La facciata di palazzo Cesaroni, sede dell'assemblea regionale

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Due contratti al posto di uno, ma rispettando il tetto di spesa. E’ questo il cuore del disegno di legge dell’Ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni sugli assistenti dei gruppi consiliari, detti più volgarmente ‘portaborse’. Con poche righe aggiunte all’articolo 3 della legge regionale del 1996 che regola la materia infatti, il presidente Eros Brega (insieme a Damiano Stufara, Andrea Lignani Marchesani, Fausto Galanello e Alfredo De Sio) si dice che «ciascuna unità di personale della dotazione organica di cui al comma uno, può essere ricoperta anche con due contratti a tempo parziale al cinquanta per cento dell’orario di lavoro. Dall’applicazione del primo periodo non può derivare una spesa superiore a quella risultante dall’impiego di una unità a tempo pieno».

Cosa dice la legge Secondo la normativa attuale, che non contempla contrattazione part time, viene assegnato ai gruppi un numero di assistenti proporzionale alla grandezza dei primi: due per i gruppi da uno a tre consiglieri, tre da quattro a cinque consiglieri, cinque per i gruppi da sei a otto e sei per quelli di nove consiglieri o più. Tutto personale nella stragrande maggioranza dei casi scelto nei recinti dei partiti, offrendo così agli stessi la possibilità di avere persone di fiducia alle quali garantire un reddito per la durata della legislatura. Secondo quanto approvato a dicembre da palazzo Cesaroni l’ammontare delle spese per il personale in futuro «sarà stabilito dall’ufficio di presidenza prendendo a parametro il costo di una unità di personale di categoria D6 senza incarichi di posizione organizzativa, moltiplicato per il numero dei consiglieri».Stando al contratto nazionale degli enti locali, una categoria D6 guadagna 28.342 euro lordi all’anno, che moltiplicato per i 31 consiglieri attuali fa 868 mila. Questa norma però, onde evitare di modificare i contratti in essere, verrà applicata dalla prossima legislatura quando, come noto, i consiglieri saranno 20. Dal 2015 quindi la cifra per questo capitolo di spesa dovrebbe viaggiare intorno ai 566 mila euro.

Buconi e Carpinelli Un passo più in là lo fa un’altra proposta di legge, stavolta non dell’ufficio di presidenza ma dei due consiglieri del gruppo socialista Buconi e Carpinelli (ex Pdci e ex gruppo Marini per l’Umbria): i due propongono, oltre ai contratti part time, che gli assistenti possano svolgere il loro lavoro non solo a palazzo Cesaroni ma anche «in altro luogo, previa autorizzazione del presidente del gruppo». Oltre al non meglio precisato luogo, il lavoro può essere svolto anche «al di fuori del normale orario d’ufficio» sempre con l’autorizzazione del presidente del gruppo. Tutto tempo che rappresenta «orario di lavoro effettivamente svolto». Buconi e Carpinelli poi, oltre a proporre che gli uffici di palazzo Cesaroni si occupino di «tutte le attività tecnico amministrative e di consulenza» riferite all’attività dei consiglieri, vorrebbero che il fondo destinato ai singoli gruppi sia assegnato «al segretario generale o al dirigente del servizio preposto». Saranno loro, nelle intenzioni, a provvedere ad erogare il denaro «previa presentazione da parte del presidente del gruppo della documentazione prevista».

LA CORTE: CHI NON HA CONTROLLATO PENSA PURE DI AVER FATTO BENE

La Corte dei conti Lungo le pagine delle severissime bacchettate assestate dalla Corte dei conti dell’Umbria alle rendicontazioni dei gruppi, erano finiti anche alcuni contratti part time (stipulati non da tutti i gruppi), che hanno portato al superamento della dotazione organica prevista. «La spesa complessiva – ribatteva il Consiglio regionale nelle sue controdeduzioni – è comunque rimasta invariata». Secondo la Corte questi contratti «destano dubbi in relazione alla formula della legge che individua unità a tempo pieno». «Perplessità – sottolinea sempre la magistratura contabile – suscita anche la scelta di utilizzare personale Co.co.co e Co.co.pro al di là della dotazione organica prevista per i singoli gruppi che determina la sottrazione di somme per le altre finalità istituzionali».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.