«Voglio rivolgere a tutti i candidati un invito a riflettere sulla natura della vocazione politica. Perché di questo si tratta: una vocazione, una missione e non un trampolino di lancio verso il potere». Le parole sono del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, pronunciate lunedì nella prolusione al Consiglio episcopale permanente. Gratuità, spirito di servizio, guardare al passato per costruire il futuro, avere cura dei poveri e difesa della vita sono le indicazioni ai cattolici in politica date dal cardinale: «Vivete la politica con gratuità e spirito di servizio – spiega – testimoniate questa gratuità con gesti concreti e con una vita politica degna della vostra missione, ricordando che i cristiani di ogni tempo vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo». Poi: «Guardate al passato per costruire il futuro. Guardate a una stagione alta e nobile del cattolicesimo politico italiano. Prendete come esempi uomini e donne di diverso schieramento politico che, nella storia della Repubblica, hanno saputo indicare percorsi concreti e interventi mirati per affrontare le questioni e i problemi della nostra gente».
Le paure Il presidente della Cei, sempre parlando delle prossime elezioni, in vista delle quali bisogna «superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare alle urne con senso di responsabilità», invita i partiti alla sobrietà. «Una sobrietà nelle parole e nei comportamenti. La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere». «Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti», sottolinea. Bassetti richiama i politici anche verso «la ricerca sincera del bene comune. Non a parole ma con i fatti. Per il futuro del paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia.
La vita Il cardinale ha chiesto poi di avere «cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono due temi speculari, due facce della stessa medaglia, due campi complementari e non scindibili. Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto», sottolinea. «Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale. E di essere liberati dalla schiavitù del commercio del corpo umano, dall’affermazione di una tecnoscienza pervasiva e dalla diffusione di una mentalità nichilista e consumista. Lo dico anche a riguardo delle Dat: ci preoccupa la salvaguardia della speciale relazione tra paziente e medico, la giusta proporzionalità delle cure – che non deve mai dar luogo alla cultura dello scarto -, la possibilità di salvaguardare l’obiezione di coscienza del singolo medico e di evitare il rischio di ‘aziendalismo’ per gli ospedali cattolici».
La razza A non piacere al presule sono poi state le parole del candidato della Lega alla presidenza della Lombardia: « «Bisogna reagire – spiega Bassetti – a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del paese». In vista del voto Bassetti ci tiene poi a sottolineare che «la Chiesa non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politici, per noi dialogare significa, invece, cercare il bene comune per tutti». Nella prolusione il cardinale non dimentica poi un tema su cui è tornato numerose volte, ovvero quello del lavoro: «Per la Chiesa – ha detto – è una delle priorità irrinunciabili. Creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo. Il lavoro è dunque una priorità ma è soprattutto una vera emergenza sociale. Un’emergenza resa ancora più impellente dai dati relativi alla disoccupazione giovanile». Immancabile ovviamente anche un riferimento alle famiglie, che sono «il motore sociale del paese:è urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane».
