di Daniele Bovi
E’ una maggioranza di centrosinistra «confusa e debole» quella messa nel mirino dell’ex leader del ’68 Mario Capanna, attuale presidente del Corecom Umbria che lunedì mattina ha ufficializzato la remissione delle deleghe all’Agcom. «Da oggi – è scritto nella lettera indirizzata a Corrado Calabrò, presidente nazionale dell’Agcom, e ad Eros Brega e Catiuscia Marini, rispettivamente presidente del Consiglio regionale e della giunta – lavoreremo a tempo pieno per l’esecuzione delle fondamentali funzioni proprie». Una strada intrapresa dopo mesi di un duro braccio di ferro con il Consiglio regionale. Le motivazioni stanno nelle inadempienze «derivanti – è scritto ancora – non certo da nostre responsabilità».
Senza personale Al centro della battaglia di Capanna ci sono i ben noti problemi relativi alla scarsità di personale. Scarsità di personale che non consente al Comitato di portare a termine, nei tempi stabiliti dalla legge, le funzioni aggiuntive conferite al Corecom negli anni passati. Tra qualche giorno salteranno così le attività relative alla vigilanza, quelle del Registro degli operatori della comunicazione e, soprattutto, i servizi di conciliazione e definizione delle controversie che hanno permesso, solo nel 2010, di restituire ai cittadini umbri qualcosa come 400 mila euro tra importi non dovuti relativi a bollette telefoniche e mancati servizi.
I numeri Tra il 2007 e il 2010 le conciliazioni sono passate da 149 a 1.440 (1.079 fino al settembre 2011), mentre le istanze per provvedimenti temporanei sono schizzate da 30 a 336. Per le prime la legge imporrebbe 30 giorni, per le seconde 10: il poco personale però non consente al Corecom umbro di rispettare la legge, con tempi medi che vanno da 60-70 giorni per le conciliazioni a 15 per le istanze. Peggio va per la definizione delle controversie: a fronte dei 150-180 giorni previsti dalla legge, il Comitato è costretto ad impiegarne 250-300. In totale al Comitato lavorano otto persone (quattro dipendenti e quattro collaboratori), più una dirigente ad interim, «a mezzadria» scrive Capanna nella dura lettera inviata alle istituzioni regionali. Quelle istituzioni alle quali il presidente chiede da due a quattro dipendenti in più per risolvere i problemi sopra illustrati e rispettare così la legge.
Tre minuti «E’ possibile – si chiede Capanna – che in una regione dove il numero dei dipendenti è di 15 ogni 10 mila abitanti, non si sia potuto risolvere finora il problema della carenza d’organico del nostro comitato? Sarebbero bastati tre minuti, e invece in questi sette mesi dai nostri interlocutori politici abbiamo avuto solo risposte dilatorie». Risposte dilatorie arrivate da «un centrosinistra confuso e debole. Perché si sono comportati così? Dovrei rispondere non da presidente del Corecom, ma penso che basti guardare alla vicenda del consigliere di parità “regalato” al centrodestra. Se non sono in grado di risolvere questo problema, per gli altri cosa succederà?». Vista la sua storia politica personale poi, di fronte agli atteggiamenti dilatori del centrosinistra Capanna si dice «profondamente deluso: «Le altre Regioni – dice – tengono il Corecom come un fiore all’occhiello. Qui, invece, sembra quasi che diamo fastidio».
L’istruttoria L’Agcom ora aprirà un’istruttoria sul «caso» Umbria per accertare i fatti che Capanna definisce «incontrovertibili». «Poi – spiega – l’Agenzia tirerà le sue conclusioni». Di dimissioni invece neanche a parlarne: «E’ un’ipotesi – dice – che abbiamo preso in considerazione ma forse è quello che vogliono. Noi di fronte a questa irresponsabilità istituzionale abbiamo solo compiuto un gesto di responsabilità. Ora rimarremo, come sempre, propensi al dialogo e al confronto».

