiamo dare supporto forte e politicamente dobbiamo essere più forti anche rispetto ai provvedimenti presi a livello nazionale. Su alcuni punti proposti da Bersani dovevamo spingere di più, e alle nostre iniziative elettorali non siamo stati in grado di intercettare un di più, eravamo sempre un po’ noi. Ormai non c’è più rendita da sfruttare, la coalizione si è asciugata e penso ai nostri partner soprattutto. Io non darei per definitivo che alcune formazioni politiche siano al tramonto definitivo perché ci sono appuntamenti come le prossime amministrative dove dovremo verificare se ciò è vero. Se così fosse saremmo soli e con percentuali non sufficienti, ecco perché dobbiamo coinvolgere nella riflessione ciò che rimane delle altre forze partitiche. La riflessione deve portare con sé meno provvedimenti al ribasso. Trasparenza, ambiente, meccanismi di controllo sulle tematiche ambientali. Non possiamo tergiversare, tra due mesi abbiamo altri appuntamenti elettorali: a Trevi hanno selezionato una candidatura nel solito modo e lì il M5S è al 32% e noi al 27%. Pure a Corciano, comune significativo, penso ci sarà una candidatura anche del M5s. Ecco perché dobbiamo essere visibili e dobbiamo avere coraggio nel far vedere che noi quelle sensibilità le abbiamo. In Regione tra poco dobbiamo fare una nuova legge elettorale che per alcuni può comportare la sopravvivenza: noi su questo non dobbiamo fare equilibrismi, il consenso deve pesare più della rendita. Ora ci aspetta quindi fase difficile: a livello nazionale dobbiamo essere uniti e ritrovarci sulla proposta di Bersani che va anche arricchita tenendo fermo il no al governissimo con il Pdl. Non possiamo tacere su nessun punto, neanche su quello del finanziamento pubblico ai partiti. Se serve dobbiamo anche abolirlo, il Pd può arrivare anche a questo. In Umbria abbiamo cercato di fare molto anche sul versante della trasparenza».

FLUSSI ELETTORALI: IL M5S PRIMO PARTITO TRA I GIOVANI UMBRI, SOTTRATTI 100 MILA VOTI A PD E PDL

18.42 Dalla presidenza vengono dati sette minuti a testa, prende la parola Walter Verini: «Analisi del segretario equilibrata e corretta. Partendo dall’ultima parte credo sia doveroso sostenere il tentativo di Bersani e del Pd che parla all’Italia. Vedo le difficoltà di questo tentativo ma Grillo lo dobbiamo sfidare senza però lesinare ceffoni. Loro hanno l’abolizione dei sindacati nel programma, metterli in discussione lo considero pericoloso. Pensiamo poi al referendum e al giudizio sull’euro. Loro hanno raccolto il consenso sul terreno del rifiuto della politica. Se tentativo non andrà in porto ci penserà Napolitano, sono contro i governissimi e contro elezioni a breve con la stessa legge elettorale che potrebbe provocare al Senato la stessa paralisi. Quanto al risultato del partito, occorre dire che si tratta di una sconfitta, persi 3,5 milioni di voto di fronte ad un Pdl che ne ha persi otto. Non siamo stati in grado di intercettarne nessuno. Le primarie sono state un’illusione ottica, pensavamo di essere invincibili e invece rappresentiamo un quinto del Paese. Occorre pensare a chi siamo e a dove vogliamo andare. I flussi ci presentano una situazione seria, abbiamo intercettato solo il 25% dei lavoratori, che prende il sette per cento dei giovani e non prende in voto dei piccoli. Non mi convince il fatto che siamo stati poco radicali o poco di sinistra, basti pensare a Ingroia e a Vendola. La vicenda umbra si collega a quella nazionale e queste cose riguardano anche me. Cos’è stato il Pd per la gente umbra? Hanno visto il forte impegno di chi sta in trincea nella Regione e nei comuni, la nostra classe dirigente non è messa sotto accusa: mentre noi abbiamo cercato di dare risposte ci vogliamo ricordare cosa sono stati i giorni intorno a capodanno? I titoli dei giornali erano brogli, dimissioni, veleni, la percezione che abbiamo dato è stata questa. Tutti i giorni il povero Di Girolamo è in croce, e pensiamo poi a Spoleto e Gubbio. Rischiamo di essere percepiti come un ceto politico che litiga non su grandi strategie ma su piccole cose».

18.56 Fabrizio Bracco: «Non credo che si possano comparare amministrative e politiche, chi lo fa sbaglia profondamente, la comparazione è completamente errata. Non si possono usare le argomentazione relative a partiti scomparsi e allora bisogna aprire il discorso nelle amministrazioni: anche allora erano scomparsi. Certo, la seconda volta non è un incidente, quel tipo di messaggio parta a zone residui della società italiana. Sgombriamo il campo da analisi del successo del M5s con strumenti tradizionali che non ci fanno capire la profondità del fenomeno. Non dobbiamo poi parlamentizzare il M5s come se fosse la Lega, come se dovessimo far passare la nottata. Non è corretto poi pensare che sia un movimento che ha raccolto elettorato di sinistra, sarebbe errore profondo. Analizziamo a fondo la società italiana e qui siamo in deficit: le campagne elettorali spostano poco. Il Movimento non è di destra né di sinistra, è virtuale ma poggia su una base di 70 mila iscritti che si sono organizzati in modo diverso. Questo io credo che non l’abbiamo afferrato: noi non li imbriglieremo in nessuna maniera, con le tipologie che conosciamo. Sono anarchici antiparlamentari che non credono nella democrazia rappresentativa, hanno l’illusione di quella diretta. Sono degli sradicati che non hanno nulla da perdere, il loro problema è la destrutturazione del sistema per costruirne uno diverso. Altra cosa è la proposta che dobbiamo fare: abbiamo sbagliato impostazione politica, dobbiamo rifondare il partito dando organizzazione diversa. Nei circoli non bisogna fare riunioni con poche persone, devono essere strumenti utili per i cittadini. Non facciamoci illusioni sulle prospettive, la strada è quella tracciata da Bersani e se fallirà ci penserà Napolitano. Per il futuro dobbiamo pensare che lo scontro col M5s sarà sul modello di democrazia».

