di Gordon Brasco

«Tu vuò fa l’americano» cantava Renato Carosone e dopo aver visto questo «Mine» è la prima cosa che mi è venuta in mente da dire a Fabio Guaglione e Fabio Resinaro uscendo dal cinema. Ma mentre Carosone descriveva tutto un elenco di gesti e abitudini scimmiottate qui il discorso è diverso, perché Guaglione e Resinaro non scimmiottano bensì applicano con grande maestria tutte le regole hollywoodiane per un dramma-thriller di ottima fattura che solo per il budget esiguo posizioniamo come B-movie. Qualcuno ci vedrà un po’ di «127 ore» (film del 2010 diretto da Danny Boyle) ma giusto per il senso d’immobilità del protagonista perché per il resto si cambia decisamente genere… la tensione rimane sempre abbastanza alta, le sorprese non mancheranno e il nostro Mike dovrà sudare sette camicie per portare a casa la pelle con tutte e due le gambe attaccate. Tecnicamente il film è perfetto: nessun tempo morto, un girato veloce e sempre in movimento, inquadrature e primi piani calcolati al millesimo per tenere l’adrenalina sempre in circolo, e riuscirci per un’ora e mezza non è facile… americanate ce ne sono? Purtroppo sì, perché nel tentativo di rendere questo lavoro spendibile anche nel mercato d’oltreoceano si è un po’ ecceduto nella parte sentimentale, con i flashback sulla vita del protagonista un po’ troppo stereotipati stile «papà picchia mamma»; tutto ciò senza considerare il berbero che si mette a filosofeggiare con il nostro eroe perché, per carità, scambiare due chiacchiere è sempre piacevole, ma farlo in mezzo al deserto, con un piede su una mina, mi sembra un po’ eccessivo.

Originale Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me sì: si tratta di un lavoro molto particolare, nato da un’idea originale che mette a dura prova la bravura dei nostri due registi, perché portare avanti un thriller appassionante con il protagonista fermo per un’ora e mezzo nella stessa posizione capirete che non è un compito facile. Fabio Guaglione e Fabio Resinaro ci riescono almeno in parte, mettendo in campo tutta la loro esperienza per creare una metafora potente: la mina come paura di andare avanti, come blocco più psicologico che fisico, perché Mike (il protagonista) è più ossessionato dai propri fantasmi interiori che dai pericoli esterni che si nascondono in un deserto quasi lunare, un teatro vuoto come potrebbe essere la mente di una persona in preda al panico che non sa più cosa fare o dove andare. Alcune cose però non riescono molto bene (colpa probabilmente di qualche svarione nella sceneggiatura) e finiscono per appesantire la narrazione con alcuni flashback inutili. Il risultato complessivo è un buon lavoro, interessante e coinvolgente che merita l’attenzione di chi aspetta al cinema sempre dei thriller nuovi e vuole anche dare fiducia a questa nuova generazione di registi che non hanno alcun timore di provare storie originali e impegnative.

Un film di Fabio Guaglione, Fabio Resinaro. Con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 106 min. USA 2015. Eagle Pictures.

Trama: Un soldato si ritrova da solo nel deserto in Afghanistan dopo aver fallito una missione. L’uomo deve sopravvivere a un ambiente ostile e agli assalti dei nemici. Le cose sono ulteriormente complicate dal fatto che non può muoversi, in quanto ha inavvertitamente posato il piede su una mina antiuomo.

Perugia
Gherlinda: 17.50 / 20.15 / 22.40
Uci Cinemas Perugia: 14.50 / 17.25 / 19.50 / 22.15

Terni
The Space: 15.20 / 17.40 / 20.15 / 22.30

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