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di Gordon Brasco

Se non ci fosse Ken Loach dietro alla macchina da presa qualche domanda ce la saremmo fatta. Soprattutto ci saremmo chiesti chi tra gli autori della sceneggiatura si è divertito a scopiazzare «Dirty Dancing» (film cult del 1987, diretto da Emile Ardolino) o ancor prima «Footloose» (film del 1984 diretto da Herbert Ross) e tra…va beh ci siamo capiti. Il ballo qui non è pura rappresentazione artistica, non è cioè un musical dove la performance dell’artista è un po’ fine a se stessa: qui il ballare (e come negli altri film citati sopra) dev’essere inteso come spazio sociale, come affermazione del diritto degli uomini a riunirsi e a condividere la propria vita al di là di quelle che sono le forme canoniche dello stare insieme anche se questo vuol dire mettere a soqquadro lo status quo su cui si basa la vita di una comunità. Non c’è nulla di più rivoluzionario infatti che dimostrare che si può essere un bravo cattolico non solo andando in chiesa ma pure scegliendo di ballare la sera o imparando a disegnare, perché vuol dire che si può essere chi si vuole al di là del controllo che talune forze esercitano su di noi e sul nostro modo di essere e tanto più le persone si emancipano da quel controllo e tanto più diventano libere e…cosa c’è di più pericoloso di una persona libera?

Arcaico centro sociale Il locale di Jimmy Gralton è quindi un arcaico centro sociale che nasce, chiude e poi riapre per insegnare a una comunità ferita (siamo nel 1921 e l’Irlanda è a un passo dalla guerra civile) che le aspirazioni umane sono il bene più prezioso e vanno coltivate un po’ come si farebbe con una pianta di rose. Belle le ricostruzioni storiche e le musiche, meno le performance degli attori, un po’ tutti appiattiti su una recitazione alla «Centovetrine». Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì ma con riserva: Ken Loach questa volta confeziona un filmetto facile facile, dove c’è molta retorica, molti buoni sentimenti e molti scopiazzamenti. I protagonisti ci dimostreranno ancora una volta che si può vincere contro i pregiudizi e contro l’arretratezza culturale di chi vorrebbe che le cose non progredissero mai perché spaventati da quello che le novità possono portare. In realtà le cose nel mondo reale vanno in modo ben diverso e questo film non sarà certo la miccia che innescherà chissà quale rivoluzione nel mondo. Perciò se avete amato i balli di Patrick Swayze e Jennifer Grey o avete applaudito Kevin Bacon contro il reverendo Shaw Moore allora andate al cinema, Ward e soci non vi deluderanno.

Un film di Ken Loach. Con Barry Ward, Simone Kirby, Jim Norton, Andrew Scott, Francis Magee. Titolo originale Jimmy’s Hall. Drammatico, durata 109 min. Gran Bretagna, Irlanda, Francia 2014. Bim.

Trama: Jimmy Gralton, attivista politico irlandese, si è macchiato di una grave colpa, quella di aver fatto costruire una sala da ballo di campagna proprio nel periodo in cui il Paese è sull’orlo della Guerra civile. La Pearse-Connolly Hall diventa per tutti i giovani del posto un luogo di socializzazione, di confronto e di divertimento e quando la voce arriva alle orecchie della Chiesa e della politica la sala da ballo viene chiusa e Jimmy deportato in America. Dieci anni dopo Jimmy torna a casa per occuparsi della madre deciso a condurre una vita tranquilla nonostante il fermento che abita il suo cuore. Incapace di ignorare l’alienazione e l’oppressione culturale che affliggono la comunità, Jimmy prova a reagire e decide di provare con tutte le forse a riaprire la sala da ballo che nel frattempo era stata chiusa e abbandonata…

Perugia
Zenith: 18.00 / 20.15 / 22.30

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.