Zingaretti e Verini (foto ©FabrizioTroccoli)

di Maurizio Troccoli

E’ il giorno dopo lo scossone. Quello che, all’improvviso, il segretario nazionale Nicola Zingaretti, ha deciso di dare al suo Partito democratico, dimettendosi. Rimarrà quel ‘mi vergogno’, che ha dato ancora più forza a un gesto politico. E che marca una distanza tra il palazzo e la vita reale. Il potere e la gente. Le poltrone e la pandemia.

Verini, che possibilità c’è ora che Zingaretti sia ancora segretario del Pd?

Credo abbia dato dimissioni vere. E che non abbia intenzioni di ritirarle. Aggiungo: purtroppo. Tuttavia capisco questo gesto che, secondo me, è di coraggio. Una sterzata a un partito troppo chiuso in se stesso, prigioniero di logiche correntizie, litigioso. Invece dovrebbe essere occuparsi dei problemi della gente, della pandemia, dei vaccini, del lavoro, dei giovani.

Se glielo chiede la gente di ripensarci?

In queste ore, da tutta Italia, giungono appelli perchè ci ripensi. Anche io me lo auguro. Sul piano politico si deve cogliere il significato: assunzione di responsabilità da parte di tutti a costruire un partito aperto, plurale ma non correntizio.

Praticamente cosa accade ora?

Le dimissioni formali. E, da quel momento non è più segretario. A meno che non le ritiri, ma non ne ha intenzione. Neppure di candidarsi a sindaco di Roma. La presidente è tenuta a convocare l’assemblea che ha due strade: la prima è nominare un nuovo segretario che dura fino al 2023. Questo potrebbe anche decidere di portare il partito solo fino al congresso. La seconda, dipende dal fatto che non si determinino le condizioni per un nuovo segretario. A quel punto viene dichiarato aperto il congresso.

Non temete che con i 5 stelle impegnati a una rifondazione e il Pd nel caos, il nuovo Governo si sbilanci maggiormente verso centrodestra che esprime maggiore stabilità?

Mi auguro che ciò non avvenga. Il Pd tuttavia c’è, al governo come in parlamento. Vedo più rischi da certi protagonismi propagandistici di Salvini, che fa le stesse cose di quando era all’opposizione, facendo fare il partito di governo a Giorgetti e, lui, il partito di lotta. Mi auguro che anche i 5 stelle superino questa fase con una collocazione europeista e progressista.

Chi sono quelli di cui si vergogna Zingaretti?

Il segretario ha sottolineato come tutte le decisioni adottate in questo anno difficilissimo siano state prese all’unanimità e con collegialità. Il sostegno al governo Conte 2 e il lavoro per fare il Conte 3, poi naufragato, per colpa di Renzi che ha aperto una crisi al buio. La risposta, principalmente da diverse parti, è stata di attacchi e delegittimazioni continue. Richieste di congresso che significano, sostanzialmente, cambiare il segretario. Piuttosto che un logoramento interno, distante dai problemi del paese, Zingaretti ha preferito dare uno scossone.

Ora si contenderanno il ruolo da segretario Bonaccini e Orlando?

Non è detto. Può darsi che fra una settimana si elegga nuovo segretario e se ne riparlerà nel 2023. Ora siamo nella fase in cui auspichiamo che Zingaretti accolga gli appelli che arrivano dalla gente e da tante personalità importanti del Paese. Se invece si avvia un congresso, ci sarà dopo le amministrative… poi vediamo.

Anche l’Umbria va verso il congresso del Pd. Gli scenari nazionali hanno riflessi a livello regionale?

Non so se hanno riflessi, ma ricadute può darsi. I congressi regionali li ha congelati la direzione nazionale. In Umbria eravamo già pronti un anno fa. Poi ci fu il lockdown. Io nominai la commissione congressuale. Se non che, dopo l’estate, c’erano le tappe fino alle primarie di ottobre. Ma è arriva la seconda ondata e, la direzione nazionale, ha congelato i congressi. Intanto bisogna vedere qual’è l’evoluzione della pandemia, poi le decisioni legate allo svolgimento politico dei congressi. Mi auguro che, in Umbria, si faccia al più presto, nelle condizioni possibili. E che sia un congresso utile al partito umbro, il più possibile unitario, che sia sulle idee e non un votificio.

E’ vero che nessuno sapesse delle dimissioni del segretario?

Si. La decisione l’ha maturata lui autonomamente. Ma il disagio per gli attacchi l’aveva manifestata anche nei giorni precedenti, anche con me ne ha parlato. Insieme a come dovere rilanciare il partito. Avrà pensato che il modo migliore fosse uno scossone. Ha colto di sorpresa un po’ tutti.

E il ruolo di Verini ora?

Sul piano politico mi batto per un partito aperto, quello del Lingotto di Veltroni. Lo statuto del Pd prevede che il tesoriere rimanga in carica. Ma questo è secondario.

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