di Gordon Brasco
Applauditissimo all’ultimo Sundance Film Festival «Me & Earl & the Dying Girl» ha ricevuto un’accoglienza tiepida dal pubblico di tutto il mondo, segno che non sempre l’umore di un parterre di critici interpreta correttamente le preferenze degli spettatori paganti. La storia è dotata di una sceneggiatura fenomenale (direbbe Dan Perterson facendo tintinnare un bicchiere di tè ghiacciato), talmente curata e densa di riferimenti cinematografici da assomigliare più a un quiz che a una storia di adolescenti. Sarà forse proprio quest’aria troppo strutturata ed elaborata a snervare il pubblico, perché un paio di battute sagaci e due citazioni sono piacevoli, subirne più di una trentina diventa un crimine contro l’umanità. Se il nucleo della storia è abbastanza ordinario (la necessità di crescere e abbandonare la propria «infanzia» per affacciarsi al mondo) non lo è per nulla la recitazione che ce la racconta: tutti e tre i protagonisti sono bravissimi ma Olivia Cooke sicuramente è la migliore. Peccato però che l’impostazione del regista ci faccia scoprire i comprimari Earl e Rachel solo attraverso lo sguardo di Greg, che concede loro poco spazio anche quando la storia avrebbe giovato di un approfondimento diverso, magari anche solo per concedere al pubblico un po’ di respirò dal pensiero unico del protagonista. Nota a parte per la fotografia curata da Chung Chung-hoon che ricordiamo per «Boulevard» di Dito Montiel (2014): strepitosa è la parola giusta, con accorgimenti a volte buoni per essere mostrati in qualsiasi università di cinema.
Promosso Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì ma con riserva: la pellicola nasce come trasposizione cinematografica del romanzo di Jesse Andrews che non abbiamo letto, perciò se sia meglio il film che la sua versione cartacea non potremmo dirvelo, quello che possiamo dire è che l’opera di Alfonso Gomez-Rejon soffre di due importanti zavorre. La prima è un eccessivo carico di citazioni-gag cinematografiche che mandano in visibilio qualunque critico ma che a un pubblico normale o non dicono nulla o dopo un po’ infastidiscono. Il secondo problema riguarda la scelta di raccontare il mondo di Greg solo attraverso i suoi occhi e il suo modo di vedere il mondo: un’apertura maggiore del film anche ai comprimari della storia avrebbe da un lato aiutato lo sviluppo di tutti e tre i personaggi e dall’altro avrebbe reso il film meno monotono. Dialoghi eccellenti e una fotografia perfetta però danno al lavoro di Alfonso Gomez-Rejon un voto ampiamente sopra il sette. Perciò se siete disposti a soprassedere a certe leziosità cinematografiche buone solo per critici in cerca di autocompiacimento e state cercando un dramma intenso andate al cinema, non ne rimarrete delusi.
Un film di Alfonso Gomez-Rejon. Con Thomas Mann, RJ Cyler, Olivia Cooke, Nick Offerman, Jon Bernthal. Titolo originale Me & Earl & the Dying Girl. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 104 min. USA 2015. 20th Century Fox.
Trama: Greg, all’ultimo anno di liceo, è un giovane solitario che evita tutte le interazioni sociali. Il suo unico amico è Earl, ragazzo col quale divora grandi quantità di film bizzarri. La situazione, però, cambia radicalmente quando la madre lo costringe a entrare in contatto con una compagna di classe affetta da leucemia.
Perugia
Comunale Sant’Angelo: 18.30 / 21.30
