Sul tavolo del Governo un’interrogazione della deputata Emma Pavanelli del M5s che porta all’attenzione di due ministri le dichiarazioni rese dal sindaco e presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, secondo cui una collaboratrice dell’onorevole Raffaele Nevi sarebbe stata retribuita, a partire dall’8 marzo 2019, da società riconducibili allo stesso imprenditore livornese.
Secondo tali dichiarazioni – osserva Pavanelli – il costo della collaboratrice sarebbe stato sostenuto inizialmente dalla società ‘Scienze Umane’ e successivamente dall’Università Niccolò Cusano, per un ammontare complessivo particolarmente rilevante; in data successiva, l’onorevole Raffaele Nevi ha pubblicamente fornito una ricostruzione dei fatti radicalmente diversa, affermando che la collaboratrice in questione sarebbe sempre rimasta dipendente dell’università riconducibile a Bandecchi e che, nel marzo 2019, sarebbe stato lo stesso Bandecchi a chiedere che la stessa potesse svolgere un’esperienza formativa presso la sua segreteria parlamentare, senza alcun rapporto economico diretto con il deputato; nella medesima ricostruzione, l’onorevole Nevi ha precisato che il rapporto tra la collaboratrice e la propria segreteria sarebbe cessato con la fine della precedente legislatura e che, successivamente, nell’aprile 2023, la stessa sarebbe stata contrattualizzata direttamente dal gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera dei deputati.
«Permane pertanto – si legge nell’atto di Pavanelli – un evidente contrasto tra le versioni pubblicamente rese; la vicenda assume rilievo anche alla luce del ruolo ricoperto dall’onorevole Nevi, quale portavoce nazionale di un partito di maggioranza e delle competenze esercitate dal Governo in materia universitaria, settore nel quale operano soggetti riconducibili allo stesso Bandecchi; resta in ogni caso centrale, anche a prescindere dalle diverse ricostruzioni, il tema della piena trasparenza dei rapporti tra dipendenti di Università che assumano incarichi in ambito istituzionale, anche ai fini della prevenzione di ogni possibile situazione, anche solo potenziale, di conflitto di interessi, e dell’esclusione di qualsiasi forma di opacità nei rapporti tra soggetti economici privati e attività politico-istituzionale».
Con l’atto parlamentare, la pentastellata chiede di sapere se, con riguardo alla disciplina dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle università private, in considerazione dei fatti illustrati, non si ritenga necessario adottare iniziative normative volte a favorire la trasparenza così da scongiurare possibili rischi di commistione fra interessi economici privati e funzioni pubbliche. Sulla questione è già intervenuta anche Elisabetta Piccolotti di Avs.
