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di Gordon Brasco

Se qualcuno a Cannes si è alzato ad applaudire il film di Matthew Warchus (addirittura una «standing ovation» recita la copertina) noi non lo ricordiamo e sì che eravamo appollaiati nelle ultime file seduti tra chi mormorava «Mammamia che noia» e «Aridatece Billy Elliot». Pride è il classico film girato con il pilota automatico: niente scossoni, velocità di crociera regolare, trama intuibile dopo dieci minuti di proiezione e happy end finale per lavare via dubbi e qualsiasi altra cosa vi sia passata per la testa in due ore di programmazione. A peggiorare le cose c’è da dire che in Italia (e solo qui) il film è stato caricato di un valore di lotta politica esagerato…i sindacati italiani appena hanno letto «contro la Thatcher» si sono eccitati come scimmie dentro un negozio Chiquita, peccato che in realtà il perno della storia gira sull’accettazione della diversità, sia essa sessuale, economica o sociale. In più Warchus si guarda bene dal portare sullo schermo una trama puramente storica, altrimenti avrebbe dovuto portare in evidenza la disfatta della protesta dei minatori mentre così tutto viene lasciato molto in secondo piano, un po’ come guardare un paesaggio con un binocolo rovesciato.

Saliscendi A peggiorare le cose i soliti cliché sui gay perciò prendete nota: tutti gli omosessuali del mondo sanno ballare e adorano la danza, se incontrate qualcuno che si professa dell’altra sponda ma in discoteca si muove come un blocco di ghisa durante un terremoto o sta mentendo o è solo un etero confuso. Digerito un avvio non certo originale a coccolare lo spettatore in cerca di emozioni in saldo ci pensa una sceneggiatura ben calibrata, che dosa piccoli traumi a momenti esilaranti in un saliscendi morbido che non provoca mai nello spettatore sentimenti troppo forti… il film giusto da proiettare a Natale nel reparto cardiopatici. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi dipende: che cosa state cercando? Un «Full Monty» (film del 1997 diretto da Peter Cattaneo) annacquato? Un dramma che non sia troppo impegnativo nelle emozioni? Allora rompete gli indugi e correte al cinema, questo «Pride» saprà coccolarvi per due ore facendovi emozionare ma non troppo, ridere ma con misura, riflettere ma solo a tratti. Un perfetto mix di elementi che rende la storia buona per qualsiasi occasione o chiave di lettura ma guai a scavare un po’ di più di quello che vi è concesso dal regista o le delusioni sul poco spessore della trama potrebbero darvi cocenti delusioni. Per tutti gli altri consigliamo la poltrona di casa e un buon libro.

Un film di Matthew Warchus. Con Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine, George MacKay. Drammatico, durata 120 min. Gran Bretagna 2014. Teodora Film.

Trama: Estate 1984: Margaret Thatcher è al potere, e il sindacato dei minatori è in sciopero. Al Gay Pride, a Londra, gli attivisti organizzano una raccolta di denaro per supportare i minatori e le loro famiglie; ma il sindacato sembra in imbarazzo dal ricevere tale supporto. Gli attivisti, tuttavia, non demordono, e, bypassando la struttura, si rivolgono direttamente ai lavoratori…

Perugia
Melies:  18.30 / 21.30

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.