di D.B.
Per sapere se riuscirà a prendere possesso del suo scranno in consiglio regionale Carla Casciari dovrà aspettare ancora un po’. Il Consiglio di Stato infatti martedì con un decreto ha sospeso la sentenza del Tar umbro con la quale, giorni fa, i giudici amministrativi hanno deciso che il posto conteso in consiglio regionale spetta alla dem Carla Casciari e non a Giuseppe Biancarelli, rappresentante della lista «Umbria più uguale» che, come annunciato subito dopo il primo verdetto, ha voluto dare battaglia di fronte al Consiglio di Stato. I giudici, come scritto nel decreto, discuteranno il caso in camera di consiglio il 5 novembre e da lì, nel giro di poco, si saprà chi la spunterà. Nella seduta di giovedì a palazzo Cesaroni dunque Biancarelli occuperà regolarmente il suo scranno tra i banchi di maggioranza.
Le motivazioni L’istanza di misure cautelari monocratiche proposte dal consigliere sono state accolte dal Consiglio di Stato con una serie di motivazioni: innanzitutto per «evitare che nelle more della camera di consiglio collegiale si determinino pregiudizi irreversibili non rimediabili mediante un’ordinanza emessa in sede collegiale», e poi perché «la questione dedotta in appello merita l’approfondimento proprio nella sede collegiale». Perciò «appare opportuno che, in quella sede, la situazione pervenga re adhuc integra (brocardo latino con il quale si intende che la questione non deve essere compromessa, o decisa, ndr), nei termini antecedenti alla sentenza appellata».
Il nodo Il nodo centrale della contesa Casciari-Biancarelli è sostanzialmente uno: che cosa si intende per «voti validamente espressi»? Il 2,5 per centro centrato da Umbria più uguale e che ha permesso a Biancarelli di entrare in consiglio, è stato calcolato non considerando quelli ai candidati presidente. Sbagliando, ha sostenuto Casciari che si è vista dare ragione in prima battuta dal Tar regionale: per la ripartizione dei seggi vanno messi nel calderone anche quelli agli aspiranti inquilini di palazzo Donini.
Twitter @DanieleBovi
