«Le operazioni di riciclaggio del denaro e l’innesto di capitali sporchi sono la criticità più sensibile del nostro territorio e potrebbero inquinare la nostra realtà. Va tenuta alta la guardia e mantenere un contatto continuo con le forze dell’ordine». Lo ha detto Giacomo Leonelli, presidente della Commissione di inchiesta su criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose in Umbria, illustrandone l’attività in Consiglio regionale. La Commissione mira, prima del termine dei suoi lavori, ad «aggiornare un pacchetto complessivo di azioni concrete per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata in Umbria».

Cosa ha fatto I lavori della Commissione hanno portato all’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata e l’illegalità, hanno previsto numero audizione con le categorie, i soggetti interessati e le Prefetture ed hanno portato alla stesura di una proposta di legge che riguarda: gli accordi tra Regione ed enti pubblici in materia di giustizia e di contrasto alta criminalità; la diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo economico; la promozione della responsabilità sociale delle imprese, la certificazione e il rating di legalità ai fini della concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e di accesso al credito bancario; previste azioni mirate al recupero e l’utilizzo dei beni immobili confiscati o sequestrati alle Mafie.

Aggiornamento di legge L’Osservatorio (istituito nel gennaio 2017) è composto dal presidente e vicepresidente della Commissione e da associazioni antimafia operanti in Umbria, da associazioni di categoria (imprese e cooperative), sindacali, di Abi e Anci. Presidente è Walter Cardinali dell’Associazione ‘Libera Umbria ’. A partire da luglio 2017 è iniziata l’analisi e l’approfondimento della normativa umbra (legge regionale ’16/2012′) confrontandola con il testo legislativo vigente nella regione Emilia-Romagna. Obiettivo del lavoro è stato quello di valutare l’opportunità di integrare la legge regionale umbra al fine di renderla più efficace. Le integrazioni più rilevanti, contenute nella proposta legislativa firmata da tutti i membri della Commissione riguardano: gli accordi tra Regione ed enti pubblici in materia di giustizia e di contrasto alta criminalità; la diffusione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile nel mondo economico; la promozione della responsabilità sociale delle imprese, la certificazione di qualità e il “rating di legalità” ai fini della concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e di accesso al credito bancario; previste azioni mirate al recupero e l’utilizzo dei beni immobili confiscati o sequestrati alle mafie.

Appalti e legalità Rispetto ai contratti pubblici dì lavori, servizi e fornitura da parte della Regione e degli enti, agenzie regionali nonché delle aziende del servizio sanitario regionale e delle società soggette alla vigilanza o al controllo della Regione viene introdotta una serie dì buone pratiche da seguire. Vengono previste norme volte a favorire la legalità nei settori dell’autotrasporto e facchinaggio, del commercio, del turismo e dell’agricoltura. Prevista la realizzazione di una banca dati regionale delle imprese esercenti il commercio, in sede fissa e su aree pubbliche, la somministrazione di alimenti e bevande e le attività ricettive. Sono state predisposte norme per la promozione della legalità nel settore agricolo ponendo in essere azioni, nella sfera delle competenze regionali, tese a favorire il contrasto al caporalato, all’intermediazione illegale di manodopera, al lavoro sommerso e all’evasione contributiva in agricoltura, nell’ambito dei programmi mirati alla lotta al lavoro nero.

Interventi Andrea Liberati del Movimento 5 stelle ha affermato come «la commissione ha svolto un lavoro positivo, anche se si poteva fare di più. Si può fare di più sul tema dei grandi interessi, intervenendo su questioni ambientali e sanitarie rilevanti. L’arrivo della Commissione parlamentare sulle Ecomafie permetterà forse di affrontare annose problematiche che negli ultimi decenni non hanno trovato ascolto: come per le ceneri della Valnestore oggetto dagli anni ‘80 di segnalazioni e denunce, senza che sia avvenuto nulla; il caso della acciaierie di Terni è ancora più grave e l’indagine non deve riguardare il futuro ma anche il passato e i danni causati su una porzione molto vasta del territorio regionale. La Commissione regionale di inchiesta è carente e dovrebbe farsi sentire: la politica non ha limiti e può intervenire sul disastro in corso». Per Claudio Ricci (misto Rp Ic), «il lavoro di commissione e osservatorio è buono e può portare ad azioni utili per migliorare il quadro complessivo di legalità in Umbria. Ho apprezzato – ha aggiunto – il progetto di legge che punta molto su scuole, università aggiornamento professionale e imprenditoriale per la diffusione della cultura della legalità. Il tema del riciclaggio del denaro e quello dello smaltimento illegale dei rifiuti nelle discariche e nei terreni agricoli rappresentano delle emergenze a cui prestare la massima attenzione».

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