
di Dan. Bo.
Intorno al caso Brega, il presidente del Consiglio regionale finito sotto indagine per peculato e concussione da parte della procura di Terni in merito all’inchiesta sugli Eventi Valentiniani, il dibattito è aperto non solo tra i partiti ma anche dentro gli stessi gruppi dirigenti delle singole formazioni. Dopo la seduta di autocoscienza in casa Pd con la riunione congiunta di gruppo regionale e segreteria (sabato c’è la direzione), la discussione è ufficialmente aperta anche in casa Prc.
Goracci sbaglia Nel mirino del portavoce della segreteria regionale Fabrizio Cerella c’è il consigliere regionale Orfeo Goracci, i cui rapporti con i vertici del partito da tempo sono tutt’altro che idilliaci. A non piacere alla segreteria in questo caso è quella che viene duramente definita «solo una difesa d’ufficio di un componente dell’ufficio di presidenza del Consiglio». Anche per il Prc infatti, dopo quanto messo nero su bianco dall’Idv, è giunto il momento che «Brega faccia un passo indietro». Una presa di posizione che mette pressione addosso al gruppo dirigente piddino, sempre più «accerchiato» dagli alleati, prima l’Idv, poi il Prc e Sel, che chiedono la testa del presidente del Consiglio.
No a colpevolizzazioni, ma serve passo indietro «Nessuno intende colpevolizzare l’esponente politico del Pd – scrive Cerella – prima che sia rinviato a processo e prima che eventualmente si emetta una sentenza, però bene ha fatto l’Italia dei Valori, che in campagna elettorale ha chiesto un “patto etico” per i rappresentanti politici e la non candidatura degli inquisiti, a rivendicare una posizione coerente con questa impostazione, e quindi chiedere al Partito democratico di valutare l’opportunità che esponenti politici indagati facciano un passo indietro rispetto alle cariche che ricoprono e che coinvolgono direttamente le istituzioni».
Tutelare le istituzioni Secondo la segreteria di Rifondazione, i reati contestati a Brega «sono di una gravità tale per cui la legge attuale prevede che le persone condannate per tali reati a pene definitive non siano nemmeno candidabili a ricoprire cariche pubbliche». Una richiesta, quella del Prc, che mira a «tutelare l’istituto della Presidenza del Consiglio regionale e del suo ufficio di presidenza, che hanno compiti fondamentali nella direzione dell’Ente e della garanzia di autonomia del Consiglio regionale». Quello che Cerella auspica infine è una vera discussione all’interno del partito «per giungere a una posizione comune e condivisa». Senza, appunto, semplici «difese d’ufficio».

SERVE BUON SENSO DA PARTE DI CHI RICOPRE CARICHE PUBBLICHE! BRAVO CERELLA
un articolo di qualche mese fa
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