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di Gordon Brasco

Avevamo lasciato Ari Folman cinque anni fa con l’incertezza di poter rivedere sullo schermo un altro film d’animazione sorprendente come Valzer con Bashir e invece era solo questione di tempo. Solo che questa volta il regista israeliano ci presenta un ibrido tra girato classico e animazione, in un esperimento narrativo funzionale alla storia raccontata. La scusa per non abbandonare il cinema d’animazione e il suo uso del tutto non convenzionale è data dalla necessità di far vivere allo spettatore la visione distorta di un’umanità oramai allo sbando, drogata di percezioni così esagerate e peculiari che finisce per perdersi in una realtà alternativa così assurda da non sapere più cosa è vero e cosa no, cosa sia il mondo e cosa la sua rappresentazione. Folman riprende tutti gli stereotipi passati del film di fantascienza classico: un mondo governato da multinazionali senza scrupoli che prosperano sui bisogni fittizi di una popolazione ridotta a consumatore disumanizzato, città cresciute come trappole per topi dove la violenza è l’unica legge in circolazione, una presenza autoritaria che controlla e indirizza il popolo in modo dittatoriale. A rendere però nuovo l’approccio a questo tipo di stereotipi oramai ipersfruttati è lo stile di Folman, che riesce a dare interesse e credibilità a una storia piuttosto convenzionale e, grazie alla sua sensibilità per i temi sociali, riesce a fare del film un grimaldello capace di aprire le nostre coscienze e farci partecipi dei suoi timori per una umanità che corre verso un futuro spersonalizzante, fatto di bisogni epidermici ma indotti dall’esterno…un po’ come dei criceti che passano tutta la loro esistenza a girare su una ruota in gabbia convinti che quel movimento serva a qualcosa o porti da qualche parte.

Umanità allo sbando Come fu con Valzer con Bashir anche questo The Congress richiede allo spettatore una certa predisposizione all’apertura mentale per un genere (quello dell’animazione) che solitamente è a uso e consumo dei più piccoli e che alcuni adulti fanno fatica ad accettare proprio perché codificato come linguaggio diretto ad altri temi…la realtà è che il “cartone animato” ha molto da dare anche a un pubblico più maturo così come altri generi che nel tempo sono stati sdoganati da un uso prettamente infantile e usati per film più complessi (si pensi a Tim Burton e al suo uso della stop-motion). Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì’: la storia ha degli spunti originali ma a renderla decisamente interessante è l’uso combinato di una regia convenzionale con l’animazione, un mix di generi interessantissimo che rende perfettamente il senso dello smarrimento vissuto da un’umanità oramai allo sbando. Un film per tutti quindi? No, ma sicuramente un film per chi chiede al cinema uno sforzo comunicativo che vada oltre le convenzioni della recitazione classica. Dopotutto la settima arte è sempre stata aperta alla sperimentazione e questo nuovo film di Folman ne è un prodotto egregio.

Un film di Ari Folman. Con Robin Wright, Harvey Keitel, Sami Gayle, Kodi Smit-McPhee, Danny Huston. Fantascienza, durata 122 min. USA 2013. Wider Films.

Trama: In un mondo futuristico apparentemente perfetto, sotto la superficie regna il caos. In questo mondo, un’attrice in pensione accetta un ultimo lavoro, senza sapere che le conseguenze della sua decisione si riveleranno imprevedibili…

Perugia
Zenith: 21.15

Foligno
Multisala Clarici: 18.10 / 20.20 / 22.30

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.