di Fabio Barcaioli – assessore regionale Istruzione e welfare
Ho partecipato a Roma al presidio contro il Piano casa del Governo perché ritengo che il provvedimento approvato dall’Esecutivo non dia risposte adeguate all’emergenza abitativa che coinvolge un numero sempre maggiore di persone.
Mancano le risorse necessarie per recuperare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzabili, viene eliminato il fondo per la morosità incolpevole proprio mentre molte famiglie fanno i conti con l’aumento del costo della vita e le misure previste per ampliare l’offerta abitativa rischiano di non produrre effetti nei territori dove la domanda è più alta.
A fronte di queste criticità, si continua a istituirenuove strutture commissariali senza affrontare il nodo degli investimenti. Una posizione, questa, condivisa oltre che dall’Umbria, anche dalle Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania e Sardegna. La stessa posizione che abbiamo sostenuto in sede di Conferenza Stato-Regioni, dove le amministrazioni guidate dal centrodestra hanno scelto di astenersi pur confrontandosi con difficoltà analoghe a quelle che, ormai da tempo, segnaliamo.
Oggi trovare una casa è diventato sempre più difficile. I canoni di locazione crescono più rapidamente dei redditi, una parte consistente del patrimonio pubblico resta inutilizzato per mancanza di interventi di recupero e molte persone, dai giovani alle famiglie, incontrano ostacoli che fino a pochi anni fa erano meno diffusi. La casa viene sempre più spesso considerata una rendita e perde spazio la sua funzione sociale.
In questo contesto servivano scelte più incisive e risorse adeguate alla dimensione del problema. In Umbria abbiamo scelto di intervenire destinando circa 20 milioni di euro alle politiche abitative, con l’obiettivo di recuperare alloggi, sostenere i nuclei familiari in difficoltà e rafforzare gli strumenti a disposizione dei Comuni.
Il Governo Meloni parla di un investimento da 10 miliardi di euro. Nei fatti, però, il decreto prevede 970 milioni di euro in cinque anni per l’intero Paese. Per l’Umbria questo si traduce in circa 2 milioni di euro nel 2026 e in 11 milioni complessivi nell’arco di tre anni. Una cifra inferiore a quella che la nostra Regione ha deciso di destinare alle politiche abitative nello stesso periodo.
La nostra decisione nasce dalla consapevolezza che l’accesso alla casa incide sulla qualità della vita delle persone, sulle possibilità offerte ai giovani e sulla capacità dei territori di mantenere popolazione, competenze e occupazione. Serve però un impegno nazionale che rimetta al centro l’edilizia residenziale pubblica, perché da sole le Regioni non possono farcela. Continueremo comunque a utilizzare tutti gli strumenti e le risorse a nostra disposizione per dare risposte ai cittadini, alle cittadine e ai territori, facendo fino in fondo la nostra parte.






