«Forte preoccupazione per le condizioni del fiume Tevere in Umbria già a fine giugno». A esprimerla, a fronte di «portate idriche sensibilmente ridotte», è Legambiente che torna a sollecitare «un cambio di rotta sostanziale nelle politiche di gestione dell’acqua», sottolineando che «a imporlo sia la situazione stessa del corso d’acqua».

In particolare, l’associazione evidenzia come «l’ondata di caldo africano, unita ai numerosi prelievi per uso irriguo, stia contribuendo a impoverire in modo significativo la disponibilità d’acqua» del Tevere, che a inizio estate e «in diversi tratti evidenzia livelli idrici già precari, con ampie porzioni di alveo emergenti e un evidente rallentamento della corrente».

Da qui la richiesta di «particolare attenzione sull’utilizzo dell’acqua in agricoltura». Più specificatamente Legambiente rileva che «ancora oggi una parte consistente delle superfici agricole viene irrigata con sistemi ad aspersione, caratterizzati da consumi elevati e da notevoli perdite per evaporazione», mentre «è ormai indispensabile accelerare la transizione verso sistemi d’irrigazione a goccia e tecnologie ad alta efficienza, capaci di garantire risparmi idrici significativi senza compromettere la produttività delle aziende agricole».

In questo quadro, poi gli ambientalisti chiedono anche di «avviare una riflessione sulla sostenibilità delle colture maggiormente idroesigenti», perché «continuare a destinare importanti superfici a produzioni come il tabacco, in un contesto di crescente scarsità idrica e cambiamento climatico, rischia di accentuare ulteriormente le criticità del territorio».

Legambiente, poi, avverte che «anche sul fronte delle infrastrutture idriche non emergono soluzioni immediate», evidenziando come non sia opportuno «fare eccessivo affidamento sulla disponibilità della diga di Montedoglio, già chiamato a soddisfare molteplici esigenze territoriali, compresa l’alimentazione del lago Trasimeno», mentre «l’invaso di Valfabbrica non è tutto operativo».

In questo quadro la richiesta di «un cambio di rotta sostanziale nelle politiche di gestione dell’acqua», che secondo l’associazione deve passare «per una strategia integrata che coinvolga istituzioni, consorzi di bonifica, mondo agricolo e cittadinanza, puntando su efficienza, risparmio idrico, innovazione tecnologica e una programmazione coerente con le nuove condizioni climatiche». Obiettivo dichiarato è «preservare la funzionalità ecologica del Tevere, garantendo portate adeguate: le scelte non sono più rinviabili, servono interventi concreti e tempestivi».

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