di Gordon Brasco

Vincitore dell’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura all’ultimo festival di Berlino, «Kreuzweg» riesce a trovare per il rotto della cuffia un distributore italiano, cosa non facile visti i temi trattati nel film e il palese anticlericalismo che ne traspare. Dopotutto l’intenzione di Brüggemann era proprio quella di mostrare l’insensatezza del fondamentalismo cattolico espresso dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, un ordine religioso che ha rifiutato il Concilio Vaticano Secondo per rimanere agganciato a quelli che per loro sono gli autentici insegnamenti cristiani. Il regista tedesco opta per quattordici inquadrature fisse (il numero delle stazioni della via crucis) nelle quali si muovono gli attori impegnati a recitare come a teatro senza tagli, stop o ritocchini di computer grafica. Una scelta coraggiosa perché prevede una preparazione scenica e una coordinazione difficilissima da organizzare nel cinema moderno, ma soprattutto costringe chi guarda a perdere lo status neutro di spettatore, perché l’immobilismo della camera fa si che sia il pubblico in sala a concentrarsi su un particolare dettaglio o sguardo, tagliando tutto il resto e diventando quindi registi della propria visione del film senza subire passivamente quella di Brüggemann.

Domande Se l’anima del film è nell’accusa verso tutti i fondamentalismi intesi come l’insensatezza di rinchiudersi in precetti medievali per arrivare a Dio, tutto quello che gli gira intorno riguarda una feroce critica alla società contemporanea, che è pronta a stigmatizzare ogni eccesso di ciò che riguarda la fede, ma che è a sua volta incapace di offrire un’alternativa valida a chi non vuole perdersi nella massificazione della felicità intesa solo come ostentazione di benessere e consumismo. E infatti Brüggemann dà la chiave di lettura del film chiedendosi in un’intervista: «Esisterebbero i fondamentalismi se la società odierna non avesse fallito?». Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: può la ricerca di Dio assolversi solo nell’assurdo rinchiudersi in precetti arcaici? Il fallimento della nostra società è così profondo da costringere chi ha bisogno di dare voce alla propria fede a rinchiudersi in una specie di psicosi fatale? Se state cercando un film drammatico dalla tecnica impeccabile (e originale), perfettamente recitato, che farà sorgere mille domande e dubbi correte al cinema, questo è il titolo giusto per voi.

Un film di Dietrich Brüggemann. Con Lea Van Acken, Franziska Weisz, Florian Stetter, Lucie Aron, Moritz Knapp. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 107 min. Germania 2014. Satine Film.

Trama: In quattordici scene che corrispondono alle quattordici stazioni della Via Crucis, si racconta la storia della quattordicenne Maria. La ragazza, stretta in un conflitto tra la sua fede religiosa e la vita quotidiana da studentessa, deciderà di sacrificare la propria esistenza a Gesù, con tutte le conseguenze che tale scelta radicale impone.

Perugia
Zenith: 18.45