19.04 Anna Rita Fioroni: «Si parla di un M5s come di un partito interclassista, più attrattivo di un Pd che rimane fermo. S questo una riflessione va fatta, sul perché non siamo attrattivi. Anche sul fronte giovanile va fatta una riflessione, il nostro partito è stato prevaricato da una proposta populista priva di contenuti. Per il futuro cercare un confronto parlamentare è necessario ma non possiamo chiuderci solo in questa prospettiva, dobbiamo essere pronti per affrontare un dibattito fondamentale pensando a un governo del presidente. Nel medio lungo termine dobbiamo pensare a nuove elezioni, evitando che si aprano spaccature nel partito: cambiando modello organizzativo e proposta possiamo rafforzarci. Servono scelte coraggiose sulla spesa pubblica, che va riqualificata».

19.20 Giampiero Rasimelli: «Negli anni sono stato critico e di fronte al disastro italiano di quest’anno bisogna interrogarci sul perché non abbiamo capito niente. Gramsci diceva che per costruire una forza politica ci vogliono tanti anni, ma in questo caso non è che il M5s si estinguerà col prossimo appuntamento elettorale. Loro ci saranno alle elezioni comunali e regionali, è un processo che cambia il sistema politico e che ne ha fatto sparire un pezzo. Alcune cose dobbiamo dircele, ad esempio noi abbiamo avuto sensazione che le primarie fossero salvifiche e non era vero. Sono una cosa molto importante ma non sono il risultato. Non ci siamo resi conto che se ci hanno dato slancio il Monte dei Paschi ci ha tagliato le gambe. C siamo non sporcati ma immerdati le mani. C’è un partito che si è abbondantemente sporcato le mani. Governi del presidente? Non ci hanno portato a soluzione e pure su questo ragionamento dobbiamo farlo. Se non scendiamo più in piazza su certi temi alla fine ci scende Beppe Grillo. In campagna elettorale non abbiamo detto cose che danno sicurezza a prospettiva, non abbiamo una proposta di impatto. Gli otto punti sono un passo per ricominciare a parlare alla gente, ma poi dobbiamo ripensare un partito che riesca ad esprimere leadership sociale. In questi anni siamo riusciti a rendere contendibili le leadership ma abbiamo azzerato l’elaborazione culturale».

19.30 Nicola Mariuccini: «Giusta la relazione del segretario. Partiamo col dire che l’Italia non è ormai un Paese per moderati e che questo partito ha perso un’occasione e ha perso. In questa situazione noi rischiamo di fare una tabula rasa di un decennio e le risposte da Prima Repubblica non bastano. Serve un mandato pieno per governare sulla base di quegli otto punti. È probabile che il M5s sia interclassista ma io credo che sia radicato nelle nuove povertà. Ora noi dobbiamo recuperare una radicalità recuperando elettori che sono una roba nostra. Puntiamo sui temi sollevati da quegli otto punti. In Umbria dobbiamo lavorare sodo per ricostruire partito che guarda a nuove povertà e nuove aspettative».

19.43 Wladimiro Boccali: «Abbiamo perso e dobbiamo partire da questo. Rialziamo la testa dicendo che c’è grande opportunità di cambiamento ripartendo dal disastro morale di questi venti anni. L’accusa più grande che ci fanno è quella di non essere stati una deriva a questo disastro morale. Dobbiamo anche sferzare il Paese dicendo che c’è bisogno di più radicalità che non significa estrema sinistra ma parlare un linguaggio di verità che, potremmo dire, è rivoluzionario. Le primarie hanno prodotto un dibattito con scontri ma il dato paradigmatico è quello del voto giovanile. Il fatto che il Pd sia l’ultima scelta pone una domanda: il Pd è morto? Noi dobbiamo metterla sul piatto senza sfuggirle. C’è mancato il coraggio di una affermazione radicale: la proposta di Napolitano era sbagliata, lo dissi a Bersani che dopo sei mesi saremmo rimasti con il cerino in mano. La ricetta che ha perso queste elezioni rischia di prendere possesso del nostro partito così, per un atteggiamento estetico e invece qui c’è bisogno di radicalità. Facciamo subito un congresso e recuperiamo spirito di solidarietà. Dobbiamo smontarlo il Pd e rifondarlo. Radicalità è anche far capire ai cittadini quante province volevamo e questo non è stato fatto. Quanto abbiamo pagato il dibattito su province e Asl? Dobbiamo uscire dal tunnel e qui in Umbria serve un di più di discussione vera e franca abbandonando posizioni precostituite. Ricostruiamo e condividiamo un nuovo disegno di società».

20.00 La direzione finisce qui e viene aggiornata a lunedì prossimo alle 17.30.

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