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Carla Casciari

di Daniele Bovi

L’undicesimo seggio su dodici che la (contrastatissima) legge elettorale regionale assegna alla maggioranza spetta a Carla Casciari, non a Giuseppe Biancarelli. Con una sentenza emessa mercoledì il Tar dell’Umbria ha cambiato la composizione del consiglio regionale, decidendo di accogliere il ricorso dell’ex vice presidente della giunta regionale, approdata al Pd dall’Idv mesi fa e rimasta fuori dall’assemblea per un pugno di voti. Casciari con 4.596 voti era finita all’undicesimo posto della lista Pd, mentre decimo si era classificato Andrea Smacchi con 4.721. Il nodo del contendere riguarda la legge elettorale regionale, che prevede la possibilità, per le liste più piccole alleate in una coalizione, di vedersi assegnato un seggio purché in grado di centrare almeno il 2,5 per cento.

La soglia del 2,5 per cento In base a questo meccanismo il 31 maggio scorso dieci seggi sono stati assegnati al Pd, uno ai socialisti e uno, grazie a 9.009 voti (2,56 per cento), a «Umbria più uguale», la ‘confederazione’ che mette insieme Sel, le liste civiche che fanno capo al sindaco di Gubbio Filippo Stirati e La Sinistra per l’Umbria, ovvero quella parte di Rifondazione (in primis l’ex assessore regionale Stefano Vinti) che ha deciso di non percorrere la strada in solitaria come il resto del partito. Già, ma qual è la base sulla quale calcolare il 2,5 per cento? Secondo la tesi, vincente, portata di fronte al Tar da Casciari, il 2,5 per cento dei deve essere calcolato (sulla base dell’articolo 15 comma 6 della legge 108 del 1968) sul totale dei voti validamente espressi, categoria nella quale secondo il ricorso vanno inseriti anche i voti ottenuti dai candidati alla presidenza della regione, non solo quelli delle liste.

IL TESTO DELLA SENTENZA

La sentenza Il computo quindi, come osservano i giudici, va fatto su 373.679 voti validi espressi anziché sui soli 351.708 ottenuti dalle «sole liste o coalizioni che hanno partecipato alla tornata elettorale, con conseguente non superamento da parte della lista “Umbria più uguale – Sinistra Ecologia e Libertà – La Sinistra per l’Umbria” della soglia di sbarramento, che risulterebbe pari a 9.341,97 voti arrotondati a 9.342». Secondo Biancarelli invece con la locuzione «voti validamente espressi nell’intera circoscrizione» il legislatore regionale avrebbe unicamente inteso il totale dei voti attribuiti a tutte le liste partecipanti alla tornata elettorale con esclusione di quelli assegnati al solo candidato presidente. Questo perché «risulterebbe distorsivo della volontà degli elettori consentire, come vorrebbe parte ricorrente, una commistione tra voti espressi per organi del tutto diversi quali il consiglio regionale e il presidente della giunta regionale».

PREFERENZE LISTA PER LISTA IN PDF

Nessuna distinzione Una tesi che però non ha convinto i giudici, che ritengono che nel computo vadano compresi anche i voti ottenuti dai candidati alla presidenza. Questo sulla base del «dato letterale della suddetta norma (la legge 108, ndr), dei lavori preparatori nonché della stessa ratio del sistema elettorale per l’elezione degli organi regionali vigente nella Regione Umbria». Secondo il Tar umbro «non vi è dubbio» che un voto assegnato al candidato presidente vale anche come voto a favore della lista o della coalizione e quindi «l’assunto della difesa del controinteressato, incentrato sulla distinzione tra le funzioni spettanti al presidente della giunta e al consiglio regionale non è persuasivo».

Ricorreremo Di sicuro però Biancarelli, che all’interno della maggioranza formata da Pd e Psi rappresentava l’unica voce a sinistra del partito di Renzi, non si arrende e promette battaglia: «La sentenza – dice a Umbria24 – la rispettiamo anche se ricorrendo dimostriamo che non siamo d’accordo. Andremo fino in fondo usando tutti gli strumenti che la normativa ci consente. Questo sul piano legale; sul piano politico invece ritengo quanto successo grave perché in questo modo scompare una voce di pluralismo all’interno della maggioranza e una forza fondamentale per la vittoria elettorale. Ho svolto quattro mesi di intenso lavoro e spero di poter continuare».

Twitter @DanieleBovi

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.