Andrea Liberati (foto Troccoli)

«Da sedici anni si sottrae acqua alla Cascata delle Marmore e ora la Regione dell’Umbria rischia di subire una procedura di infrazione europea per aver violato le regole che prevedono un deflusso minimo vitale di acqua pari a cinque metri cubi al secondo, ma con un pool di avvocati chiederemo ai vari soggetti coinvolti danni per milioni di euro».

Deflussi della Cascata delle Marmore Va alla carica di Palazzo Donini e pure del polo idreolettrico, prima di Eon oggi di Erg, il capogruppo regionale del M5s Andrea Liberati che, attraverso una nota stampa, denuncia «il mancato rispetto del volume minimo di acqua destinato in permanenza alla Cascata delle Marmore così come stabilito nel 2009 dall’Arpa in uno studio realizzato in collaborazione con l’Università di Perugia poi inserito nel Piano acque regionale dello stesso anno». In particolare, dopo aver evidenziato che il deflusso minimo vitale risponde a esigenze di tutela dello stato ecologico del fiume, degli organismo viventi fluviali, del paesaggio e delle attività socioeconomiche, Liberati afferma: «A imporre il continuum naturale fluviale sono le stesse norme europee vigenti dal 2000 e poi assorbite dal Testo univo ambientale del 2006, eppure con la Cascata delle Marmore i gestori a loro piacimento aprono e chiudono il flusso senza ternerne conto, fanno eccezione quelle 1.281 ore annue (poco più di 53 giorni, ndr) in cui la Cascata è visibile con una portata controllata di 15 metricubi al secondo».

Liberati:«Risarcimenti danni milionari» Da qui secondo il capogruppo del M5s «il rischio che la Regione incappi in un’infrazione europea per aver violato, da sempre e scientemente, le regole: e pagheranno i cittadini, mentre i soliti la faranno franca, anche perché – prosegue – tecnicamente a monte l’acqua non manca mai giacché il Velino ha una portata variabile da un minimo di 40 a un massimo 300 metricubi al secondi col  col canale Medio-Nera che, tramite Piediluco, vi aggiunge fino a 22 mc2/sec: come si può osservare, gli almeno 4,536 mc2/sec previsti per la Cascata delle Marmore rappresentano un’inezia, eppure gli speculatori di Galleto non rilasciano nemmeno quelli». E poi: «Quanti posti di lavoro stiamo perdendo con la Cascata chiusa? Quanto sarebbero più attrattive le Marmore, se l’acqua fosse rilasciata come prevedono le normative? In Umbria, già ‘Cuore verde d’Italia’, si seguono regole da turbocapitalismo coloniale, obsolete persino in America del Nord. Si favoriscono unicamente speculatori che, da questo giocattolo, traggono ogni anno circa 120 milioni contro lo zero assoluto riservato ai territori: i giganti dell’energia ora però vedranno cosa succede. Ma dalle prossime settimane la musica cambia perché – conclude – tramite un pool di avvocati chiederemo ai vari soggetti coinvolti danni per milioni, con le necessarie restituzioni degli incentivi allo Stato e opportune compensazioni in favore di Terni e della Valnerina».

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