Il presidente del Corecom Mario Capanna durante la conferenza stampa di venerdì

di Daniele Bovi

«O l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale ci mette nelle condizioni di lavorare e di fare fronte ai nostri doveri o ci vedremo costretti a rimettere le deleghe all’Agcom, caso unico in Italia». Anche se il Sessantotto è archiviato da un pezzo, l’ex leader del movimento Mario Capanna, ora presidente del più istituzionale Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, continua a dettare la linea, anche ai giornalisti. «Non scrivete di guerra tra Corecom e Consiglio regionale – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta venerdì mattina a Perugia nella sede del Comitato – diciamo che stiamo offrendo al Consiglio la possibilità di dimostrare la sua efficienza e serietà». L’«ultimatum» scade il prossimo 31 luglio.

La lettera I gravi problemi che affliggono il Comitato sono stati messi nero su bianco in una lettera inviata all’Ufficio di presidenza del Consiglio, alla presidente Catiuscia Marini e al presidente dell’Agcom Corrado Calabrò. In sintesi, un dirigente a tempo pieno dell’Ufficio non c’è, «ma solo uno a mezzadria con un dipartimento», ci sono «quattro lavoratori precari da dieci anni addetti al monitoraggio con contratto in scadenza ad agosto, e al momento non si vede alcuna soluzione concreta». In totale al Comitato lavorano cinque persone, mentre ne servirebbero altre sei: «La Calabria – attacca Capanna – ne ha 25, l’Emilia Romagna 23, la Toscana 16, le Marche 12 e il Molise 8». Altro problema derivante dalla carenza di personale «è che nelle ultime settimane – ha detto Capanna – dinanzi al forte aumento delle richieste da parte dei cittadini, il Corecom non è più in grado di rispondere nell’arco di tempo obbligatorio alle istanze di conciliazione e a quelle di definizione delle controversie».

Notai delle inadempienze altrui Portato alla guida del Comitato dal centrosinistra, in particolare dal Prc, Capanna instaurando questo braccio di ferro si dà un profilo di autonomia forte: «La lettera – dice Capanna – l’abbiamo spedita il 20 giugno: più passano i giorni e più l’inadempienza è grave. Le gravi carenze di organico infatti ci costringono a violare la legge, ma noi non vogliamo fare i notai delle inadempienze altrui». Nel corso dei giorni scorsi a Roma si è tenuto un lungo colloquio tra Calabrò e Capanna: il presidente dell’Agcom, secondo quanto reso noto dal presidente del Corecom, avrebbe vergato una lettera che ricalcherebbe i toni di quella di Capanna. «Ci viene impedito – ha sottolineato ancora il presidente del Corecom – di lavorare e di fare fronte ai nostri doveri che sono numerosi, complessi e delicati: non possiamo accettarlo e non possiamo tacerlo».

Tra Kant e Dante Tra una citazione di Kant e una di Dante, Capanna continua nella sua requisitoria: «L’importante – spiega – è che si risolva il problema, non mi interessa come. E la soluzione non potrà essere solo la stabilizzazione dei precari. Il nostro è un problema che si può risolvere in mezzora: si scelgono delle unità da palazzo Cesaroni e si mandano qui». Quello che manca, par di capire, è la volontà di risolverlo questo problema: «Noi vi abbiamo dato numerose prove della nostra volontà di confronto e dialogo. Ora – conclude Capanna citando il Sommo Poeta – staremo come torre ferma ad aspettare gli accadimenti».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

One reply on “Corecom, braccio di ferro tra Capanna e il Consiglio: «Siamo fuorilegge, costretti a rimettere le deleghe»”

Comments are closed.