Non c’è niente da fare, agli umbri non piace la mobilità alternativa. Ovvero quella per cui bisogna camminare o pedalare per effettuare spostamenti, tra cui il lavoro ma anche il tempo libero. Tant’è che la nostra regione è tra le peggiori città italiane, come rilevato nell’ultima indagine del sistema Passi dell’Istituto superiore di Sanità che dal 2014 raccoglie dati e informazioni su chi pratica mobilità attiva.
I dati raccolti nel biennio 2021-2022 raccontano come in Umbria solo il 5,1 per cento delle persone tra 18 e 69 anni utilizzano la bicicletta per andare al lavoro, a scuola o per gli spostamenti quotidiani. Rispetto ad una media nazionale del 10,6 per cento, peggio fa solo il Molise (3,2) e la Calabria (4,2). La Toscana si piazza al 13,6, le Marche al 12, il Lazio al 6 e il record della provincia di Bolzano (30,6%). I dati sono peggiorati rispetto al 2020 quando la percentuale era del 5,6 per cento, mentre nel triennio 2016-2019 era dell’8 per cento.
Bici a parte, gli umbri non fanno nemmeno molti tragitti a piedi: nel 2021-2022, ha dichiarato di farlo solo il 19,7% degli umbri intervistati: solo la Calabria fa peggio con il 18,6 per cento e una media nazionale del 39,3. Percentuale che si è più che dimezzata: nel 2016-2019 era del 46%. A rimarcare questo dato il fatto che l’Umbria è sul podio delle regioni italiane per numero di auto circolanti in rapporto al totale dei residenti.
L’indagine rivela come l’uso della bici nel tempo libero o negli spostamenti di scuola/lavoro è un’abitudine più frequente, fra gli uomini, fra le persone senza difficoltà economiche e alto livello di istruzione, e tra gli stranieri. È pratica più diffusa fra i residenti delle Regioni del Nord Italia e meno fra i residenti nel Centro-Sud (17% nel Nord vs 6% nel Meridione).
