Un regolamento nato per disciplinare gli aspetti igienico-sanitari del comparto funerario rischia di incidere in modo diretto sull’organizzazione delle imprese e sugli equilibri del mercato. È su questo punto che si concentra la presa di posizione di Anifa nei confronti della Regione Umbria, nell’ambito del nuovo testo in fase di elaborazione.
Il provvedimento, come emerge dai documenti tecnici disponibili, è ancora in lavorazione all’interno di un tavolo regionale. Un elemento che, di fatto, colloca il confronto in una fase preliminare ma già conflittuale, con le associazioni di categoria che contestano l’impostazione del testo circolato.
ALL’INTERNO DELLA PUBBLICAZIONE LA POSIZIONE DI FENIOF
«Si sta forzando il perimetro normativo per imporre scelte che nulla hanno a che vedere con la sanità», afferma Anifa. «Il risultato è un tentativo evidente di spingere il settore verso una standardizzazione industriale, a discapito delle imprese artigiane e della qualità del servizio reso alle famiglie».
Per comprendere la portata delle critiche è necessario partire dal quadro normativo vigente. In Umbria le attività funerarie sono disciplinate da una norma che ddstabilisce che le imprese possano operare solo previa autorizzazione comunale e demanda ai regolamenti regionali e comunali la definizione dei requisiti tecnici e organizzativi.
In base agli atti applicativi attualmente in vigore, i requisiti richiesti alle imprese riguardano principalmente dotazioni minime e condizioni operative: disponibilità di personale formato, mezzi idonei, una sede adeguata e il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Allo stesso tempo, vengono fissati limiti alle pratiche commerciali, come il divieto di intermediazione e di attività in luoghi sensibili come strutture sanitarie. Si tratta, in sostanza, di un sistema che combina controlli pubblici con una relativa libertà organizzativa per le imprese.
Il nuovo regolamento in discussione si inserisce in questo quadro ma, secondo le ricostruzioni contenute nei materiali tecnici di settore – tra cui il documento informativo di Feniof (ottobre 2025) – punta ad aggiornare e rafforzare i requisiti, anche alla luce delle modifiche normative nazionali intervenute negli ultimi anni.
È proprio su questo passaggio che si concentra la contestazione. Secondo Anifa, il testo introdurrebbe o rafforzerebbe requisiti strutturali e organizzativi che andrebbero oltre la semplice tutela igienico-sanitaria, incidendo direttamente sul modello di impresa. «Decine di attività umbre potrebbero essere messe in difficoltà o espulse dal mercato», sostiene l’associazione, che evidenzia come il settore regionale sia composto in larga parte da piccole e medie imprese a carattere artigianale.
In particolare, dalle informazioni disponibili emerge una possibile evoluzione verso standard più stringenti: maggiore strutturazione dei locali destinati alla gestione delle salme, spazi dedicati al commiato, dotazioni tecniche più articolate e requisiti organizzativi più definiti. Un’impostazione che avvicinerebbe le imprese a modelli più complessi e strutturati, con conseguenti costi di adeguamento.
Un altro elemento riguarda i tempi e le modalità di adeguamento per le imprese già attive, che dovrebbero conformarsi ai nuovi requisiti entro termini fissati dal regolamento. Un passaggio che, secondo le associazioni, rischia di avere un impatto selettivo sul mercato, favorendo operatori di dimensioni maggiori.
«Non solo esula dalle competenze sanitarie, ma appare come una scelta politica che favorisce determinati modelli imprenditoriali a scapito di altri», afferma ancora Anifa, che invita la Regione a rivedere l’impostazione del provvedimento. «È necessario riportare il regolamento nel suo ambito naturale, evitando forzature che rischiano di compromettere un intero settore e danneggiare le comunità locali».
La cremazione rappresenta uno degli snodi tecnici che stanno incidendo sulla riscrittura del regolamento. Come emerge dal documento informativo di Feniof (ottobre 2025), il lavoro della Regione Umbria è stato rallentato e in parte riorientato proprio per adeguare il testo alle modifiche intervenute a livello nazionale in materia di pratiche crematorie e semplificazione delle procedure. Le nuove disposizioni statali, infatti, puntano a rendere più snelle le autorizzazioni e a uniformare i comportamenti sul territorio, incidendo su aspetti operativi che riguardano direttamente le imprese funebri, dalla gestione delle volontà del defunto fino alle fasi amministrative successive al decesso. In questo contesto, il regolamento regionale dovrebbe recepire e coordinare tali novità, ma è proprio questo adeguamento che, secondo le associazioni, rischia di tradursi in un ampliamento del perimetro normativo, andando oltre la dimensione strettamente igienico-sanitaria.
