di Daniele Bovi
Il vicepresidente del consiglio regionale Orfeo Goracci rilancia e sfida la sua maggioranza. L’ex sindaco di Gubbio, iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Perugia su un presunto giro di assunzioni «pilotate» proprio al Comune di Gubbio, sembra dire ai suoi colleghi: «Se avete coraggio, sfiduciatemi». In una nota diffusa sabato mattina infatti Goracci tiene a sottolineare come, a suo avviso, «le istituzioni non hanno avuto (almeno fino ad oggi) alcun problema di autorevolezza e funzionalità». Problema che invece la presidente Catiuscia Marini, e altri insieme a lei, sentono specialmente se si guarda al prossimo arrivo in consiglio di riforme importanti.
Mi sfiduci la maggioranza L’appuntamento a questo punto è fissato per martedì e mercoledì, quando prima la maggioranza e poi i capigruppo si riuniranno per fare il punto proprio sulle riforme e sul capitolo indagati. Quale migliore sede, dice allora Goracci, «per porre eventuali problemi ed avanzare richieste. Se presidenti e gruppi di maggioranza mi chiederanno di lasciare l’incarico istituzionale che attualmente ricopro (vicepresidente dell’assemblea), le mie dimissioni arriveranno un minuto dopo». Con altrettanta chiarezza poi Goracci fa notare ai suoi colleghi come però, in altri casi, «il principio garantista è quello al quale ci siamo richiamati fino ad oggi». Un modo per dire che non si può chiedere la testa di Goracci senza chiedere anche quella degli altri indagati che siedono nel consiglio regionale o nella giunta. Se le posizioni dei vari partiti rimarranno quelle dei giorni scorsi il Pd, pur con dei distinguo al suo interno, si attesta su una prudente linea garantista, i socialisti e il «monogruppo» di Roberto Carpinelli idem mentre i più battaglieri nel chiedere le dimissioni sono Prc e Italia dei Valori.
Dottorini: venga in consiglio Proprio venerdì è stato il consigliere regionale Oliviero Dottorini, in una nota, a chiedere a Goracci di venire in consiglio a riferire sulla sua vicenda e a spiegare «come intende garantire autorevolezza, credibilità e funzionalità all’istituzione che rappresenta». Secondo il dipietrista «è inammissibile che il consiglio regionale debba continuare a seguire certe preoccupanti notizie attraverso le cronache giornalistiche». Per Dottorini, «non è possibile far finta di nulla rispetto all’anomalia di un’istituzione che vede le sue massime cariche indagate per ipotesi di reato pesanti che hanno a che fare proprio con l’amministrazione della cosa pubblica».
Goracci: io sempre corretto E allora se Dottorini chiama Goracci risponde rivendicando con orgoglio la sua storia politica fatta di «correttezza, onestà e trasparenza, avendo come obiettivo solo e sempre l’interesse dei cittadini». Riguardo all’inchiesta della procura perugina Goracci si limita a dire che «è dal 4 novembre che sono oggetto di una campagna mediatica pesante e colpevolizzante che non ha precedenti nella nostra regione. Fino ad oggi – scrive – ho taciuto dichiarando la mia fiducia nel lavoro della magistratura, con l’auspicio che tutto si chiarisca nei tempi più rapidi possibile. Ho ricevuto un avviso di garanzia per la denuncia di una ex dirigente comunale fatta nel novembre 2009, così recitano le “carte” in mio possesso». «Di quello che conosco – assicura Goracci – ho già detto. Su quello che leggo cosa dovrei dire o comunicare? Certo, se stessi alla lettura di alcuni organi di informazione (ma è quasi un decennio che lo fanno) dovrei dire che chi ha amministrato la città di Gubbio farebbe impallidire metodi e sistemi praticati in territori e regioni ad alta densità criminale».

