di Daniele Bovi
Gli assiri li utilizzavano in guerra, i romani li slegavano nell’arena per combattere gli elefanti, Maya e Incas li imbalsamavano. Più modestamente, oggi, il mondo politico li usa come arma mediatica: Mario Monti ha provato con un tenero barboncino ad arrotondare i suoi freddi spigoli da euroburocrate e in Umbria, nelle scorse ore, l’ormai ex assessore Luca Barberini ha mandato attraverso il fido Nelson un messaggio al resto della giunta e al maldigerito Orlandi. E così quando di fronte a palazzo Cesaroni, giovedì, ha fatto la sua epifania su quattro zampe Nelson (ormai in Umbria più famoso del berlusconiano Dudu), circondato da molti giornalisti e aruspici a caccia di una previsione, un vaticinio, una parola di conforto, è venuta automaticamente in mente l’altrettanto arcinota massima di Flaiano, secondo il quale «la situazione è grave ma non è seria». Eppure la crisi che sta facendo ondeggiare i palazzi di corso Vannucci è seria.
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La rappresentazione E mentre Nelson, in piazza Italia, scorrazza felice e ormai celebre a sua insaputa, dentro palazzo Cesaroni va in scena la rappresentazione del potere, perché la politica è anche teatro (nei casi più brutti teatrino), con il suo pubblico, il suo copione, le lacrime, gli applausi, la gioia; teatro in certi casi didattico, con l’obiettivo di spiegare al popolo-spettatore le motivazioni politiche che hanno portato a una determinata situazione. Negli ultimi tempi, da destra a sinistra e a tutte le latitudini, per le occasioni che contano è ormai d’uopo portare alle conferenze stampa il pubblico, proprio perché il potere è anche rappresentazione del potere e un leader è bene che si faccia vedere circondato dal suo popolo. Insomma se la Marini, come dicono, sta portando avanti una prova di forza è bene che anche la controparte schieri le proprie truppe e riempia la sala per restituire anche plasticamente l’immagine della forza e del consenso del leader.
Il posto del prefetto «Bravo Luca!», «vai avanti!», «coraggio!» incita allora la platea, che in certi casi applaude, come quando Barberini, che ha appuntato in pochi fogli la scaletta dell’intervento, per un breve momento si commuove ripensando al lavoro portato avanti in questi mesi. Nella sala affollata ci sono volti giovani e quelli reduci da mille battaglie, i collaboratori e i Maurizio Manini, Dante Andrea Rossi, Antonello Chianella, Andrea Cernicchi, Piero Mignini, i consiglieri regionali dell’area Bocci, Emanuela Mori. In prima fila, in quello che in gergo scherzando viene chiamato «il posto del prefetto» siede anche il portavoce del centrodestra Claudio Ricci, quasi a voler smentire anch’egli in modo plastico, con la sua stessa presenza e l’abito nero d’ordinanza, qualsiasi intelligenza col nemico Catiuscia Marini. Cucù dal fondo della sala, ogni tanto, lo fanno anche altri consiglieri del centrodestra, sorridenti quasi come se avessero vinto le elezioni. Fuori, sotto la statua di Vittorio Emanuele II in piazza Italia, Nelson aspetta che tutto sia finito.
Twitter @DanieleBovi
