di D.B.
Dopo oltre 24 ore dallo scoppio del caso Calabrese la maggioranza, letti anche i giornali dove si sottolinea l’assenza di prese di posizione a difesa dell’assessore della giunta Romizi, fa quadrato intorno a Calabrese: «L’assessore – scrivono in una nota congiunta i rappresentanti di tutti i gruppi di maggioranza – ha solo posto degli interrogativi e il suo intervento è stato evidentemente strumentalizzato. Nessuno ha inteso mettere in discussione l’onestà dell’ex sindaco Boccali e della sua giunta ma semplicemente aprire una discussione profonda sul tema della sicurezza». La maggioranza difende poi il lavoro di questi primi mesi, parlando di un’opposizione che avrebbe alzato «il polverone» per «nascondere i risultati del lavoro di questa amministrazione sul tema della sicurezza».
Bocci Forza Italia e tutti gli altri parlano di «calo dei reati, con l’oggettiva percezione del calo degli spacciatori nel centro storico, come affermato anche dal sottosegretario Bocci». Sottosegretario che, in una nota, sostiene che l’assessore «ha sbagliato facendo affermazioni che non hanno alcun riscontro e che non fanno bene alla città. Tra l’altro se c’è una sola cosa che unisce l’esperienza di Boccali con quella di Romizi è proprio il tema della sicurezza perché Boccali è stato il primo ad avere consapevolezza piena che c’era un problema della città e assunto iniziative mentre Romizi ha continuato e sta continuando, giustamente, su questo versante».
Forza Italia «Certo la strada è ancora lunga – continua Forza Italia – e c’è ancora molto da fare, ma è chiaro che l’atteggiamento della minoranza è teso soltanto a distogliere l’attenzione da questi primi importanti risultati». Alla fine poi si sottolinea la «sorpresa per la presa di posizione dei massimi livelli istituzionali che dovrebbero ricordarsi l’esito della relazione della Commissione regionale antimafia e delle inchieste della magistratura come “Apogeo” e “Quarto Passo” e non da ultimo il coinvolgimento di figure di primissimo piano in indagini e processi con gravissime ipotesi di reato».
BOCCALI ROMPE IL SILENZIO: PAROLE GRAVI E FALSE
Brutti Al centro della discussione di queste ore però non sembra esserci questo. In queste ore non si sta ragionando se l’Umbria e Perugia sia o meno infiltrata dalla malavita organizzata, fatto che pare assodato; piuttosto, si discute se un pezzo rilevante della classe politica sia stata, o meno, una sorta di ‘comodo cuscino’ per la malavita. A prendere la parola poi è Paolo Brutti, presidente della Commissione regionale antimafia. «Parlare di contiguità – scrive -, allo stato delle cose, appare sinceramente fuori luogo. Ciò che però rilevano gli esperti e le massime autorità giunte da altre parte d’Italia, è che in Umbria non si percepisce quella soglia di attenzione commisurata al problema».
LA REPLICA DI CALABRESE: «REAZIONI VIOLENTE, NON ACCUSO NESSUNO»
Umbria contaminata Il ragionamento di Brutti però è più ampio, e parte dalla constatazione di un’Umbria «fortemente contaminata dalla criminalità organizzata»: «È innegabile che per anni – aggiunge -, e ancora oggi, si è cercato di non allarmare i cittadini. Appelli più che altro di circostanza, alzate di spalle nei confronti di chi metteva in guardia sul lento e inesorabile degrado del nostro territorio, con riflessi evidenti sugli indici di sviluppo di una Regione lentamente regredita rispetto ad altre realtà analoghe, sottovalutazione del fenomeno. Mai un segnale forte di ribellione civile, mai una chiamata alla mobilitazione generale».
Anticorpi? L’ex senatore ha i suoi dubbi anche riguardo agli anticorpi che naturalmente albergherebbero all’interno della società umbra: «Nella recente operazione anti-‘ndrangheta – conclude -, che ha visto numerosi imprenditori taglieggiati collaborare con magistratura e carabinieri, la collaborazione è giunta all’arrivo dell’Arma: prima che i carabinieri bussassero alla porta, gli stessi commercianti, nella solitudine e nel silenzio, erano stati pestati a sangue, ricattati, defraudati. Questa è la verità, altro che anticorpi naturali presenti nel nostro tessuto sociale. E non è sbagliato dire che l’attuale giunta comunale perugina si ponga in termini nuovi rispetto al fenomeno».
Pd: si dimetta Dai banchi del centrosinistra invece il Pd tira dritto, decidendo di non partecipare alle riunioni di commissione e chiedendo ancora le dimissioni dell’assessore: «Dopo quanto accaduto ieri – dice il capogruppo Diego Mencaroni -, la decenza istituzionale imporrebbe di rimettere il suo mandato e di scusarsi con le forze dell’ordine, con la magistratura e con la città di Perugia».
Twitter @DanieleBovi
