Dopo l’approvazione in Consiglio comunale a Perugia dell’ordine del giorno che impegna l’amministrazione a chiedere alla Regione di rendere più accessibile la crioconservazione degli ovociti, Pro Vita & Famiglia ha contestato la proposta. A replicare, questa mattina, è Lorenzo Ermenegildi Zurlo, capogruppo del Partito democratico in Comune, che difende l’iniziativa e rivendica il diritto delle donne a disporre di strumenti per scegliere consapevolmente se e quando avere figli.

«Se persino Pro Vita & Famiglia si scaglia contro una nostra proposta, direi che siamo decisamente sulla strada giusta», afferma Zurlo. Il consigliere sostiene che l’iniziativa punta a promuovere «informazione, consapevolezza e libertà di scelta» e contesta la richiesta dell’associazione di non dare seguito all’atto comunale.

Lorenzo Ermenegildi Zurlo
Capogruppo Pd Consiglio comunale Perugia

«Il social freezing offre una possibilità in più, che ciascuna persona deve poter valutare liberamente, con informazioni corrette e senza pressioni», aggiunge Zurlo. L’obiettivo, secondo il capogruppo Pd, è evitare che l’accesso alla procedura rimanga legato esclusivamente alle disponibilità economiche individuali.

La presa di posizione arriva dopo l’intervento di Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha definito il social freezing «una pressione indebita sulle giovani donne» e ha chiesto alla presidente della Regione, Stefania Proietti, di non dare seguito alla richiesta del Comune. Per l’associazione, le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate soprattutto a casa, lavoro e sostegno alle famiglie, per consentire ai giovani di avere figli senza dover rinviare la genitorialità.

Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia

Ruiu contesta anche l’efficacia della procedura e richiama i rischi per la salute delle donne. «Dare seguito a questa richiesta significherebbe quindi soltanto alimentare il vergognoso business della Pma», sostiene, riferendosi alla procreazione medicalmente assistita.

Zurlo respinge l’impostazione e precisa che la proposta non intende presentare una tecnica medica come soluzione alle difficoltà economiche e sociali. «La nostra proposta non impone modelli di vita e non pretende di risolvere attraverso una tecnica medica questioni complesse come la precarietà lavorativa, l’incertezza economica o le difficoltà nel conciliare i tempi di vita e di lavoro», afferma. Il consigliere colloca invece l’iniziativa in una prospettiva di maggiore equità nell’accesso alle opportunità legate alla salute riproduttiva.

Il confronto comunale si inserisce in un percorso già avviato a livello regionale. Il 24 settembre l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con 12 voti favorevoli e quattro astensioni, la mozione presentata dalla presidente Sarah Bistocchi (Pd) sulla «promozione della preservazione della fertilità e accesso alla crioconservazione degli ovociti» nel servizio sanitario regionale. La richiesta di rinvio in commissione avanzata dall’opposizione era stata respinta.

L’atto impegna la giunta a verificare la possibilità di introdurre forme di sostegno economico per la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale, con criteri di accesso legati all’età, all’appropriatezza clinica e alle condizioni economiche, anche attraverso una compartecipazione differenziata in base all’Isee. Tra gli obiettivi figura anche il rafforzamento del Centro di procreazione medicalmente assistita di Pantalla, da valutare in relazione a personale, tecnologie, spazi e risorse.

La mozione regionale sollecita inoltre una disciplina nazionale uniforme e richiama la necessità di affiancare alle misure sulla preservazione della fertilità interventi più ampi a sostegno della genitorialità, dai servizi per l’infanzia alla conciliazione tra lavoro e vita familiare. Il testo precisa infatti che il contrasto alla denatalità non può essere affidato esclusivamente alle tecniche di procreazione medicalmente assistita o al congelamento degli ovociti.

Il punto resta quello dell’accessibilità. La crioconservazione a scopo non medico viene proposta come possibilità per conservare gli ovociti e valutarne un eventuale utilizzo futuro, ma non garantisce una gravidanza. In assenza di un sostegno pubblico, i costi della procedura, dei farmaci e della conservazione restano a carico delle donne che scelgono di rivolgersi ai centri privati.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.