di Daniele Bovi
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I 13 consiglieri regionali del Pd perdono il 40% dei fondi, i sette del Pdl il 48% e i due del Psi quasi il 70%. Sono questi i risultati dei tagli ai cosiddetti costi della politica imposti dal governo Monti e recepiti venerdì mattina da palazzo Cesaroni. La Prima commissione infatti ha approvato all’unanimità la proposta di legge dell’Ufficio di Presidenza che modifica e ridetermina la normativa relativa a entità, procedure e controlli della spesa degli organi consiliari. Atto che approderà in aula per essere approvato il 20 dicembre. Il primo capitolo affrontato è quello dei contributi per il funzionamento dei gruppi che potranno essere spesi, secondo il testo dell’atto, esclusivamente per «scopi istituzionali riferiti all’attività del Consiglio regionale ed alle funzioni di studio, editoria e comunicazione relative all’attività del Consiglio medesimo».
Le cifre L’importo preciso verrà stabilito a breve dall’Ufficio di presidenza prendendo come parametro la Regione Abruzzo, quella individuata come la più virtuosa: cinquemila euro a consigliere più una quota di 0,05 euro per abitante e divisa per i 31 consiglieri (che dalla prossima legislatura con tutta probabilità saranno 20). Secondo i calcoli di Umbria24 il gruppo Pd con 13 consiglieri prenderà 84 mila euro contro i 144 mila del 2012 (-40%); quello del Pdl 45 mila contro gli 84 mila del 2012 (-48%) mentre i due Psi 13 mila contro i 38.400 attuali. Niente soldi invece per i monogruppi, «salvo quelli che abbiano conseguito seggi in collegamento a liste provinciali di candidati alle elezioni». Dal primo gennaio saranno poi soppressi i gruppi consiliari «costituiti sulla base del loro collegamento con le liste regionali». Insomma, spariranno quelli di Carpinelli e Modena.
Il personale Il secondo capitolo preso in esame è quello delle spese per il personale dei gruppi, per i portaborse insomma. L’ammontare, spiega palazzo Cesaroni, «sarà stabilito dall’Ufficio di Presidenza prendendo a parametro il costo di una unità di personale di categoria D6 senza incarichi di posizione organizzativa, moltiplicato per il numero dei consiglieri». Stando al contratto nazionale degli enti locali, una categoria D6 guadagna 28.342 euro lordi all’anno, che moltiplicato per 31 fa 868 mila euro contro i 919 mila messi a bilancio per il 2012. Questa norma però, onde evitare di modificare i contratti attuali, verrà applicata dalla prossima legislatura quando, come detto, i consiglierei con tutta probabilità saranno 20. Dal 2014 quindi la cifra dovrebbe viaggiare intorno ai 566 mila euro.
I controlli Niente da fare poi, a quanto sembra, per quanto riguarda la pubblicazione online di fatture e scontrini, anche se sul sito di palazzo Cesaroni verranno pubblicati i rendiconti di spesa e le delibere di controllo della Corte dei conti. Secondo le nuove regole ciascun gruppo dovrà presentare (entro il 30 gennaio di ogni anno) un dettagliato rendiconto delle spese che sarà trasmesso per il controllo al Collegio dei revisori (tre, estratti a sorte da un apposito albo di professionisti) e alla Corte dei Conti. In caso di irregolarità, scatta la decadenza del diritto a ricevere fondi e l’obbligo di restituire quelli incassati. La sforbiciata è in arrivo anche per gli stipendi dei consiglieri, che passano da circa 12.500 euro lordi a 11.100 (la Regione più virtuosa in questo caso è l’Emilia Romagna). Confermato poi il divieto di cumulo tra indennità ed emolumenti e la gratuità della partecipazione alle sedute degli organi istituzionali.
Gli stipendi Per i consiglieri inoltre, l’importo della quota di rimborso spese per l’esercizio del mandato è correlata alla effettiva partecipazione ai lavori del Consiglio regionale e degli organismi istituzionali. Nell’articolato poi è inserita la norma con cui «si stabilisce che è escluso dalla erogazione il titolare di assegno vitalizio, o di assegno di reversibilità, condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica amministrazione che comportino l’interdizione dai pubblici uffici». Provvedimento che sarà di durata pari al periodo dell’interdizione. Nella proposta, da ultimo, vengono stabiliti il compenso massimo per gli amministratori delle società non quotate (direttamente o indirettamente controllate dalla Regione), e il trattamento economico annuo di chi ha rapporti di lavoro dipendente o autonomo con la Regione. In entrambi i casi, non potranno guadagnare più dei 13.800 euro lordi percepiti ogni mese dal presidente della giunta regionale.

