Mai come in questa occasione il destino dell’Italia è passato dall’Umbria. Diversi osservatori hanno messo in parallelo il discorso di Gianfranco Fini a Bastia Umbra con la “marcia su Roma” del 28 ottobre 1922, partita da Perugia. Lì nasceva un Ventennio, qui potrebbe arrivarne al capolinea un altro, seppur di stampo molto diverso dal primo. Fatto sta che, a partire dalla convention di Futuro e libertà, diversi leader politici si sono susseguiti in Umbria, e in particolar modo nel capoluogo, tentando di dare una lettura della situazione. Eccone un breve sunto.
Fini Il discorso di Perugia passerà alla storia come quello che ha chiuso l’era Berlusconi? Se non, quantomeno quella del governo guidato dal Cavaliere. Umbria24.it era lì, documentando con foto e video varie fasi della convention compreso l’arrivo e la cacciata di Patrizia D’Addario. “Berlusconi deve avere il coraggio politico di rassegnare le dimissioni e avviare una fase in cui si ridiscuta l’agenda, verificare la natura della coalizione e la composizione del governo”, ha detto Fini a Bastia. “Se prevarà in lui quell’atteggiamento autoconsolatorio – ha proseguito -, cari amici è evidente che non rimarremo un minuto in più in quel governo. Dimostrando che non c’è alcun attaccamento al potere”.
Mentre Fini parlava a Bastia, Massimo D’Alema interveniva in un convegno della sua fondazione ItalianiEuropei alla Sala dei Notari, a Perugia. Commentando le notizie provenienti dalla convention, D’Alema ha messo in guardia il centrodestra da proseguire nel “gioco del cerino”, chiedendo di avere coraggio di abbandonare l’esecutivo per creare un “governo di responsabilita’ nazionale”. “Si dovrebbe costituire un governo – ha detto D’Alema – che guardando ad altri momenti difficili della storia del paese, come nella prima metà degli anni ’90, sia in grado di chiamare a raccolta le energie migliori e affrontare l’emergenza della crisi”.
Di Pietro Il leader dell’Idv è arrivato a Perugia, anche lui alla Sala dei Notari, venerdì scorso, il giorno della presentazione di una mozione di sfiducia al governo insieme al Pd. Un atto, secondo Di Pietro, per “stanare tutti coloro che come noi dicono che questo governo ha impoverito e umiliato il paese però ad oggi non aveva il coraggio di metterlo in sfiducia”. In particolare a Fli, Di Pietro ha detto: “Se la nostra mozione non gli piace non c’e’ problema, ne depositassero una loro, gliela firmiamo pure noi purche’ mandiamo a casa Berlusconi”. E quando l’era Berlusconi finirà, per Di Pietro, non ci sarà nessun pericolo di guerre civili, ma “scenderanno in strada le majorettes, ci sarà un senso si liberazione incredibile”.
Bindi Infine, sabato a passare da Perugia, al mercato di Pian di Massiano, Rosy Bindi, protagonista di numerose querelle con Berlusconi, specie sul ruolo delle donne nella società. La presidente dell’assemblea nazionale del Pd ha fatto un giro in minimetrò insieme al segretario regionale Lamberto Bottini e al deputato Gianpiero Bocci, incontrando poi i cittadini alle prese con la spesa tra le bancarelle.


