di Daniele Bovi
Come i 17 mila dello scoglio delle Curili, come Zinov’ev e Bucharin, come i compagni Trotzkij e Kamenev. Così si sentono Giancarlo Parbuono, Ivano Lisi, Rosanna Ghettini e Caterina Bizzarri, i quattro appartenenti a Progetto democratico che in questi giorni si sono visti recapitare la lettera con cui la commissione provinciale di garanzia del partito li espelle dal Pd. Il motivo? «La semplice adesione – spiegano in una nota firmata da alcuni esponenti Pd, in testa Fabio Duca – all’associazione culturale Progetto democratico». Associazione che invece il Pd giudica un partito. A far imbestialire ancora di più gli espulsi il fatto che a capo della commissione provinciale di garanzia, ossia l’organo che ha proceduto con le espulsioni, vi sia Iginio Pippi, «parente stretto» di quel sindaco Batino che vede Progetto democratico come il fumo negli occhi.
La faida democratica La faida democratica di Castiglione del Lago nasce nel 2009, quando in vista delle elezioni comunali dopo una consultazione interna degli iscritti Batino la spunta su Carloia. Una parte del Pd così, anche indirettamente vicina a Carloia, sceglie di sganciarsi tentando una operazione «civica» con Rifondazione comunista, i socialisti, pezzi di società civile e del mondo cattolico. Il candidato è Fabio Duca, fra le altre cose ex responsabile organizzazione della federazione diessina del Trasimeno. La lista di Duca conquista il 37% sfiorando così il colpaccio: la coalizione di Batino infatti ha solo 300 voti di vantaggio, quelli che bastano per vincere. La frattura non si ricompone e così Duca e i suoi vanno all’opposizione. Il resto è storia d’oggi con le espulsioni firmate Iginio Pippi.
Palesemente inadeguato «Tra l’altro – è scritto nella nota a sostegno degli espulsi – segnaliamo come Pippi sia parente stretto del sindaco Batino» nonché «tra i soggetti più faziosi e di parte fra i protagonisti della controversia castiglionese». Caratteristiche che lo rendono «palesemente inadeguato rispetto a come dovrebbe essere svolto il ruolo di presidente della Commissione». Quello che non va giù ai «ribelli» castiglionesi è che la loro vicenda sia stata affrontata più con le regole della disciplina che con quelle della politica: «Abbiamo seguito con attenzione – dicono – l’elezione del nuovo segretario comunale del Pd di Castiglione del Lago, Leandro Pacelli, che potrebbe rappresentare una buona occasione per avviare a soluzione la delicata situazione interna al Pd e al centrosinistra della scena politica castiglionese e riportarla nella giusta veste che merita; trattarla cioè come questione politica e non esclusivamente disciplinare, come già indicato dalla precedente Commissione Provinciale di Garanzia nell’ottobre 2009. Nel contempo però sono arrivati – scavalcando Pacelli e approfittando della sua assenza – i provvedimenti di cui sopra. Da ciò la domanda nasce spontanea. Perché e a chi giova tutto questo?».
Stalinisti Dulcis, si fa per dire, in fondo ci sono le accuse di stalinismo: «E’ evidente a tutti – scrivono – l’assurdità e l’antistoricità di questo provvedimento. Non spetta a noi commentarlo, sarà infatti cura dei diretti interessati provvedere a presentare ricorso nelle sedi appropriate; da parte nostra ci limitiamo a ricordare che in questi giorni è morta, a ben 88 anni di età, anche la figlia di Giuseppe Stalin e che un certo tipo di mondo non solo è cambiato ed evoluto ma è addirittura scomparso».


L’ASSOCIAZIONE POLITICO CULTURALE PROGETTO DEMOCRATICO
È FORSE ILLEGALE O ANTICOSTITUZIONALE?
Al di là di qualunque considerazione partitica che non mi compete in quanto non iscritta (se fossi un iscritto farei giungere forte e chiara la mia opinione nei riguardi di metodi così antidemocratici), come comune cittadino reputo ormai superfluo ogni commento alla situazione, tanto in basso mi sembra caduta la dirigenza del PD provinciale con il suo modo di operare.
Ho però un dovere nei riguardi degli iscritti all’Associazione politico-culturale Progetto Democratico di cui sono Presidente. È infatti inaccettabile che la motivazione dell’espulsione di quattro iscritti al PD della zona di Castiglione del Lago sia “la loro appartenenza all’Associazione Progetto Democratico”. La nostra non è un’associazione a delinquere, non è un’associazione mafiosa, camorristica, anarchica, non siamo legati a massoneria, P3 o qualsivoglia forma di aggregazione illegale o anticostituzionale. Preghiamo i “Signori del PD” di prenderne atto perché il loro atteggiamento è molto offensivo nei riguardi di tutti i nostri associati non solo di quelli da loro “epurati”.
È chiaro che il PD ha problemi ad accettare al proprio interno persone con opinioni diverse. Si vorrebbe sempre e solo la cosiddetta “votazione bulgara”, ma grazie ad anni di impegno e al sacrificio di tanti uomini (in Italia e nel mondo) essa non è più riconosciuta come atto ammissibile democraticamente e in genere coloro che la pretendono sono considerati “dittatori” e non “dirigenti” e vengono richiamati ad una corretta gestione del loro ruolo. Speriamo che anche il PD regionale si decida a farlo smettendola di restare nascosto dietro le quinte in attesa di vedere come va a finire e quindi di come conviene di più comportarsi. Questo metodo si chiama invece “opportunismo” che può essere considerato meno grave ma resta politicamente inaccettabile.
La nostra Associazione può dare in questo senso, senza falsa modestia, lezioni importanti su come si può trasformare la diversità in ricchezza. È un fatto che noi viviamo nel nostro interno fin dall’inizio, ma che durante questi due anni e mezzo di legislatura invece che essere di ostacolo ci ha aiutato a fare scelte più consapevoli e articolate con un progetto politico a lunga scadenza e una visione più ampia dei problemi reali della nostra gente.
In un momento tanto difficile non possiamo e non vogliamo vedere i nostri politici alle prese con questo tipo di “problemi” invece che con quelli veri. Le porte della nostra Associazione sono sempre state aperte, e lo restano anche oggi, al confronto e al dialogo per la soluzione dei problemi, ma solo con chi non da aut aut, ma mostra di credere nella democrazia e di voler davvero lavorare insieme per il bene della nostra terra come noi abbiamo fatto finora e continueremo a fare perché è questo l’obiettivo prioritario, non le beghe interne ai partiti, nemmeno di quelli che sono parte integrante dell’Associazione.
Maddalena Mazzeschi
Presidente
Associazione Politico-Culturale Progetto Democratico