Quando a ricoverarsi all’ospedale è una persona con disabilità. La segnalazione arriva da Raffaele Goretti, cittadino disabile, già presidente dell’Osservatorio regionale sulla condizione con persona con disabilità e ora alla guida della fondazione Serena – Olivi.
La testimonianza Il racconto è quello di un cittadino sulla sedia a rotella da 40 anni che, nella sua quotidianità, descrive quelle che sono solo alcune delle difficoltà con cui si scontra, in un mondo, come lo stesso Goretti descrive, «che molte volte, se ne infischia dei diritti delle persone con disabilità». Difficoltà che vivono le persone con disabilità che vivono in Italia (dati Istat) sono il 5% della popolazione, quasi il 6% in Umbria pari a circa 50 mila persone comprese tra una età che va da 6 a 80 anni.
L’accoglienza Essere ricoverati passando per il pronto soccorso significa attendere di essere indirizzati verso il reparto di competenza rispetto alla patologia per la quale la persona deve essere curata. «Dopo una breve visita ed accertamenti clinici, vengo indirizzato nel reparto di riferimento – racconta Goretti – . Il reparto è accogliente e il personale molto gentile e professionale, quando si viene a conoscenza della mia condizione, sorgono delle perplessità riferite al fatto che il reparto, ed in particolare i bagni delle camere di degenza, non sono attrezzati per accogliere le necessità di una persona con disabilità (water ad altezze adeguate, maniglioni di sicurezza, doccia con attrezzatura adeguata)». Strumenti che, ricordiamolo, sono garantiti dalle leggi sanitarie vigenti in materia, in un luogo dove una persona con disabilità dovrebbe trovare sicurezza e accoglienza.
Le carenze Inoltre, come spiega ancora Goretti, il reparto dell’ospedale che l’ha ospitato risulta sfornito degli strumenti necessari per alleviare eventuali difficoltà agli spostamenti in sicurezza della persona con disabilità quali sollevatori, letti ad altezze accessibili. A fronte di queste riflessioni, i medici ospedalieri confermano il ricovero e la necessità di iniziare la terapia necessaria, pur tralasciando, come accaduto, la possibilità di esercitare il mio diritto all’autonomia. «Mi chiedo se un qualsiasi cittadino con disabilità in un momento così difficile della propria vita, debba essere costretto a scegliere tra diritto alla salute e diritto all’autonomia e all’indipendenza pur potendo contare sulle sue autonomie, dovendosi confrontare con un ambiente così ostile e non accogliente».
L’appello E poi la richiesta: mettere mano «a questa inqualificabile situazione che in qualsiasi paese civile non sarebbe tollerata realizzando, come peraltro la normativa vigente già prevede, un adeguato servizio igienico dove qualunque persona con disabilità possa trovare i giusti accorgimenti per poter esercitare serenamente ed in sicurezza, le sue prerogative igieniche soprattutto in un luogo dove la sicurezza e l’accoglienza devono essere i cardini essenziali per esercitare il proprio diritto alla salute».
