L’assemblea nazionale del Pd ha votato Walter Verini tesoriere nazionale del Partito democratico con 775 voti favorevoli, 4 contrari, 23 astenuti. Per il deputato umbro si tratta di una conferma di incarico. Ma questa è la giornata di Enrico Letta che è intervenuto intorno alle 12: «Vorrei che oggi la discussione non si chiudesse ma iniziasse. Domani presenterò un vademecum di idee da consegnare al dibattito dei circoli per due settimane. Ne discutiamo insieme e poi facciamo sintesi in una nuova assemblea». Ha messo subito le cose in chiaro, riconoscendo i limiti del Pd: «Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema» sulla parità di genere. «Io metterò al centro» il tema delle donne: è «assurdo» che sia un problema. «Mi candido a nuovo segretario ma so che non vi serve un nuovo segretario: vi serve un nuovo Pd». E dopo le donne, i giovani che «saranno al centro della mia azione».

L’ex premier ha anche detto: «Noi non dobbiamo essere la Protezione civile della politica, cioè il partito che è costretto ad andare al potere perché se no gli altri sbandano.
Perché se lo facciamo diventiamo il partito del potere. Si vincono le elezioni se non si ha paura di andare all’opposizione». E poi: «Dobbiamo fare un partito che abbia le porte aperte. L’apertura sarà il mio motto: spalanchiamo le porte del partito”. Durante il governo Draghi «voglio rilanciare lo ius soli», è una «norma di civiltà». Letta ha anche detto che «sarebbe molto felice se il governo di Mario Draghi fosse quello in cui dar vita alla normativa dello ius soli», la legge sulla cittadinanza. L’appuntamento dei dem si è aperto con l’intervento della presidente dell’assemblea Valentina Cuppi, dal palco al Nazareno, affiancata dalle vicepresidenti Anna Ascani e Debora Serracchiani: «Oggi do formalmente la comunicazione all’assemblea nazionale delle dimissioni da segretario di Nicola Zingaretti», che ha ringraziato più volte. Le sue dimissioni «sono state un atto politico molto forte che ci spinge a un’analisi profonda del partito, che ci interroga sullo stare insieme, sul pluralismo. Era evidente che volesse dare una scossa al partito, fare in modo che emergessero in maniera chiara e trasparente i problemi che ci sono. Ora sta a noi cogliere l’opportunità. Dobbiamo affrontare le dinamiche di battaglie intestine tra aree che invece di arricchire il pluralismo rischiano di cristallizzarsi in lotta tra correnti. Possiamo essere il partito che al contempo si occupa dei diritti civili e sociali senza farci dipingere come quelli che si dedicano solo ai primi? Dobbiamo occuparci di entrambi».

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