Romizi e Parisi (foto U24)

di Daniele Bovi

Un appuntamento modello Leopolda delle origini, ma più in piccolo e soprattutto senza la rottamazione. Sabato mattina al teatro Pavone di Perugia è sbarcato Stefano Parisi con il suo «Megawatt, energie per l’Italia», un tour che il manager ed ex candidato sindaco di Milano sta portando in giro per l’Italia con un obiettivo: ridare voce e un progetto politico a tutto quel centrodestra, in primis Forza Italia, che non vuol morire tra la braccia del lepenismo tricolore. Dentro il teatro è pieno fino al secondo ordine e molti sono i volti noti, a partire ovviamente da quello del sindaco di Perugia Andrea Romizi che ha fatto gli onori di casa. Oltre a lui ci sono assessori come Michele Fioroni e Francesco Calabrese, ma anche il vicesindaco Urbano Barelli che di certo ha una storia politica molto differente; dentro anche un bel pezzo di FI, a partire da Catia Polidori fino a Raffaele Nevi e Fiammetta Modena, consiglieri comunali come Antonio Tracchegiani (ma pure l’ex consigliere regionale Aldo Tracchegiani), Armando Fronduti, Massimo Perari, Claudio De Vincenti, Otello Numerini, l’ex senatore Domenico Benedetti Valentini, Laura Buco e altri ancora.

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Megawatt Il ‘copione’, come accennato, è un po’ quello della Leopolda e di altri appuntamenti politici in voga in questi anni, e dunque sul palco ci sono i volti puliti dei giovani, l’impresa di successo e poi il leader a tirare le fila. A regolare il ‘traffico’ di nomi e storie, l’avvocato perugino Walter Biscotti. Romizi ha parlato della necessità di «riscoprire una prospettiva per il paese. Eravamo abituati troppo bene, con un grande leader ma ora bisogna recuperare spazi di protagonismo per rimetterci in piedi, recuperare la dimensione di squadra con rispetto, correttezza, meritocrazia e lealtà. Forza Italia si è burocratizzata ed è ora che ritrovi slancio. Non possiamo solo contrastare o criticare ma pensare a una visione del paese». Dopo il sindaco tocca a due giovani come Alberto Gambelli, da pochi giorni laureato in Ingegneria, che parla dell’importanza della rappresentanza studentesca; poi è la volta di Giacomo Rosetti, 24 anni, tra i responsabili del progetto Perugia capitale europea dei giovani 2019 (per il il 16 novembre è atteso il verdetto).

Gli interventi Prima dei due ragazzi però è stata la volta di Enrico Santicchi e della sua famiglia che ha dato vita alla Metalprogetti, azienda di successo che punta sui valori dell’innovazione e del legame col territorio: «Noi – dice la famiglia Santicchi – non delocalizzeremo mai; da via Settevalli non ci muoviamo». Circondato dai giovani poi per quasi un’ora a parlare è Parisi, che si muove lungo un sentiero politico che pare strettissimo: uccidere il padre, ovvero Silvio Berlusconi, non si può e la rottamazione di storie e uomini ormai logori non è nella cassetta degli attrezzi politici e nello stile di Parisi, che al contempo però vuol mandare un messaggio chiaro: «Siamo noi – dice – il futuro della politica italiana, da noi partirà il cambiamento». E di sicuro il cambiamento non è votare Sì al referendum del 4 dicembre: «La riforma – attacca Parisi – è completamente sbagliata. Il nostro sarà un No profondo e riformista, dato che proporremo una riforma vera, fatta da un’assemblea costituente eletta su basi proporzionali e che avrà due anni di tempo per lavorare. E non è vero che se vince il No l’economia andrà male: è che Renzi vuol far votare sotto ricatto».

I temi Il premier attuale Parisi lo dipinge come un avversario, non come un nemico («non vogliamo ripetere 22 anni di antiberlusconismo»), predica rispetto e una battaglia per il consenso, non contro qualcuno, e poi prova a tracciare la strada che dovrà percorrere il centrodestra. Un percorso che dovrà essere breve: «Noi – sottolinea – siamo una forza liberal-popolare che si candida a governare il paese, a fine gennaio terremo un appuntamento per un programma più strutturato. Vogliamo essere una forza affidabile e dopo aver perso milioni di voti e il rapporto con le persone, dobbiamo far sì che queste tornino a votare per noi». A Perugia ad alcuni temi Parisi accenna soltanto: nel discorso fanno capolino le trasformazioni imposte dall’era digitale, il terrorismo, il sostegno alle famiglie, la necessità di una nuova Europa e di nuove politiche economiche; altri, per così dire ‘ancestrali’, richiamano alla FI delle origini: su tutti l’abbassamento della pressione fiscale e il mostro burocratico che lega le mani a cittadini e imprese. Qualche colpo di fioretto lo piazza sul corpo di alcuni ex ministri («hanno sbagliato a dipingere i dipendenti pubblici come dei fannulloni, persone a cui dobbiamo parlare in un modo diverso»), ma mai attacchi diretti o rottamazioni. Insomma, lo scontro per dare vita a una destra ‘normale’ di cui l’Italia avrebbe un gran bisogno dopo il tramonto del berlusconimo, non c’è.

Sicurezza e immigrazione Su altri problemi invece, specialmente quelli sui quali il lepenismo sta costruendo il suo consenso, ovvero immigrazione e sicurezza, Parisi va un po’ più in profondità. «Non è vero – dice a proposito della prima – che sia solo un’opportunità, non bisogna essere ipocriti come la sinistra: o rispettano la nostra cultura e le nostre regole oppure se ne vadano». Dall’altro lato però la ricetta «non è neanche quella che prevede l’uso delle ruspe». Quanto alla sicurezza, «non bisogna sottovalutare la cosiddetta microcriminalità, andate a dirlo alle vittime se è micro. Bisogna cambiare mentalità e perseguire in modo più efficace questi reati». Il viaggio lungo il sentiero stretto di Parisi riprenderà il prossimo weekend da Padova e Verona.

Twitter @DanieleBovi